La meditazione può sostituire i farmaci per l’ansia?

19 Giugno 2026 di Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Che meditare faccia bene è una convinzione diffusa, e la scienza la supporta almeno in parte. Negli ultimi anni si è parlato molto della meditazione come strumento per ridurre lo stress e l’ansia, tanto che alcuni si chiedono se non possa addirittura sostituire i farmaci.

La risposta non è semplice: dipende dal tipo di disturbo, dalla sua gravità e da molti altri fattori individuali. Ma qualcosa di importante lo sappiamo, e vale la pena raccontarlo con chiarezza, soprattutto alle porte della Giornata Internazionale dello Yoga, il prossimo 21 giugno.

Dottore, quante persone soffrono di disturbi d’ansia?

I disturbi d’ansia sono tra i problemi di salute mentale più diffusi al mondo: nel 2021 ne soffrivano 359 milioni di persone, pari al 4,4% della popolazione mondiale [1]. Nonostante esistano trattamenti efficaci, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che solo circa una persona su quattro con un disturbo d’ansia riceva una cura adeguata [1].

In Italia, come documentato dalla Consensus Conference promossa con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, i trattamenti psicologici per l’ansia sono spesso sottoutilizzati e molti pazienti non vengono intercettati o non ricevono cure appropriate [2].

I disturbi d’ansia non sono tutti uguali: comprendono il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo di panico, la fobia sociale e l’agorafobia, tra gli altri. Per tutti, i trattamenti raccomandati dalle principali linee guida internazionali includono la psicoterapia (in particolare quella cognitivo-comportamentale) e, in alcuni casi, farmaci specifici [1].

Dottore, cosa dice la ricerca sulla meditazione per l’ansia?

Le tecniche di meditazione più studiate in ambito clinico appartengono al programma MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), sviluppato negli anni Settanta negli Stati Uniti. Si tratta di un percorso strutturato di circa 8 settimane, con sessioni di gruppo e pratica quotidiana individuale, lo stesso approccio di cui abbiamo parlato nella scheda “La meditazione riduce il dolore da emicrania?”, dove l’MBSR ha mostrato risultati interessanti anche nella gestione del dolore cronico.

Una revisione sistematica e metanalisi pubblicata su JAMA Internal Medicine ha analizzato i risultati di 47 studi randomizzati e controllati, concludendo che i programmi di meditazione basati sulla consapevolezza producono un effetto moderato sulla riduzione dei sintomi ansiosi [3]. L’effetto è reale, ma non è grande: su una scala standardizzata, la differenza rispetto a non fare nulla equivale a un miglioramento parziale, non a una guarigione.

Uno studio più recente, pubblicato su JAMA Psychiatry nel 2023, ha confrontato direttamente l’MBSR con un farmaco comunemente usato per i disturbi d’ansia in 276 adulti con diagnosi di ansia generalizzata, disturbo di panico o fobia sociale. Dopo otto settimane, i miglioramenti nei due gruppi erano statisticamente equivalenti [4]. Gli effetti indesiderati, però, erano molto diversi: quasi il 79% dei partecipanti trattati con il farmaco ha riferito effetti collaterali come nausea, mal di testa o affaticamento, contro il 15% del gruppo che ha praticato la meditazione [4]. Questo è un risultato interessante, ma va letto con cautela: si tratta di un singolo studio, condotto su un campione selezionato e in un contesto controllato, lontano dalla pratica clinica quotidiana.

meditazione mindfulness

Dottore, allora posso smettere di prendere i farmaci e meditare?

No, non è questo che la ricerca suggerisce. I risultati appena citati non significano che la meditazione funzioni per tutti, né che possa sostituire in ogni caso un trattamento prescritto da un medico. Innanzitutto, gli studi più promettenti riguardano forme moderate di ansia: per i disturbi più gravi, le prove a favore della sola meditazione sono ancora insufficienti.

In secondo luogo, la meditazione richiede un impegno considerevole: nel programma MBSR, i partecipanti svolgono sessioni da due ore e mezza a settimana più 45 minuti di pratica autonoma ogni giorno. Non tutti riescono a mantenere questa disciplina, e l’efficacia dipende molto dal tempo realmente dedicato alla pratica [4].

Va anche considerato che la meditazione, pur essendo generalmente sicura, non è priva di rischi. Una revisione sistematica pubblicata su Acta Psychiatrica Scandinavica ha stimato che circa l’8% delle persone che meditano può sperimentare effetti indesiderati, tra cui ansia, sintomi depressivi o anomalie cognitive come difficoltà di pensiero e disorientamento [5]. Questi effetti possono comparire anche in persone senza una storia pregressa di disturbi mentali, il che rende importante iniziare qualsiasi pratica meditativa strutturata con il supporto di un professionista qualificato e in accordo con il proprio medico di medicina generale o specialista.

Dottore, la meditazione può comunque essere utile?

Sì, come strumento di supporto e non di sostituzione. Le prove disponibili indicano che la meditazione può “affiancare” i trattamenti convenzionali, contribuendo a ridurre i sintomi ansiosi, migliorare la qualità della vita e aiutare a gestire lo stress quotidiano. Un ragionamento analogo vale per lo yoga in ambito oncologico, come abbiamo visto nella scheda “Lo yoga aiuta chi sta affrontando un tumore?”: anche in quel caso le prove supportano il suo utilizzo come pratica complementare, non sostitutiva delle terapie convenzionali.

La Consensus Conference promossa con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità ha ribadito che i trattamenti psicologici efficaci per l’ansia, tra cui anche approcci basati sulla consapevolezza, sono spesso sottoutilizzati in Italia, anche per difficoltà di accesso [2]. Chi soffre di ansia farebbe bene a parlarne prima di tutto con il proprio medico di medicina generale, che può aiutare a valutare la situazione, escludere cause fisiche e orientare verso il percorso più adatto, che sia psicoterapia, farmaci, tecniche di meditazione strutturate o una combinazione di questi.

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Autore Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Benedetta Ferrucci lavora dal 2001 come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove si occupa di tradurre informazioni scientifiche in contenuti chiari e accessibili per siti di informazione medica, riviste online e progetti di formazione a distanza per professionisti sanitari.
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