La perdita di massa muscolare è un problema per tutti gli anziani?

17 Giugno 2026 di Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Con l’età, i muscoli si indeboliscono; è un declino naturale, ma può diventare cronico e invalidante. In questo caso, si potrebbe trattare di sarcopenia, una malattia silenziosa e spesso ignorata. Si stima, infatti, che solo in Italia almeno nove milioni di persone, non solo anziane, ne soffrano senza saperlo [1].

Se la diagnosi di questa patologia non è sempre facile e immediata, è però necessario riconoscerne i sintomi precoci. Quali sono i segnali da non sottovalutare e come prevenirla?

Dottore, perché la perdita di massa muscolare è preoccupante?

Perdere massa muscolare è un processo fisiologico che interessa tutti, uomini e donne, e che si verifica invecchiando. È un fenomeno progressivo, che si manifesta in modi e tempi diversi: dipende dallo stile di vita, dallo stato di salute, dai cambiamenti ormonali. La massa muscolare comincia a calare già tra i 30 e i 40 anni, ma dopo i 65 accelera quando alcune funzioni dell’organismo cambiano; per esempio, rallenta il metabolismo e si è più soggetti all’aumento di peso e alla perdita di funzionalità delle ossa.

Tra le conseguenze di questo indebolimento muscolare ci sono la perdita di autonomia e un aumentato rischio di fragilità, che in età avanzata possono portare a invalidità e a patologie per molti organi. Questo declino si può contrastare, agendo sui fattori modificabili, come l’attività fisica, l’alimentazione, l’attenzione allo stato di salute, evitando così che la diminuzione della forza e delle funzioni dei muscoli diventi sarcopenia [3].

Cos’è la sarcopenia?

Anziana con dolore e debolezza al braccio, possibile segnale di perdita di forza muscolare associata a sarcopenia e invecchiamento.La sarcopenia è una malattia muscolare che comporta la graduale riduzione sia della massa che della forza muscolare e, di conseguenza, di funzionalità, cioè della capacità di compiere attività quotidiane in autonomia e sicurezza. Nella maggior parte dei casi è legata semplicemente all’avanzare dell’età. Poiché si manifesta in modo molto variabile da persona a persona, non è sempre facile identificarla in fase precoce.

Spesso questa malattia emerge in uno stato di salute compromesso su più fronti e con un’ampia varietà di sintomi. Tra questi [2,4]:

  • debolezza muscolare;
  • perdita di resistenza ed equilibrio;
  • difficoltà a camminare a passo svelto o a fare le scale;
  • diminuzione delle dimensioni dei muscoli (atrofia muscolare);

Sono condizioni che compromettono man mano la mobilità e la capacità di svolgere attività semplici in autonomia; aumenta inoltre il rischio di cadute, traumi e fratture. Nei casi più gravi si può rischiare la disabilità e un aumento della mortalità [2,4].

Quali sono le cause della sarcopenia?

Operatore sanitario assiste una persona anziana con difficoltà di movimento, conseguenza della perdita di massa muscolare e della fragilità legata all’età.La sarcopenia può essere legata esclusivamente all’età (forma primaria) oppure è la conseguenza di una o più patologie [2,4,5]. In questo caso, cioè nella sarcopenia secondaria, conta lo stile di vita fin dall’età dello sviluppo. In particolare, sono nocivi la sedentarietà, la dieta non equilibrata, le malattie croniche e alcuni farmaci [1,2,4].

Altre sindromi possono comprendere la sarcopenia nel quadro clinico o sovrapporsi a essa [4]:

  • cachessia: perdita di massa muscolare causata da tumori, cardiopatie, malattie respiratorie, renali;
  • fragilità (intesa come sindrome geriatrica): si manifesta con perdita di peso involontaria, debolezza, scarsa mobilità e difficoltà psicologiche e sociali;
  • obesità sarcopenica: condizione, che può interessare anche soggetti giovani, in cui mentre si riduce la massa magra, aumenta quella grassa.

Inoltre, i soggetti colpiti da debolezza muscolare sono a rischio di osteoporosi, e più esposti al rischio di disfagia [5]. Quest’ultima merita un’attenzione particolare: la sarcopenia indebolisce anche i muscoli coinvolti nella deglutizione, rendendo difficile mangiare in modo adeguato; questo porta a ridurre l’apporto di proteine e calorie, aggravando a sua volta la perdita muscolare. Si tratta di un circolo vizioso che richiede una diagnosi precoce e un approccio multidisciplinare [6].

Chi sono i soggetti più a rischio?

Questa condizione, sebbene frequente, può restare a lungo sommersa e non diagnosticata. Prima ancora di avvertire i sintomi, quindi, è bene considerare i fattori di rischio.

Secondo i dati più aggiornati, rispetto alla popolazione generale, la prevalenza della sarcopenia è elevata nelle persone affette da diabete (18 per cento) e fino al 70 per cento nei pazienti oncologici. In questo caso, la malattia influisce negativamente anche sulle terapie [5].

In generale, ne sono colpiti soprattutto i lungodegenti e gli anziani ricoverati in strutture geriatriche: l’ospedalizzazione accelera la perdita di tessuto muscolare e di forza [1].

Dottore, la perdita di massa muscolare si può prevenire?

Uomini e donne anziani svolgono allenamento con pesi leggeri per mantenere massa muscolare, equilibrio e autonomia in età avanzata.Le linee guida internazionali suggeriscono, pur su basi di evidenza ancora limitate, che le persone con più di 65 anni si sottopongano a uno screening per la sarcopenia ogni anno [7]. Esistono, infatti, appositi test per misurare la forza dei muscoli e la capacità di camminare, muoversi, esercitare una presa, oltre ad analisi radiografiche per valutare la massa muscolare e la salute delle ossa [3,4].

In caso di diagnosi precoce (cioè quando i sintomi sono lievi e poco frequenti) e nei soggetti a rischio si può agire per rallentare il declino muscolare. Il medico potrà quindi consigliare un’alimentazione e un allenamento specifici e, in alcuni casi, una terapia farmacologica oppure esercizi di riabilitazione, quando alcune funzioni sono già compromesse [3,5].

Occorre segnalare che le linee guida internazionali non raccomandano l’integrazione di vitamina D come trattamento specifico della sarcopenia, per insufficienza di prove [7] (lo avevamo già segnalato nella scheda “La vitamina D aiuta a prevenire le fratture?”).

Per quanto riguarda l’alimentazione, le stesse linee guida suggeriscono di valutare un apporto proteico adeguato o un’integrazione proteica, da stabilire caso per caso con il proprio medico [7].

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Autore Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Maria Frega è sociologa, specializzata in comunicazione, e scrittrice. Si occupa di scienza, innovazione e sostenibilità per un'agenzia di stampa e altri media. Sugli stessi temi cura contenuti per testi scolastici e organizza eventi di divulgazione con associazioni ed enti pubblici. È inoltre editor di saggistica e tiene corsi di scrittura anche nelle scuole e in carcere. I suoi ultimi libri sono Prossimi umani e Filosofia per i prossimi umani, con Francesco De Filippo per Giunti Editore.
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