La vaccinazione antinfluenzale può provocare l’influenza?

14 Febbraio 2018 di Roberta Villa

Da dove nasce questa idea?

Alcuni vaccini sono costituiti da virus vivi e attenuati che stimolano la risposta del sistema immunitario provocando una forma molto leggera, di solito asintomatica e non infettiva, della malattia da cui devono proteggere. È questo il caso per esempio dei vaccini contro morbillo, parotite e rosolia, che per questo possono provocare un rialzo della temperatura e, talvolta, una leggera eruzione cutanea.

Come spesso accade quando si parla di vaccini, è facile però fare di tutta l’erba un fascio, pensando che questo meccanismo d’azione sia comune a tutti. Non è così. La maggior parte dei vaccini è costituito da agenti infettivi uccisi, e quindi incapaci di provocare la malattia, o addirittura soltanto da quelle componenti degli agenti infettivi stessi che sono riconosciute dalle difese dell’organismo e che le inducono a reagire, i cosiddetti antigeni.

Che cosa la smentisce?

I vaccini antinfluenzali abitualmente somministrati in Italia sono di vario tipo (split, a subunità, adiuvato, intradermico), ma tutti costituiti da particelle di virus inattivati. Non contengono virus interi, e per definizione non possono quindi provocare l’infezione.

C’è un solo vaccino antinfluenzale a virus vivo e attenuato, somministrato sotto forma di spray nasale. I suoi effetti collaterali più comuni possono richiamare i sintomi dell’influenza, ma in genere, a differenza di questi, sono lievi e si risolvono in fretta. Inoltre, pur essendo autorizzato al commercio in Italia, per la sua scarsa efficacia è usato molto di rado e non è in genere raccomandato.

Perché ci si crede?

Queste informazioni si possono scontrare con l’esperienza personale di chi, dopo essersi vaccinato, ha manifestato i sintomi dell’influenza. Ciò può verificarsi per varie ragioni. Un leggero rialzo febbrile e un po’ di malessere possono essere normali effetti collaterali del vaccino, dovuti alla risposta in atto da parte del sistema immunitario.

Quando invece la sintomatologia è più marcata è molto probabile che, in concomitanza con la vaccinazione, che viene effettuata in autunno, l’individuo abbia contratto uno dei tanti virus simil-influenzali che provocano tosse e raffreddore, con o senza febbre, di variabile intensità.

Infine, proprio per l’ampia diffusione dei virus influenzali e la facilità con cui li si può prendere fin dall’inizio della stagione, è verosimile che il paziente manifesti i segni di una vera e propria influenza presa nei giorni precedenti o immediatamente successivi alla vaccinazione, prima cioè che questa potesse fare effetto.

Inoltre, non bisogna dimenticare che l’efficacia dei vaccini antinfluenzali è limitata, soprattutto nelle persone anziane a cui, per questa ragione, viene raccomandato il prodotto adiuvato, che stimola di più il sistema immunitario. È possibile quindi che una persona prenda l’influenza nonostante la vaccinazione, ma mai a causa di questa.

In conclusione, il vaccino antinfluenzale è sicuro?

I vaccini antinfluenzali finora disponibili hanno molti limiti, che stanno spingendo i ricercatori di tutto il mondo a trovarne di nuovi: oltre a dover essere ripetuti tutti gli anni, talvolta anche così non riescono a essere perfettamente mirati contro i ceppi circolanti; hanno un’efficacia limitata, nel senso che riescono a proteggere dall’infezione solo una parte della popolazione vaccinata (anche se in genere, se una persona si ammala ugualmente, tende ad avere una forma più leggera e rischia meno complicazioni); sono poco efficaci proprio negli anziani, a cui servirebbero di più, nonostante l’aggiunta di adiuvanti.

Si possono quindi rimproverare loro molti difetti, ma non quello di provocare la malattia, perché ciò sarebbe biologicamente impossibile.

Roberta Villa

Autore Roberta Villa

Laureata in Medicina e giornalista, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online. Per l’agenzia di giornalismo scientifico Zadig ha preso parte a progetti europei (TELL ME, ASSET), nel corso dei quali ha approfondito il tema delle vaccinazioni, come caso tipico di interazione tra scienza e società in cui è fondamentale il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news. Nel 2014, insieme con Antonino Michienzi, ha pubblicato un e-book inchiesta sul caso Stamina, dal titolo “Acqua sporca”, e nel 2017 il libro “Vaccini. Il diritto di non avere paura”, distribuito con il Corriere della Sera. Da qualche mese ha aperto un canale YouTube in cui, partendo dai vaccini, sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione, anche partendo dalla sua esperienza personale di madre di sei figli.
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