Le vaccinazioni riguardano solo i bambini?

14 Febbraio 2018 di Roberta Villa

Da dove nasce questa idea?

La maggior parte delle vaccinazioni più importanti viene effettuata nei primi mesi e anni di vita del bambino, in modo da proteggerlo dalle minacce infettive che possono talvolta essere maggiormente pericolose in più tenera età. Malattie gravi come la meningite da Haemophilus influenzae, per esempio, si verificano molto raramente in età adulta, a meno che non intervenga un importante calo delle difese immunitarie.

Molte vaccinazioni poi, una volta effettuate nelle dosi richieste e con i richiami necessari in età infantile, conferiscono un’immunità permanente, per cui non devono essere ripetute da grandi. Questo porta tante persone a credere che le vaccinazioni siano una misura preventiva importante solo per i più piccoli.

Che cosa la smentisce?

Come ha ben sottolineato il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019, ci sono invece vaccinazioni importanti in tutte le fasi della vita.

A quale fascia d’età è consigliato il vaccino antinfluenzale?

Per ora in Italia è offerta gratuitamente ad alcune categorie di persone considerate a rischio per condizioni di salute, a quelle che svolgono attività di particolare valenza sociale e alle donne al secondo o terzo trimestre di gravidanza, oltre che a tutti gli individui dai 65 anni in su, indipendentemente dalla presenza di particolari fattori di rischio. Lo stesso Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale auspica tuttavia che questa copertura si possa presto estendere ai 50 anni di età, e molti esperti ritengono che sia giunto anche da noi il momento di raccomandarla anche a tutti i bambini sani, come già avviene in altri paesi.

In ogni caso, chiunque desideri ridurre il proprio rischio di ammalarsi, considerata anche la diffusione dell’infezione nella stagione invernale, può facilmente acquistare il vaccino in farmacia e farselo somministrare dal proprio medico.

A quale fascia d’età è consigliato il vaccino MPR o MPRV?

Chi non ha fatto la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia (MPR) da bambino, oppure ne ha ricevuta una sola dose, è ancora in tempo per proteggersi. Il fatto di avere avuto nel frattempo una o più di queste malattie non rappresenta una controindicazione: il vaccino andrà solo a risvegliare le difese già acquisite, come se si venisse a contatto con una persona contagiosa.

Se negli anni precedenti non si è fatta la varicella né ci si è sottoposti alla corrispondente vaccinazione, si può optare anche per il vaccino quadrivalente (MPRV), oppure ricorrere a quello singolo contro la varicella se si sono fatte entrambe le dosi di MPR.

A quale fascia d’età è consigliato il vaccino contro il papilloma virus?

I preadolescenti di entrambi i sessi sono invitati a sottoporsi alla vaccinazione contro il papillomavirus, che, attraverso la prevenzione dell’infezione, li proteggerà anche dai tumori provocati da alcuni ceppi di questi virus. In questo caso la vaccinazione non viene eseguita prima, in età infantile, affinché l’effetto non svanisca prima dell’inizio dell’attività sessuale, quando si concretizza il rischio di contagio. Viceversa, la vaccinazione risulta meno efficace quando si sono già avuti contatti di tipo sessuale, anche se non rapporti completi, dal momento che il contagio può avvenire anche dal contatto tra la pelle delle aree genitali.

L’efficacia si riduce nelle persone che hanno già avuto contatti sessuali perché c’è un’alta probabilità che queste abbiano già incontrato il virus. Esistono infatti moltissimi ceppi di HPV, assai comuni, per cui la stragrande maggioranza delle persone sessualmente attive viene a contatto con questi virus nel corso della vita. La vaccinazione, come strumento di prevenzione, non può quindi agire contro un’infezione già in atto, ma può comunque proteggere contro altri eventuali sierotipi che la persona non avesse ancora incontrato.

Il Piano Nazionale di Prevenzione vaccinale italiano prevede che la raccomandazione ai tredicenni sia integrata da un’offerta che si estende fino alle ragazze di 25 anni e agli uomini che fanno sesso con altri uomini.

Negli Stati Uniti la vaccinazione è raccomandata fino a 26 anni per categorie considerate a maggior rischio di infezione (uomini che fanno o hanno intenzione di fare sesso con altri uomini, individui transgender, pazienti immunocompromessi).

È bene ricordare che per garantire la protezione dopo i 13-14 anni occorrono tre dosi di vaccino invece che due.

A quale fascia d’età è consigliato il vaccino contro la meningite meningococcica?

Agli adolescenti tra i 12 e i 18 anni è raccomandato e offerto gratuitamente in Italia il vaccino tetravalente coniugato che protegge da meningite A, C, Y e W (ACYW135), consigliato anche quando questo, o il vaccino singolo contro la meningite C, siano già stati eseguiti durante l’infanzia. La protezione infatti tende a ridursi nel tempo.

La strategia adottata in Italia nei confronti del meningococco B invece limita per il momento l’offerta attiva e gratuita del vaccino ai bambini piccoli, in quattro dosi nei primi due anni di vita. Ciò non toglie che in futuro la vaccinazione non possa essere estesa ai più grandi non vaccinati, o che non si possa più in là verificare la necessità di un richiamo per conservare la protezione anche nei più giovani.

Già oggi, comunque, chi desidera, anche al di fuori di queste fasce di età, può eseguire a proprie spese o in co-pagamento entrambe le vaccinazioni.

A quale fascia d’età è richiesto un richiamo del vaccino tetravalente contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite?

Gli adolescenti devono sottoporsi a una vaccinazione tetravalente contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite nella formulazione per adulti (DTPaIPV).

Oltre a mantenere alta la protezione contro il possibile ritorno di difterite e poliomielite nel nostro paese, questa vaccinazione è importante per proteggere i ragazzi dal rischio del tetano a cui potrebbero andare incontro in caso di incidenti anche banali, per esempio per strada, giocando o facendo sport. Inoltre serve a rinforzare l’immunità contro la pertosse, che tende a svanire nel tempo, a tutela loro e di eventuali bambini piccoli con cui dovessero venire a contatto, per i quali l’infezione può essere molto pericolosa soprattutto nelle prime settimane di vita.

Quali richiami sono consigliati in età adulta?

Per le stesse ragioni di protezione personale e, soprattutto per la pertosse, dei bambini con cui si può entrare in contatto, un richiamo contro tetano, difterite e pertosse con dTpa va poi ripetuto ogni dieci anni per tutta l’età adulta.

Inoltre, anche per gli adulti valgono le considerazioni fatte per gli adolescenti riguardo alla vaccinazione contro morbillo, parotite, rosolia e varicella, malattie che possono essere contratte anche in età matura con conseguenze gravi.

Mentre la maggior parte degli ultracinquantenni è immune nei confronti di queste malattie, per averle fatte da bambini, tra i giovani adulti si sono create sacche di persone che non sono immuni e in cui il rischio di ammalarsi e diffondere il contagio è più alto.

Se quindi non si ha un ricordo certo di aver già contratto tutte e quattro queste infezioni o di aver ricevuto due dosi di vaccino, è bene sottoporsi alla vaccinazione trivalente MPR e/o a quella per la varicella. In particolare, si raccomanda la vaccinazione a persone con una serie di condizioni patologiche che ne indeboliscono le difese e ai loro familiari.

E per le donne in gravidanza?

In previsione di una possibile gravidanza, tutte le donne che non sono certe di essere immuni contro morbillo, parotite, rosolia e varicella dovrebbero essere vaccinate per evitare malformazioni al feto e complicazioni nella madre e nel nascituro. Queste vaccinazioni, costituite da virus vivi e attenuati, sono invece controindicate quando la gravidanza è già iniziata, sebbene il Comitato per i medicinali a uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ritenga che la somministrazione involontaria, quando la donna ancora non sa di essere incinta, non debba rappresentare un’indicazione a interrompere la gravidanza stessa.

Dopo la vaccinazione (due dosi a distanza di almeno quattro settimane l’una dall’altra), la donna deve comunque evitare la gravidanza per almeno altre quattro settimane.

Durante il secondo o terzo trimestre di gravidanza è importante sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale per evitare le complicazioni della malattia, che possono essere più comuni nelle gestanti, e per proteggere il nascituro, soprattutto se il parto è previsto durante la stagione invernale.

La pertosse è una malattia comune che può mettere a rischio la vita del neonato nelle prime settimane dalla nascita. L’immunità ottenuta in passato dalla madre, con la malattia o la vaccinazione, non è sufficiente a proteggerlo, mentre la vaccinazione nelle ultime settimane di gravidanza si è dimostrata sicura e in grado di fornire al nascituro una dose di anticorpi sufficiente a difenderlo fino a quando comincerà a sviluppare una propria immunità grazie alle vaccinazioni effettuate a partire dal terzo mese di vita. Occorrono infatti tre dosi prima che la maggioranza dei vaccinati risulti immune.

E per le persone dai 65 anni in su?

Oltre alla vaccinazione antinfluenzale, e indipendentemente dalle loro condizioni di salute, agli ultrasessantacinquenni sono raccomandate altre due vaccinazioni.

La vaccinazione antipneumococcica protegge da polmoniti e altre infezioni invasive tipiche dell’età matura. Per avere la massima efficacia va effettuata facendo seguire alla somministrazione del vaccino pneumococcico coniugato una dose di vaccino polisaccaridico (PCV+PPSV). Diversamente dalla vaccinazione antinfluenzale, che va ripetuta a ogni inizio di stagione, quella antipneumococcica va fatta una sola volta nella vita, in qualunque periodo dell’anno (anche, ma non necessariamente, in concomitanza con l’antinfluenzale stessa). Anche questa vaccinazione, come le altre comprese nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, è ora offerta gratuitamente per questa fascia di età. 

La vaccinazione anti-herpes zoster, fatta una sola volta nella vita, è in grado di ridurre di circa il 65% i casi di nevralgia post-erpetica, una condizione dolorosa e debilitante nota come fuoco di Sant’Antonio causata dalla riattivazione del virus della varicella zoster, in genere contratta durante l’infanzia. Anche questa vaccinazione, come le altre comprese nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, è ora offerta gratuitamente per questa fascia di età.

Esistono situazioni a rischio per cui si consigliano vaccinazioni particolari?

Esistono poi altre vaccinazioni raccomandate agli adulti sulla base di rischi particolari, legati alla loro professione (per esempio l’antitubercolare), alla zona di residenza (per esempio quella contro l’encefalite da zecche) o a viaggi in zone endemiche per particolari malattie (per esempio quella contro la febbre gialla).

In conclusione, le vaccinazioni sono raccomandate solo ai bambini?

In ogni età della vita ci sono vaccinazioni importanti che possono ridurre il nostro rischio di contrarre malattie gravi o fastidiose. È bene parlare con il proprio medico per definire insieme quali fare, e quando.

Roberta Villa

Autore Roberta Villa

Medico e giornalista, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online. Per l’agenzia di giornalismo scientifico Zadig ha preso parte a progetti europei (TELL ME, ASSET), nel corso dei quali ha approfondito il tema delle vaccinazioni, come caso tipico di interazione tra scienza e società in cui è fondamentale il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news. Nel 2014, insieme con Antonino Michienzi, ha pubblicato un e-book inchiesta sul caso Stamina, dal titolo “Acqua sporca”, e nel 2017 il libro “Vaccini. Il diritto di non avere paura”, distribuito con il Corriere della Sera. Da qualche mese ha aperto un canale YouTube in cui, partendo dai vaccini, sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione, anche partendo dalla sua esperienza personale di madre di sei figli.
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