Il burro chiarificato nel caffè fa dimagrire?

19 Giugno 2020 di Giada Savini (Pensiero Scientifico Editore)

Da qualche anno ha preso piede una nuova tendenza che vede protagonisti burro e caffè, uniti in una miscela dalle decantate proprietà dimagranti. Il “Bulletproof coffee”, letteralmente “il caffè antiproiettile”, è una ricetta a base di caffè biologico, burro chiarificato e olio di cocco. Viene spesso consumato come prima colazione per saziare fino all’ora di pranzo, riducendo così la tentazione degli spuntini.

Com’è nata questa idea?

Sono anni che se ne parla e, probabilmente, l’origine è nel viaggio in Tibet di qualche personaggio capace di dettare le mode. Da quelle parti, infatti, è possibile assaggiare il tè al burro di yak chiamato “Bò Cha” che, oltre ad essere bevuto dagli abitanti locali, viene utilizzato dagli amanti del trekking per avere maggiore concentrazione ed energia durante le scalate [1].

Una specie di “colazione dei campioni”?

Tutt’altro, secondo Joan Salge Blake, nutrizionista che insegna alla Harvard University e autrice di un libro acclamato: “Nutrition and you” [2]. Ne ha parlato a suo tempo anche un quotidiano importante come il New York Times [3].

Quali sarebbero i benefici millantati dal caffè a prova di proiettile?

Il prodotto viene pubblicizzato sostenendo che il suo consumo garantirebbe una maggiore lucidità mentale, e un’energia costante e duratura. Oltre, come abbiamo detto, a indurre un senso di sazietà che potrebbe portare alla perdita di peso.

Solo per curiosità: ma come si dovrebbe preparare questa bevanda?

La ricetta consiste nel miscelare in un frullatore per circa 20 secondi i seguenti ingredienti: una tazza doppia di caffè espresso ottenuto da chicchi, meglio se da un’unica piantagione, tostati a bassa temperatura e coltivati biologicamente; un cucchiaio di olio di cocco o di olio MCT (l’acronimo sta per Medium Chain Triglycerides: in italiano, acidi grassi a catena media); un cucchiaio di burro biologico non salato, chiarificato, proveniente da mucche allevate a pascolo e alimentate con sola erba.

Caspita: complicato eh?

“La dieta propone i prodotti biologici, che non c’entrano nulla” spiega a Dottore ma è vero che Giacinto Miggiano, direttore dell’Unità di Nutrizione clinica del Policlinico Gemelli IRCCS di Roma. “È tutta una costruzione basata su fake news. Siccome non è facile prepararlo a casa, ti costringono a comprare un prodotto a marchio registrato”.

D’accordo, ma almeno fa dimagrire?

“La prima bufala è già nel nome: non fa bene proprio per niente” afferma Miggiano, autore di un libro recente proprio dedicato alle bufale alimentari [4]. “Fa benissimo la pausa caffè, ma non il caffè proposto. In parole povere, non sono grassi buoni, ma soprattutto non aiuta a smaltire quelli cattivi. Già nel burro ce n’è poca di acqua, in realtà la ricetta lo renderebbe ancora più lipidico (e quindi più cremoso) togliendo acqua e proteine (contenute nella caseina). Salutare non è per nulla, visto che contiene il 60% di grassi saturi. Come la storia dello zucchero di canna e dello zucchero raffinato, anche in questo caso le differenze tra i due tipi di burro sono minime. Quella proposta è una soluzione completamente squilibrata sia dal punto di vista biologico, sia perché combatte la prima regola dell’alimentazione: quella della varietà dei principi nutritivi. In questo caso di vitamine e minerali non si parla proprio in tutto l’arco della mattinata, visto che si tratta di lipidi”.

Quindi possiamo dire che fa male?

“Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che usare questa miscela crei danni all’organismo” spiega Miggiano. Ma consideriamo la questione degli acidi grassi. “Viene definito un alimento salutare perché contiene il 60% di grassi saturi, definiti da chi ne fa uso come «grassi che il corpo non immagazzina ma che usa quotidianamente per creare energia». Niente di più falso. I grassi saturi, lo ricordiamo, sono contenuti negli alimenti che tendenzialmente nutrizionisti e dietologi consigliano di consumare con grande moderazione nei piani alimentari (ad esempio carni grasse e latticini, ma anche olio di cocco, di cotone, di palma contenuti in alimenti confezionati). Perché gli effetti sulla salute sono dannosi. Infatti, insieme ad alti livelli di colesterolo, una dieta ricca di acidi grassi saturi aumenta l’incidenza di alcune malattie cardiovascolari, soprattutto la cardiopatia ischemica e di conseguenza l’angina pectoris, l’infarto miocardico e l’ictus”.

Anche l’olio di cocco, che prima ha citato?

“L’olio di cocco contiene acidi grassi a catena media che entrano direttamente nel flusso sanguigno. Anziché essere immagazzinati come grassi, producono immediata energia e aiutano a neutralizzare la grelina, ormone della fame, e ad aumentare la leptina, ormone che segnala al cervello quando siamo sazi. È un alimento che può essere consumato con moderazione e non influisce negativamente sui livelli di colesterolo. Tuttavia, il suo utilizzo nella dieta deve essere tenuto sotto controllo. Viene usato in supporto ad alcune terapie. Alcuni studi avrebbero dimostrato come questi grassi possano essere d’aiuto nel favorire il consumo delle calorie in eccesso, la metabolizzazione dei grassi e la riduzione dell’appetito, promuovendo il dimagrimento. Si tratta tuttavia di deboli evidenze, smentite da altri studi”. Insomma, non sarà il “veleno” come lo ha giudicato Karen Michels, ricercatrice della Harvard school of public health, ma proprio salutare l’olio di cocco non dev’essere [5].

Autore Giada Savini (Pensiero Scientifico Editore)

Giada Savini è Web content editor in ambito medico-scientifico. Dopo gli studi classici e dopo aver collaborato con Medici Senza Frontiere onlus, ha abbracciato la carriera editoriale. Collabora con Il Pensiero Scientifico Editore, dove si occupa di medicina, salute e scienza.
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