Per sapere se ho la Covid-19 posso misurare l’ossigenazione del sangue con una app?

17 Giugno 2020 di Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Da quando è scoppiata la pandemia da Covid-19, i saturimetri, strumenti che servono a misurare la quantità di ossigeno nel sangue, stanno andando a ruba. Nelle farmacie sono quasi introvabili e i prezzi stanno salendo vertiginosamente. Per questo diverse compagnie telefoniche hanno sviluppato delle app che permetterebbero di misurare la quantità di ossigeno nel sangue semplicemente usando una telecamera. Ma le app sono efficaci? La risposta è no. Non ci sono prove, infatti, che le app degli smartphone siano accurate nella misurazione della saturazione di ossigeno nel sangue: i risultati non devono essere considerati attendibili nella valutazione clinica dei pazienti.

Dottore, come funziona un saturimetro?

Un saturimetro, chiamato anche pulsossimetro, serve a misurare la quantità di ossigeno che si ha nel sangue. È essenziale, quindi, per valutare il grado di funzionalità respiratoria di un individuo. Per questo è utile alle persone che soffrono di malattie respiratorie, dall’asma alla bronchite cronica, dalle polmoniti alla bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). La facilità di utilizzo, associata al fatto che si tratta di uno strumento non invasivo e indolore, ne ha esteso l‘utilizzo anche domiciliare. Anche in situazioni di emergenza, però, può essere utile, permettendo ai medici di intervenire immediatamente se l’ossigeno scende al di sotto dei livelli di sicurezza.

Il saturimetro somiglia a una “molletta” corredata da un display e si applica al dito o al lobo dell’orecchio (due punti in cui la circolazione del sangue è superficiale). In entrambi i casi, la parte è a contatto da un lato con una sonda luminosa e dall‘altro con un rilevatore, che tramite il display mostra i valori rilevati. La sonda emette radiazioni luminose che, dopo aver attraversato il dito, vengono assorbite dall‘emoglobina, la proteina deputata al trasporto dell‘ossigeno dai polmoni ai tessuti. In questo passaggio, la luce viene assorbita dall‘emoglobina in maniera diversa:

• L’emoglobina legata all‘ossigeno assorbe soprattutto la luce infrarossa.
• L’emoglobina non legata all’ossigeno assorbe soprattutto la luce rossa.

Lo strumento calcola la saturazione di ossigeno sfruttando questa differenza di assorbimento di luce da parte delle due diverse forme di emoglobina. Grazie alla differenza di assorbimento delle radiazioni luminose, il pulsossimetro è in grado di calcolare la saturazione di ossigeno nel sangue, ossia la percentuale di ossigeno legato all‘emoglobina.
Se si è in salute, la saturazione ha un valore compreso tra il 95% e il 100%. Al contrario, valori inferiori segnalano che c‘è una ridotta presenza di ossigeno nel sangue [1,2].

Dottore, se ho la Covid-19 un saturimetro può essere utile?

In questo periodo di crisi sanitaria, in presenza di sintomi quali febbre, tosse e mancanza di respiro può essere utile avere un saturimetro in casa per monitorare l’ossigenazione. Data la difficoltà a reperirne uno, però, si raccomanda di acquistarlo solo in presenza di sintomi, per non impedire di reperirlo alle persone che ne hanno davvero bisogno. La situazione di emergenza in cui ci troviamo, infatti, richiede di gestire i pazienti avendo il minor contatto possibile e mettere i malati in condizione di monitorare autonomamente la propria salute può rivelarsi molto utile.

Diversi studi hanno mostrato l’importanza di monitorare l’ossigenazione del sangue nei pazienti con Covid-19, poiché la carenza di ossigeno è un segnale di allarme di una polmonite grave [3]. Guido Bertolini, capo del Laboratorio di Epidemiologia Clinica dell‘Istituto Mario Negri di Bergamo, ha spiegato l’importanza della tempestività del trattamento nel decidere il destino del decorso della malattia. Più è pronta la risposta, migliore è il decorso. “Sappiamo che la polmonite da Covid-19 porta a una diminuzione del livello di ossigeno nel sangue, senza che il paziente se ne renda conto finché non è tardi. Per questo la nostra idea” afferma Bertolini “è di munire i pazienti che si presentano in pronto soccorso, ma non necessitano di essere ricoverati, di un saturimetro che consenta loro di tenere monitorato l‘andamento della saturazione una volta a casa. In caso di abbassamento al di sotto della soglia 95-100%, i pazienti possono chiamare le autorità sanitarie” [4].

Dottore, perché le app non funzionano?

Diverse società di software hanno sviluppato app per smartphone per misurare la saturazione di ossigeno, sottolineandone l’accuratezza. Anche in questo caso, però, non sono affidabili. Come detto, la misurazione dell’ossigeno nel sangue con un pulsossimetro si basa sul fatto che le radiazioni luminose risultano differenti a seconda della quantità di ossigeno. Queste app, invece, generalmente misurano i livelli di saturazione di ossigeno solo con la luce del flash e la fotocamera dello smartphone [5]. Di una di queste app si era già parlato alcuni anni or sono su uno dei siti web specialistici internazionali più conosciuti, che era giunto alla conclusione che “esistono app che fanno affermazioni ingiustificabili, esponendo i pazienti a rischi inutili” [6].

Nel corso della pandemia Covid-19, il Centro dell’università di Oxford che studia la medicina basata sulle prove ha esaminato alcune tra le più diffuse applicazioni per smartphone [5]. Anche in questo caso, il giudizio è negativo perché il percorso di sviluppo delle app non ha previsto la loro validazione su tutti i possibili tipi di pelle e i set di dati utilizzati per la messa a punto del software coprivano intervalli limitati dei valori di saturazione dell’ossigeno.

Per sapere se ho la Covid-19 posso misurare l’ossigenazione del sangue con una app card

Autore Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Rebecca De Fiore ha conseguito un master in Giornalismo presso la Scuola Holden di Torino. Dal 2017 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per riviste online e cartacee di informazione scientifica. Fa parte della redazione del progetto Forward sull’innovazione in sanità e collabora ad alcuni dei progetti istituzionali con il Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio.
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