Tutto cambia con la dichiarazione della pandemia?

16 Marzo 2020 di Roberta Villa

Durante la conferenza stampa dell’11 marzo 2020, il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha dichiarato che la diffusione di Covid-19 nel mondo ha ormai raggiunto un’estensione tale da spingerlo a definirla come una pandemia. “Descrivere la situazione con il termine di pandemia non cambia la valutazione della minaccia posta da questo coronavirus. Non cambia quel che sta facendo l’OMS né quello che i diversi Paesi dovrebbero fare”, ha spiegato [1].

Si tratta della prima pandemia provocata da un coronavirus e non da un virus influenzale, ma secondo il direttore generale dell’OMS, la situazione odierna presenta altre novità: è infatti anche la prima pandemia che possiamo controllare.

Nel corso della conferenza stampa è stato ripetuto più volte: l’uso del termine pandemia non deve spaventare, né deve fare pensare che ormai si possa solo mitigare l’impatto della malattia, senza più possibilità di contenerla. In una prima fase, ancora valida nei Paesi in cui il contagio non si è già diffuso, è infatti importante individuare precocemente i casi, risalire alla catena del contagio e isolare tutti i possibili infetti. Dove l’epidemia è già in corso nel territorio, come in Italia, occorre estendere queste misure di isolamento a tutta la popolazione, con le misure di distanziamento sociale che il Governo ha chiesto agli italiani per spezzare il dilagare dell’infezione.

Prima di questo, nei Paesi che ancora non sono stati colpiti, la dichiarazione di oggi deve spingere ad accelerare e implementare una preparazione adeguata. Per tutti stimola all’innovazione e all’apprendimento, gli uni dagli altri. “Ci siamo dentro insieme, per fare le cose giuste con calma e proteggere i cittadini del mondo. Si può fare”, ha concluso [1].

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Autore Roberta Villa

Giornalista pubblicista laureata in medicina, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online, italiane e internazionali. Negli ultimi anni ha approfondito il tema delle vaccinazioni, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news. Sul tema della comunicazione della scienza è attualmente impegnata nel progetto europeo QUEST come research fellow dell’Università di Ca’Foscari a Venezia. Insieme ad Antonino Michienzi è autrice dell’e-book “Acqua sporca” (2014), un’inchiesta sul caso Stamina disponibile gratuitamente online. Ha scritto “Vaccini. Il diritto di non avere paura” (2017), distribuito in una prima edizione con il Corriere della Sera e in una seconda (2019) per il Pensiero scientifico editore. È molto attiva sui social network (Youtube, Instagram, Facebook) su cui sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione.
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