Il virus Nipah potrebbe causare una nuova pandemia?

22 Novembre 2021 di Fabio Ambrosino (Pensiero Scientifico Editore)

Il virus Nipah potrebbe causare una nuova pandemia?A eccezione di alcuni Paesi dell’Est asiatico, già coinvolti nella gestione dell’emergenza SARS del 2003, la pandemia di Covid-19 ci ha trovati impreparati. Poiché è noto che le pandemie sono eventi che si verificano ciclicamente è invece fondamentale cercare di arrivare preparati alla prossima, sviluppando per tempo strategie in grado di bloccarne la diffusione e proteggere la popolazione.

Ma quale sarà la malattia che causerà la prossima pandemia? Di recente, in seguito alla tragica morte di un ragazzo dodicenne avvenuta nello stato di Kerala in India, è stato suggerito come possibile imputato il virus Nipah. Nonostante la mancanza di vaccini e trattamenti efficaci per questa patologia, alcune caratteristiche del virus fanno però pensare che difficilmente potrà scatenare una pandemia.

Ma il virus Nipah è solo uno dei moltissimi agenti infettivi che ogni giorno vengono indicati, sui social o persino da alcune testate giornalistiche, come i prossimi nemici da battere. Nonostante il pericolo di nuove pandemie sia assolutamente serio, tuttavia, è importante saper distinguere tra le ipotesi plausibili e quelle improbabili o persino fantasiose.

Dottore, in cosa consiste l’infezione da virus Nipah?

Il virus Nipah è un microorganismo appartenente alla famiglia dei paramyxovirus (come i più noti virus del morbillo o parainfluenzali) identificato per la prima volta nel 1998 in alcuni villaggi in Malaysia e poi diffusosi anche a Singapore. In seguito, il virus si è però manifestato soprattutto in India e Bangladesh (in Malaysia non si registrano casi dal 1999) [1]. Il suo “serbatoio” naturale è costituito dai pipistrelli, i quali possono trasmetterlo a diversi animali e, attraverso l’ingestione di cibi contaminati, all’uomo. In altri casi invece, come quello del primo focolaio del 1998 in Malaysia, il passaggio dai pipistrelli all’uomo si è verificato dopo un passaggio intermedio nei maiali [2].

Casi di trasmissione da uomo a uomo sono stati poi riportati sia in Malaysia che nei successivi focolai in India e Bangladesh [3,4]. I sintomi principali sono quelli tipici di un’infiammazione grave del cervello (encefalite): febbre, mal di testa, vertigini e vomito. In alcuni casi, poi, sono stati segnalati anche altri sintomi, soprattutto di tipo neurologico (ad esempio riflessi anormali, attacchi epilettici) o psichiatrico (depressione, cambiamenti di personalità). Una caratteristica distintiva dell’infezione da virus Nipah è che in alcuni casi l’encefalite può manifestarsi o ripresentarsi anche mesi o anni dopo la fase acuta della malattia [5]. Purtroppo al momento non esistono trattamenti o vaccini efficaci per questa patologia, e la percentuale di pazienti che muore in seguito all’infezione varia, a seconda delle casistiche, dal 30% al 70% [6].

Il virus Nipah può causare una pandemia?

Il virus Nipah potrebbe causare una nuova pandemia?Per capirlo bisogna guardare alla capacità del virus di replicarsi e passare da un organismo all’altro. Come detto in precedenza, la principale via di trasmissione dagli animali all’uomo è costituita dalla ingestione di frutta contaminata con l’urina di pipistrelli infetti. Da uno studio a lungo termine condotto in Bangladesh, dove focolai di infezioni da virus Nipah si verificano con una certa regolarità, è emerso che a livello locale la trasmissione del virus segue dei cicli che dipendono soprattutto dal numero di pipistrelli presenti nell’area e dall’abitudine delle popolazioni a bere un particolare liquore ottenuto dalla linfa delle palme da dattero [7,8].

Le trasmissioni uomo-uomo si verificano invece solo in seguito a un contatto con una persona infetta. Nella maggior parte dei casi, infatti, a essere contagiati sono stati i parenti dei pazienti e i medici e gli infermieri coinvolti nella loro assistenza [3,4,9]. Una maggiore diffusione è infatti ostacolata dal fatto che il virus tende a replicarsi prevalentemente nei tessuti del sistema nervoso, da cui il passaggio ad altri sistemi corporei (ad esempio il sistema respiratorio) è meno probabile. Il virus Nipah, inoltre, si trasmette difficilmente attraverso le vie respiratorie: è necessario un contatto diretto o il trasferimento di fluidi corporei.

“La possibilità che il virus cambi in modo da riuscire a replicarsi nelle vie respiratorie, dove diventerebbe certamente più trasmissibile, è bassa”, ha commentato Ian Jones, docente di virologia dell’University of Reading, autore di un articolo proprio sulla possibilità che il virus Nipah causi una pandemia, pubblicato recentemente da The Conversation. “Questo non esclude del tutto il rischio di una pandemia ma lo riduce in modo significativo”.

covid coronavirus icon

Quali malattie potrebbero scatenare la prossima pandemia?

L’essere umano può contrarre una malattia trasmissibile da virus, batteri, funghi, parassiti e molte altre tipologie di microrganismi. I fattori che rendono alcune patologie in grado di innescare un’epidemia su scala mondiale sono però molteplici e riguardano aspetti anche molto diversi tra loro.

Ad esempio, alcuni virus non riescono a diffondersi oltre un certo grado perché uccidono l’ospite troppo rapidamente, mentre altri ci riescono perché meno letali e facilmente trasmissibili (ad esempio attraverso le vie respiratorie). Ma, come si è visto nel corso della pandemia di Covid-19, nel passaggio da focolaio epidemico a pandemia entrano in gioco anche elementi di altra natura, come ad esempio il numero di persone che vive in una determinata area, il clima o la facilità di intraprendere viaggi aerei [10].

Il virus Nipah potrebbe causare una nuova pandemia?Ne consegue che predire quale sarà la prossima pandemia è una “mission impossible” [11]. Quello che si può fare, invece, è cercare di arrivare pronti al momento in cui si verificherà [12] ed evitare nel frattempo di cadere nella trappola di chi diffonde informazioni false o poco accurate.

Ad esempio, qualche settimana fa è diventato virale su Facebook un post (ora oscurato dal social network perché riportava “informazioni senza alcun fondamento”) che descriveva una sorta di complotto mondiale incentrato sulla febbre di Marburg, malattia altamente infettiva che causa emorragie interne e uccide circa 9 affetti su 10 [13]. Il post iniziava così:

“È meglio che sappiate e vi prepariate mentalmente per quello che stanno per fare. La prossima (FINTA) pandemia sarà il Marburg virus. L’OMS ne sta già parlando. È una febbre emorragica simile all’ebola con un tasso di morte dell’88%. Non preoccuparti. Saranno gli effetti avversi degli attuali vaccini per il Covid (trombosi) che verranno spacciati per i sintomi del Marburg e la gente ci crederà. L’ingrediente primario del vaccino attualmente in creazione è la Ricina, uno dei veleni più pericolosi della terra. Permetteranno ai vaccinati per il Covid di viaggiare cosi avranno la scusa per dire che ‘hanno portato il virus a casa’”.

Come indicato nella scheda relativa al virus Marburg dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tuttavia, questo pericoloso agente infettivo è in realtà noto dal 1967, da quando due focolai esplosero quasi contemporaneamente in Germania e in Serbia. Come nel caso del virus Nipah, poi, il contagio può avvenire solo attraverso il contatto diretto di una persona sana con il sangue, le secrezioni e i fluidi corporei di una persona infetta o con superfici contaminate. La probabilità di una diffusione tale da innescare una pandemia è quindi, fortunatamente, piuttosto bassa [14].

Argomenti correlati:

Malattie infettive

Autore Fabio Ambrosino (Pensiero Scientifico Editore)

Fabio Ambrosino ha conseguito un master in Comunicazione della Scienza presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste. Dal 2016 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per siti di informazione e newsletter in ambito cardiologico. È particolarmente interessato allo studio delle opportunità e delle sfide legate all’utilizzo dei social media in medicina.
Tutti gli articoli di Fabio Ambrosino (Pensiero Scientifico Editore)

Bibliografia