6 Settembre 2019 di Ulrike Schmidleithner

Vaccinazioni e bilancio beneficio/rischio

Dopo la pubblicazione del mio precedente articolo sulla valutazione del bilancio beneficio/rischio dei vaccini, dal titolo “Kimberlite, diamanti e vaccinovigilanza”, ho ricevuto alcuni commenti di persone che hanno interpretato le mie spiegazioni all’opposto. Le mie parole sono state travisate e mi è stato messa in bocca, in modo sarcastico, la seguente affermazione: “Più i vaccini causano reazioni avverse, più possiamo stare tranquilli sulla loro sicurezza”. 

Lo scopo di chi ha riportato in modo distorto le mie spiegazioni è evidentemente di far credere che le vaccinazioni siano molto pericolose. Purtroppo questi personaggi ottengono un certo successo giocando abilmente con le cifre: prendono il numero complessivo delle sospette reazioni avverse della vaccinovigilanza e lo sventolano, scritto a caratteri cubitali su una bandiera, spacciandolo per “danni da vaccino”.

Tutti dovremmo imparare a chiederci sempre che cosa rappresenta esattamente un numero che ci viene fornito, perché i numeri di per sé sono neutrali. Il passo successivo è mettere i dati in contesto per  valutare il loro peso relativo. Questo approfondimento ci aiuta a prendere decisioni ragionate e non dettate da un impulso irrazionale o basate su informazioni distorte o inventate. Certo, richiede più tempo e fatica rispetto alla cieca accettazione di un’affermazione, ma ne vale la pena, soprattutto quando si tratta della salute dei propri figli.

Nel mio articolo “Kimberlite, diamanti e vaccinovigilanza” ho scritto che più aumentano le segnalazioni delle sospette reazioni avverse, più possiamo stare tranquilli che un’eventuale reazione ancora sconosciuta non sfuggirà all’attenzione degli enti regolatori. L’aumento delle segnalazioni non va confuso, come invece ha fatto chi ha riportato in modo distorto le mie spiegazioni, con un aumento delle reazioni stesse. La frequenza e il tipo delle reazioni non cambia ed è del tutto indipendente dalla vaccinovigilanza. Quest’ultima è un metodo per portare a conoscenza qualcosa che già avviene, e lo scopo è di monitorare se il rapporto beneficio/rischio continui a essere favorevole. È sciocco scambiare il miglioramento di una raccolta dati con un aumento degli eventi sotto osservazione. Sarebbe come dire che più aumenta la diffusione di videocamere amatoriali più aumentano gli incidenti, solo perché capita più spesso che casualmente vengono ripresi, soprattutto da quando quasi tutti hanno a portata di mano uno smartphone. 

Come già detto e ripetuto, le reazioni avverse ai vaccini esistono, sono ben conosciute e vengono messe sulla bilancia con cui si soppesa il rapporto beneficio/rischio. Nessuno può realisticamente aspettarsi o pretendere dalle vaccinazioni di non causare mai alcuna reazione. Fondamentale è che queste reazioni rientrino nel quadro clinico atteso e ampiamente accettabile perché senza conseguenze a lungo termine, o comunque infinitamente meno frequenti rispetto a quello che le malattie stesse potrebbero provocare in assenza di un programma vaccinale. 

Con la vaccinovigilanza, nel 2018 sono state segnalate 5.536 sospette reazioni avverse insorte nello stesso anno. Per qualcuno che ha intenzione di creare allarme tra i genitori è relativamente facile trasformare questo numero in uno spauracchio, e gridarlo da grandi manifesti. 

Solo quando si approfondisce che cosa rappresenta questo tassello del puzzle e si guarda l’intero quadro si può scoprire che in realtà viene confermata la straordinaria sicurezza dei vaccini. 

Prima di tutto si tratta di sospette reazioni avverse, cioè eventi che si sono manifestati dopo una vaccinazione che non necessariamente li ha causati. Tutti i giorni avvengono milioni di episodi negativi (ma anche positivi) su cui le vaccinazioni non hanno alcuna influenza. 

Riflettiamo: se nessun vaccino fosse mai stato inventato, che cosa avremmo se per un anno facessimo una raccolta di tutti gli eventi negativi che riguardano la salute?  Avremmo da sfogliare un rapporto fatto di molte milioni di voci che spazierebbero da episodi di febbre, eruzioni cutanee, dolori di varia natura, reazioni allergiche etc. fino a casi di morte. Nemmeno uno di questi eventi potrebbe essere associato a una vaccinazione e di conseguenza nessuno potrebbe scrivere quel numero a sei zeri su un manifesto dando la colpa ai vaccini. 

Questa riflessione serve a comprendere che nell’era vaccinale logicamente gli eventi che non c’entrano con i vaccini continuano a manifestarsi e nel corso di un anno si distribuiscono su un arco di tempo di soli 365 giorni. Non c’è da meravigliarsi che su 18 milioni di dosi somministrate (nel 2018) una certa quota di questi eventi coincida con una vaccinazione fatta poco prima, e che finisca poi tra le sospette reazioni avverse che si raccolgono con la vaccinovigilanza. 

Questo significa che anche se ci fosse un ipotetico vaccino con zero reazioni, le segnalazioni dovrebbero arrivare comunque perché gli eventi indipendenti dalle vaccinazioni continuerebbero indisturbati. Perciò, un alto numero di segnalazioni ci deve rassicurare sulla sicurezza dei vaccini perché non significa affatto che il vaccino in questione è problematico, ma che, al contrario, grazie a questi dati grezzi gli esperti che conoscono la morbilità di fondo possono fare i loro calcoli e captare eventuali segnali insoliti che meritano un approfondimento. 

Dobbiamo poi tenere conto che più dell’80% delle sospette reazioni avverse segnalate nel 2018 riguarda eventi non gravi, quindi il numero usato come spauracchio già si ridimensiona notevolmente. Rimangono quindi 568 reazioni correlabili, definite come gravi (sempre su 18 milioni di dosi somministrate, quindi circa 3 su 100.000 dosi). La maggioranza di queste reazioni nel frattempo si è già risolta con la guarigione completa, altre sono sulla via verso un miglioramento definitivo. È un rischio minimale che accettiamo perché i benefici che si ottengono sono molte volte maggiori.

Ma che cosa sono esattamente queste 568 reazioni gravi correlabili che sono state segnalate nel 2018? Dobbiamo preoccuparci quando portiamo i nostri figli all’ambulatorio vaccinale, anche se sono molto rare? 

3 segnalazioni di reazioni gravi correlabili su 100.000 dosi è un valore medio e si riferisce a tutte le vaccinazioni. Guardiamo quindi da vicino le seguenti tabelle del rapporto AIFA 2018 [1] per due tipi di vaccini che sono più reattogeni rispetto ad altri: l’antimeningococco B (154, cioè 8,8 ogni 100.000 dosi) e il MPRV che protegge contemporaneamente da morbillo, parotite, rosolia e varicella (150, cioè 25 ogni 100.000 dosi). Possiamo constatare che si tratta nella maggioranza dei casi di febbre, dolore nel punto dell’iniezione, reazioni cutanee e anche le altre, meno frequenti, sono eventi autolimitanti. Anche moltiplicando queste reazioni, prendendo in considerazione la sottonotifica, non diventano più pericolose, ma solo più numerose. Le malattie che si prevengono, accettando questi disagi, possono provocare gravissimi problemi di salute, fino alla morte.

bilanciobilancio
Nel rapporto dell’AIFA si legge perciò:
“La valutazione di ogni singola tipologia di vaccino non ha evidenziato a livello nazionale eventi che possano modificare il rapporto beneficio/rischio dei vaccini attualmente autorizzati” [1].

Bibliografia

Ulrike Schmidleithner

Autore Ulrike Schmidleithner

Una mamma che segue dall’inizio del 2002 con grande passione la questione vaccini. In tutti questi anni ha approfondito ogni aspetto di questo tema. Conosce praticamente tutti gli argomenti usati dalle persone contrarie alle vaccinazioni. Ha controllato accuratamente ciascuno di questi assunti e ha scritto moltissimi articoli sul suo blog Vaccinar...SI’! e sulla pagina Facebook omonima, per spiegare in modo pacato e comprensibile anche a chi non ha studiato medicina come stanno realmente le cose secondo il parere della comunità scientifica. Ha sempre fatto controllare i suoi articoli da uno o più esperti per assicurare la correttezza scientifica, che è indispensabile per un tema così importante. Sul nostro sito cura “La rubrica della mamma” in cui si rivolge ai genitori stando al loro fianco.
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