13 Novembre 2020 di Ulrike Schmidleithner

L’onda siamo tutti noi

Nel romanzo “Poirot e la salma” di Agatha Christie, uno dei sospettati dell’omicidio su cui indaga il famoso investigatore lo devia deliberatamente verso molteplici vicoli ciechi. Questa figura, anche se non è l’assassino, cerca con sforzi enormi di essere sempre un passo avanti a Poirot, e fin dall’inizio dissemina falsi indizi con lo scopo di allontanare il detective dal vero colpevole. Naturalmente questo si scopre solo nell’ultimo capitolo, quando al lettore viene svelato come i fatti si sono svolti e chi è il responsabile del delitto. Proprio nel momento in cui questo personaggio, dopo una precipitosa corsa in macchina, è convinto di riuscire a far sparire anche l’ultima prova, scopre invece che Poirot si trova già sul posto, avendo previsto quest’ultima mossa. Nella serie televisiva il detective risponde alla domanda su come abbia fatto: “A volte la macchina più veloce non lo è abbastanza. Non quando gareggia contro il cervello.”

Questo mi ha fatto venire in mente alcuni degli elementi fondamentali nella battaglia contro il Sars-Cov-2, cioè l’importanza di essere sempre un passo avanti al virus e che siamo noi quelli dotati di un cervello, non lui. Invece siamo spesso noi a inseguirlo, con tanto affanno e spreco di risorse che potrebbero essere usate in modo molto più efficace, prevedendo le mosse del virus e precedendolo, come ha fatto Poirot nel romanzo citato.

Nella conferenza stampa del 10 agosto Mike Ryan ha risposto così alla domanda di un giornalista che voleva sapere che scopi ha il virus e che cosa vuol dire in questo contesto “conoscere il nemico”:

“Penso che quando parliamo di cosa il virus sta cercando di fare e diciamo che il virus è un nemico, sia importante ricordarsi che non ha un cervello. Siamo noi quelli con il cervello. Il virus è un’entità biologica molto semplice che può entrare in una cellula umana e istruire quella cellula a produrre più virus che alla fine possono uccidere la persona che infettano o al limite trasmettersi ad un’altra persona. È brutale nella sua semplicità; è brutale nella sua crudeltà ma è senza cervello. Siamo noi ad avere un cervello e penso che Maria [van Kerkhove] possa spiegare come riuscire a superare in astuzia qualcosa che non ha un cervello, ma al momento non stiamo facendo un buon lavoro.” [1]

Mi domando come sia possibile che ci lasciamo dominare da un’entità priva di intelligenza, e che questa riesca addirittura a uccidere più di un milione di persone in tutto il mondo. Un numero che purtroppo è destinato a crescere a causa della nostra incapacità di prevedere e anticipare le mosse del virus.

Maria van Kerkhove aggiunge alla risposta di Mike Ryan che, con gli strumenti che abbiamo ora a disposizione, possiamo fare moltissimo per superare il virus in astuzia. Si continua naturalmente a spingere per accelerare lo sviluppo di terapie e vaccini, ma in questo momento abbiamo già strumenti con cui possiamo interrompere la trasmissione.

Penso che questo si riallacci alle parole pronunciate dall’economista francese prof. Jacques Attali durante un’interessante intervista pubblicata alla fine di aprile dalla NHK World, il canale internazionale della televisione pubblica giapponese. La spiegazione di quale sia, secondo lui, la differenza tra ottimismo e positività rispecchia il mio pensiero, solo che non sono riuscita a condensarlo così bene come ha fatto lui.

“Essere positivi non è ottimismo. L’ottimismo è essere lo spettatore di una partita e pensare che ci sia una probabilità che il team per cui si tifa vincerà. Essere positivi è essere un giocatore della partita e pensare di poter vincere se si gioca bene.” [2]

Se riuscissimo a convincerci che la partita è nelle nostre mani, cioè nelle mani di tutti noi che ci troviamo sulla nave in tempesta di cui ho parlato nel mio articolo precedente, ci sentiremmo importanti e non impotenti e alla mercé degli avvenimenti. La realtà è che possiamo agire, essere attivi, prendere ogni giorno delle decisioni che abbassano il rischio per noi, i nostri cari e di conseguenza anche per la popolazione. Così evitiamo di immobilizzarci in attesa che la curva dei contagi scenda, come se l’onda fosse una formula matematica astratta con le sue leggi distaccate dalla vita reale. Come se fosse una linea che serpeggia in modo sinistro seguendo un’equazione invisibile. Purtroppo in questo modo le persone dimenticano in fretta che “l’onda siamo tutti noi”, come ha ricordato Christian Drosten, direttore del reparto virologia del Carithé di Berlino. [3]

Se ciascuno fosse consapevole del ruolo che ha in questa difficile situazione potremmo vincere, come abbiamo già fatto in primavera. È vitale non abbandonarci all’autocommiserazione, che non ha mai risolto niente, al contrario! Rimbocchiamoci invece le maniche, e diamo il buon esempio anche ai giovani per cui l’insegnamento più grande in questa emergenza è l’importanza di essere tutti uniti, di mettere per un po’ di tempo in secondo piano i nostri desideri, di fare sacrifici per gli altri. È un’emergenza che nessuno ha desiderato ma con cui siamo costretti a confrontarci. Diamo il meglio di noi, non il peggio. Solo così possiamo vincere e uscirne rafforzati. Sicuramente dopo questa dura prova apprezzeremo di più i tanti privilegi che finora abbiamo preso come dovuti.

Bibliografia

  1. Ryan M. Press briefing della WHO. 10 agosto 2020
  2. NHK World. “Crisis Interviews: Looking Beyond the Pandemic”. 29 aprile 2020
  3. Drosten C., “Wir alle sind die Welle”.  Tageszeitung, 22 settembre 2020
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Autore Ulrike Schmidleithner

Una mamma che segue dall’inizio del 2002 con grande passione la questione vaccini. In tutti questi anni ha approfondito ogni aspetto di questo tema. Conosce praticamente tutti gli argomenti usati dalle persone contrarie alle vaccinazioni. Ha controllato accuratamente ciascuno di questi assunti e ha scritto moltissimi articoli sul suo blog Vaccinar...SI’! e sulla pagina Facebook omonima, per spiegare in modo pacato e comprensibile anche a chi non ha studiato medicina come stanno realmente le cose secondo il parere della comunità scientifica. Ha sempre fatto controllare i suoi articoli da uno o più esperti per assicurare la correttezza scientifica, che è indispensabile per un tema così importante. Sul nostro sito cura “La rubrica della mamma” in cui si rivolge ai genitori stando al loro fianco.
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