L’estate del 2026 è iniziata con un nuovo record sul fronte del caldo. In un post su X, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha scritto che “l’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con temperature doppie rispetto alla media globale”. Ha inoltre comunicato che oltre 1.300 decessi in eccesso sono associabili a questo fenomeno.
Preoccupa l’aumento delle notti tropicali, cioè le notti in cui la temperatura non scende sotto i 20 gradi centigradi. Il World Weather Attribution, un’ampia collaborazione accademica che studia l’impatto del cambiamento climatico sugli eventi meteorologici estremi, ha esaminato i dati termici delle notti in Europa e ha diffuso un allarme rivolto soprattutto alla popolazione anziana e a chi convive con malattie croniche.
Sono vulnerabili anche i residenti in abitazioni prive di adeguati sistemi di raffreddamento e in città ricche di “isole di calore”, cioè con un microclima più caldo a causa della cementificazione e della riduzione del verde pubblico. La probabilità di notti molto calde è aumentata di oltre dieci volte in poco più di vent’anni in gran parte d’Europa [1].
Servono quindi soluzioni strutturali di salute pubblica e indicazioni chiare su come difendersi.
Dottore, cos’è esattamente la notte tropicale?
Per identificare una notte tropicale non basta trascorrere una di quelle notti in cui è difficile dormire senza sudare o svegliarsi riposati. Non è nemmeno necessario cambiare latitudine. L’espressione “notte tropicale” indica un fenomeno preciso che accade quando, dopo il tramonto, le temperature minime non scendono al di sotto dei 20 °C. E si sta verificando sempre più spesso anche in Europa [1].
Da qualche anno i bollettini meteo estivi forniscono anche l’Indice TR (da Tropical Night) per individuare il numero di notti calde nella stagione. Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), nel 2024 in Italia si è registrato un aumento di 25,2 notti tropicali rispetto alla media del trentennio 1991-2020, il valore più alto mai rilevato [2].
Questo dato non riguarda solo il clima: uno studio condotto su undici città dell’Europa meridionale, tra cui Roma, ha rilevato un’associazione tra la durata delle notti calde e un aumento della mortalità. Un’ipotesi proposta dagli autori è che il corpo non riesca a recuperare adeguatamente dallo stress termico accumulato di giorno [3].
Dottore, cosa si intende per stress termico?
Chiamato anche stress da calore, è la condizione nella quale il corpo non riesce a regolare la propria temperatura a causa del troppo caldo. Un fenomeno simile, ma con meccanismi diversi, può manifestarsi anche in presenza di freddo intenso (ne avevamo parlato nella scheda “Alcune persone sono più freddolose di altre?”). Con il caldo, invece, occorre fare attenzione ai colpi di calore, che impediscono all’organismo di termoregolarsi, cioè di disperdere il calore accumulato.
Durante le notti tropicali, però, anche in casa, al buio, la termoregolazione può avvenire con molta difficoltà. In pratica, non è possibile il recupero fisiologico e si possono manifestare diversi sintomi.
Debolezza, malessere generale, rallentamento del battito cardiaco (bradicardia), abbassamento della pressione, e talvolta confusione possono indicare stress termico. La temperatura corporea aumenta e si suda più del solito [4].
Se i periodi di ondate di calore sono lunghi, senza interruzioni, l’esposizione si accumula e aumentano i pericoli per la salute [5].
Dottore, chi è più a rischio di stress da calore?
Sulla stampa generalista si stanno utilizzando con leggerezza termini come “notti letali”. Il pericolo di eventi avversi molto gravi esiste, ma non deve preoccupare tutti.
L’impatto del calore notturno e della termoregolazione che non funziona come dovrebbe interessa soprattutto gli anziani e coloro che convivono con malattie croniche.
Da uno studio recente emerge che le ondate di calore notturne sono associate a un aumento della mortalità cardiovascolare [3]. Aumenta anche il rischio di ictus ischemici. Un meccanismo proposto dagli autori coinvolge la disidratazione notturna, che aumenta la viscosità del sangue e può favorire la formazione di coaguli [6].
Per raffreddarsi, l’organismo deve compiere uno sforzo extra, che mette sotto pressione cuore e reni.
Anche la salute di chi soffre di patologie respiratorie o di diabete è più a rischio. Inoltre, devono fare attenzione le donne in gravidanza, condizione che può aumentare l’intolleranza alle temperature eccessive, e i neonati, nei quali la termoregolazione è immatura [4].
Il caldo notturno peggiora anche la qualità del sonno: la guidance dell’OMS segnala che questo può associarsi ad ansia e disturbi del sonno e, nei più giovani, a un aumento dello stress e a difficoltà di concentrazione nello studio. Anche sul lavoro il caldo eccessivo può ridurre le capacità cognitive e la produttività [7].
Le notti tropicali sono causate dal cambiamento climatico?
Tra tutte le conseguenze della crisi climatica sulla salute, il calore è considerato il rischio principale. Uno dei rapporti principali sul tema afferma che il cambiamento climatico sta più che raddoppiando la mortalità causata da eventi di calore estremo. E che ciò emerge “da una miriade di studi” [1].
Le notti tropicali possono essere comprese tra gli eventi meteorologici estremi. E, come altri fenomeni altrettanto impattanti (dalle alluvioni alla siccità), stanno diventando più intense e più frequenti [1].
Dottore, come possiamo affrontare il caldo notturno senza rischi per la salute?
Le malattie e i decessi legati alle ondate di calore non sono inevitabili: si possono prevenire. Occorre però attuare politiche di salute pubblica, soprattutto nelle grandi città e a fronte di una popolazione che invecchia [1].
Non tutte le abitazioni riescono a rinfrescarsi dopo il tramonto oppure sono fornite di isolamenti termici.
Cerchiamo tuttavia di arieggiare le stanze a metà notte o al mattino presto, schermando il sole durante la giornata. Attenzione a utilizzare correttamente climatizzatori e ventilatori; ne abbiamo parlato nella scheda “L’aria condizionata ci fa ammalare?”.
Per aiutare l’organismo a termoregolarsi è raccomandato indossare abbigliamento che permette la traspirazione; seguire una dieta leggera, con alimenti freschi, e bere molta acqua [4].
È bene che anziani, persone con malattie croniche, coloro che assumono quotidianamente farmaci consultino il medico di medicina generale per riferire malesseri dovuti al caldo o disagi per le notti insonni.
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