La dieta vegana cura i tumori?

4 Settembre 2018 di Fabio Ambrosino (Pensiero Scientifico Editore)

All’inizio del 2018 ha fatto molto scalpore la storia della youtuber Mari Lopez, morta per l’aggravarsi di un tumore al seno dopo aver pubblicato una serie di video in cui sosteneva di essere guarita dalla sua malattia grazie alla dieta vegana. Il suo caso, tuttavia, non è isolato. Nel web circolano moltissimi articoli in cui si descrivono scelte alimentari di vario genere come cure per il cancro, spesso presentati come alternative naturali alla chemioterapia, alla radioterapia e agli altri trattamenti oncologici attualmente disponibili. Tra queste, il veganesimo rappresenta senza dubbio uno degli approcci citati più spesso, a causa – probabilmente – dei diversi studi scientifici che hanno indagato l’associazione tra questa dieta e la probabilità di sviluppare un tumore. Tuttavia, in merito a questa relazione si tende spesso a confondere la prevenzione con la cura.

Un’alimentazione vegana può sostituire le terapie tradizionali per il cancro?

Intervistato dal Corriere della Sera in occasione della morte di Mari Lopez, il direttore del programma di senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, Paolo Veronesi, ha commentato: “La dieta vegana può andare bene ed essere coadiuvante delle terapie per chi ha avuto un tumore. Un’alimentazione corretta, vegana, vegetariana o meno, equilibrata e con un giusto apporto calorico, può anche contribuire a ridurre i rischi di recidiva della malattia, ma nessun regime dietetico può sostituire le terapie mediche appropriate, che abbassano significativamente anche il rischio di metastasi” [1]. Non esistono attualmente studi clinici in cui sono stati messi a confronto trattamenti standard e dieta vegana o vegetariana, anche a causa delle ovvie complicazioni di natura etica che questi avrebbero. Alcune ricerche hanno però analizzato gli effetti di una dieta vegana o simil-vegana in popolazioni di pazienti oncologici già trattati con i metodi standard. Ad esempio, lo studio Women’s Healthy Eating and Living (WHEL) ha indagato l’efficacia di una dieta ricca di fibre e povera di grassi nel ridurre la probabilità di andare incontro a una recidiva (o di sviluppare un nuovo tumore primario) in un campione di donne già trattate per un cancro del seno: tuttavia, dopo più di sette anni dall’inizio dello studio non è emerso alcun vantaggio, in termini di nuove manifestazioni di malattia e di mortalità, associato alla dieta [2].

E per quanto riguarda la prevenzione?

È noto da tempo che gli alimenti vegetali contengono sostanze anticancerogene [3]. Già nel 1999, ad esempio, un’analisi del World Cancer Research Fund aveva individuato una relazione tra una dieta ricca di frutta e verdura e un minor rischio di sviluppare un tumore del seno [4]. A un risultato simile è giunto nel 2013 anche l’Adventist Health study-2, condotto su quasi 70.000 soggetti, che ha analizzato l’incidenza di tumori in relazione a vari tipi di alimentazione: in particolare, una dieta vegana è risultata associata al tasso più basso di incidenza di tumori in generale e, in modo specifico, di quelli femminili [5]. I risultati, tuttavia, non sono sempre così chiari e possono variare a seconda del tipo di tumore considerato. Ad esempio, dai risultati dello studio European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC-Oxford) è emerso un tasso di incidenza di cancro significativamente ridotto tra i vegetariani, ad eccezione dei tumori del colon retto [6]. Un dato, questo, in controtendenza rispetto ai risultati ottenuti da una commissione dell’International Agency for Research on Cancer, dai quali emerge invece un’associazione tra questa categoria di tumori e un eccessivo consumo di carne rossa lavorata [7].  In generale, tuttavia, secondo un rapporto che ha analizzato l’incidenza di cancro tra i vegetariani, una dieta priva di carne si associa a una riduzione del 10-25% di sviluppare un tumore [8,12].

Su quali meccanismi si basa questa relazione?

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha individuato diversi meccanismi che potrebbero essere coinvolti nella relazione tra consumo elevato di alimenti vegetali e la minore probabilità di sviluppare un cancro. Ad esempio, alcuni studi hanno messo in evidenza il ruolo protettivo dei carotenoidi – pigmenti organici presenti in svariate verdure, come le carote e i pomodori – [9,10] mentre altri hanno sottolineato il ruolo degli antiossidanti presenti nella frutta e nella verdura nel limitare fortemente la formazione di radicali liberi, i quali sono coinvolti nel processo di genesi del tumore [11]. Inoltre, altri meccanismi fisiologici coinvolti nello sviluppo di un tumore (ad esempio il meccanismo che regola la crescita cellulare) potrebbero essere influenzati da elementi molecolari presenti nei vegetali. Tuttavia, come riportato dall’Agenzia Italiana per la Ricerca sul Cancro, “gli esperti ricordano quanto sia complesso dare una valutazione certa sui dati che emergono da queste indagini, dal momento che le persone vengono interrogate su abitudini di vita che si sviluppano lungo l’arco di molti decenni. Quel che è certo è che non siamo liberi di mangiare ciò che vogliamo e nella quantità che vogliamo, perché ci sono ricerche che dimostrano i benefici di una dieta ricca di vegetali, oltre ai danni derivati da un consumo eccessivo di proteine di origine animale”.

Autore Fabio Ambrosino (Pensiero Scientifico Editore)

Fabio Ambrosino ha conseguito un master in Comunicazione della Scienza presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste. Dal 2016 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per siti di informazione e newsletter in ambito cardiologico. È particolarmente interessato allo studio delle opportunità e delle sfide legate all’utilizzo dei social media in medicina.
Tutti gli articoli di Fabio Ambrosino (Pensiero Scientifico Editore)

Bibliografia