La dieta Adamski fa dimagrire e migliora il benessere?

1 Giugno 2018 di Il Pensiero Scientifico Editore

La cosiddetta dieta Adamski distingue i cibi in base alla digeribilità degli alimenti, valutata sul tempo necessario per attraversare l’intestino. Questo metodo pretende di superare la stima dell’apporto calorico e non segue i principi di un’alimentazione corretta.

In cosa consiste la dieta Adamski?

“La dieta Adamski – spiega Giacinto Miggiano, direttore dell’unità operativa complessa di Nutrizione clinica del Policlinico Gemelli di Roma – non è una dieta o un piano nutrizionale, ma un programma alimentare (o meglio una serie dei consigli) che mira (pretende?) ad apportare dei benefici (?) alla salute attraverso un ‘buon’ funzionamento dell’intestino e si basa sulla netta separazione nell’assunzione di cibi ‘lenti’ e ‘veloci’ nell’attraversare l’intestino.” Secondo Adamski, i cibi devono essere suddivisi in categorie: da una parte gli alimenti ‘veloci’ (yogurt, miele, pomodori, peperoni, agrumi e in genere la frutta) e dall’altra i cibi ‘lenti’ (le altre verdure indipendentemente siano cotte o crude, cereali, carne e pesce). Infine, quegli alimenti ‘acceleranti’ o ‘neutri’ che condizionano il tempo di transito dei cibi prima citati: il cioccolato fondente, l’olio e l’aceto, il latte.

Quindi non serve più tenere il conto delle calorie dei cibi di cui ci nutriamo?

Proprio così. Sarebbe sufficiente fare esperienza degli abbinamenti tra i diversi alimenti, in modo da evitare di correre il rischio di “appesantire” il nostro sistema digerente. “Questo metodo, che non fa menzione di apporto calorico e di assunzione adeguata di piccoli nutrienti (minerali e vitamine), non segue i principi di un’alimentazione corretta (bilancio fra apporto e consumo in diverse condizioni fisiologiche e patologiche) cosi come dimostrato dalla scienza dell’alimentazione”, precisa Giacinto Miggiano.

Ma la digeribilità non è un aspetto importante della nostra alimentazione?

Certamente. “Ma con la scelta fra ‘cibi veloci’ e ‘lenti’ – precisa Miggiano – si rischia di focalizzare l’attenzione su un unico aspetto della nostra alimentazione: la digeribilità dell’alimento o meglio l’assenza di sintomi di cattiva digestione. Sebbene sia un fattore importante ci distrae dalla necessità di tenere in debito conto la quantità e la qualità nutritiva di nutrienti da assumere giornalmente. Allo stesso modo, è fondamentale il raggiungimento e il mantenimento di un bilancio fra entrate e uscite (apporto/consumo) dei nutrienti essenziali, la presenza o meno di alimenti ‘funzionali’, l’aspetto edonistico (psicologico e sociale) dell’assunzione del cibo”.

A questo proposito, sottolinea Eugenio Del Toma, past president dell’Associazione italiana di Dietoterapia, “l’uomo è mangiatore di alimenti, di sensazioni e non solo di proteine, grassi o carboidrati. Per l’uomo di oggi, disorientato dalla pubblicità e preoccupato dei suoi errori alimentari, il gusto dei cibi è una componente non secondaria del benessere” (Del Toma, 2010).

L’inventore della dieta Adamski parla di cibi che… si attaccano alle pareti del tubo digerente come uno strato di intonaco ad un muro: è possibile?

L’alimentazione interessa a tal punto il pubblico generalista che le raccomandazioni, i consigli, le linee guida, le proposte di nuovi regimi alimentari si susseguono con ritmo quotidiano. “Si esprimono pareri personali – dice Del Toma – senza conoscere le più elementari nozioni di digestione, assorbimento, trasporto e utilizzazione cellulare dei nutrienti” (Del Toma, 2010).

Nel caso specifico, Frank Laporte-Adamski è naturopata e osteopata: quindi, non avrebbe alcuna specifica competenza per poter praticare la professione di nutrizionista. Non solo, in assenza di una specifica abilitazione, “l’individuazione dei bisogni alimentari dell’uomo attraverso schemi fissati per il singolo con rigide previsioni e prescrizioni, se non è esclusiva del medico biologo, può competere in via concorrente ad altre categorie professionali per le quali è comunque prescritta l’acquisizione di una specifica abilitazione, quali medici, farmacisti, dietisti” (Sentenza della Cassazione Penale 20281/17, FNOMCeO 2017).

“Se è vero che un corretto funzionamento dell’intestino è fondamentale per il mantenimento di un corretto stato di salute – conclude Giacinto Miggiano – lo stato nutrizionale di un individuo è qualcosa di più complesso e articolato della semplice facilità digestiva degli alimenti. Dichiarata, peraltro, ma non sempre dimostrata.”

Se anche di cibi “lenti” e “veloci” non c’è da fidarsi, qual è il motivo per cui continuano a essere proposte queste diete?

Tanto più un campo della medicina è attraversato da incertezze, tanto maggiore è il rischio di imbattersi in consigli privi di basi scientifiche. Purtroppo, il settore della nutrizione e della scienza dell’alimentazione soffre la difficoltà di condurre studi scientifici rigorosi (Ioannidis, 2013). Difficoltà che deriva dal fatto che molte ricerche si basano su quanto le persone coinvolte negli studi riferiscono autonomamente in merito alle loro abitudini alimentari e agli stili di vita: non sempre le dichiarazioni rispecchiano fedelmente la realtà.

Inoltre, molti studi osservazionali sono esposti al rischio di distorsioni dovute all’influenza di fattori esterni non considerati nello studio stesso. Un esempio? I risultati di una ricerca che mettesse a confronto il beneficio di una dieta vegetariana con un regime tradizionale potrebbero essere influenzati dall’essere le diete vegetariane più probabilmente seguite da persone appartenenti a un ceto sociale medio-alto: per questa ragione, gli eventuali benefici in termine di salute potrebbero essere dovuti al reddito più che agli effetti della dieta in sé.

Per tornare alla domanda: molte diete “originali” sono proposte per motivi commerciali. Quasi sempre l’autore non perde occasione per vendere i propri libri, agisce da consulente di cliniche, resort, spa o case di cura private e, talvolta, vende addirittura dei prodotti parafarmaceutici sul proprio sito web.

“Tutti parlano di diete e le propongono con un’autorevolezza che raramente si basa sull’evidenza dei dati scientifici esistenti in letteratura”, spiega Eugenio Del Toma. È compito del cittadino informato e consapevole sapersi orientare costruendosi una propria bussola culturale che poggi anche sul buonsenso.

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Autore Il Pensiero Scientifico Editore

Il Pensiero Scientifico Editore è tra le più “antiche” case editrici scientifiche italiane. Fondata nel 1946, collabora con le principali istituzioni sanitarie pubbliche del nostro Paese. Ha collaborato per anni col Ministero della salute e con l’AIFA alla produzione del Bollettino di Informazione sui Farmaci. La Provincia Autonoma di Bolzano si avvale del Pensiero Scientifico Editore per la cura del portale della Biblioteca Medica Virtuale e la ASL Roma 1 della Regione Lazio della Biblioteca online Alessandro Liberati. È provider nell’ambito del Programma Nazionale di ECM. Il Pensiero Scientifico Editore cura l’edizione di 20 riviste, parte delle quali pubblicate in collaborazione con società scientifiche, e di circa 30 nuovi libri ogni anno.
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