La calvizie è segno di virilità?

19 Febbraio 2019 di Il Pensiero Scientifico Editore

La caduta dei capelli è vissuta da molte persone come un problema. Come sappiamo, può essere dovuta a fattori genetici (e quindi essere ereditaria), a cambiamenti ormonali, a condizioni mediche o all’assunzione di farmaci. È un problema che può capitare a chiunque, ma è più comune negli uomini. Alcune persone riescono a convivere con questo disturbo mentre altri tentano di arrestare la caduta dei capelli sperimentando trattamenti diversi, qualcuno anche potenzialmente utile a ripristinare la crescita. Anche in questo caso, è sempre opportuno parlarne col proprio medico, che potrebbe spiegare le cause della perdita di capelli e le opzioni di trattamento.

Ma la domanda si riferisce a una diversa questione, alla quale si potrebbe rispondere riportando le conclusioni di uno studio condotto in Australia proprio per cercare di sgombrare il campo da quella che non è altro che una credenza: “Nella popolazione che abbiamo studiato” scrivono Sinclair e i suoi collaboratori “gli uomini calvi sembrano non essere più virili dei loro contemporanei ‘capelluti’. Al contrario, sembrano riuscire a conquistare un numero minore di donne. Anche se le anziane signore oggi non fossero la fonte più autorevole a questo riguardo come si pensava una volta, c’è la possibilità che gli uomini calvi abbiano guadagnato dei punti con un particolare impegno e una maggiore fedeltà [1].”

Sarà: ma com’è nata questa convinzione?

Sin dai tempi di Ippocrate è noto che gli eunuchi non diventano calvi. Questo legame tra virilità e calvizie fu studiato da alcuni antropologi che cercarono degli indizi in popolazioni di detenuti, studiando la relazione tra la castrazione e lo sviluppo della calvizie. La ricerca ha successivamente dimostrato che il principale determinante ormonale della calvizie maschile è il testosterone, anche responsabile della mascolinità, della virilità e probabilmente dell’aggressività. Questo collegamento ha portato all’assunzione che la calvizie sia un segno di virilità. John Burton è stato uno dei primi a indagare questa ipotesi in dettaglio [2]. Ha esaminato la produzione di testosterone e le reazioni della pelle e del corpo al testosterone come la crescita della barba, la produzione di sebo, la produzione di sudore, la massa muscolare e le dimensioni delle ossa. Nello studio, marcatori surrogati di “mascolinità” (quali la densità dei peli sul tronco e gli arti, i livelli sierici di testosterone, il tasso di secrezione di sebo e di sudore, lo spessore della pelle, la forza muscolare e ossea) non hanno mostrato alcuna relazione con la calvizie.

Lo studio, pubblicato sul Medical Journal of Australia, ha reclutato dai registri elettorali 2.836 uomini con cancro alla prostata e un gruppo di controllo composto da persone non malate di cancro. Tutti i partecipanti allo studio sono stati intervistati di persona e sono stati categorizzati in quattro modelli di calvizie dall’intervistatore.

Alla fine dell’intervista, ai partecipanti è stato proposto un questionario la cui compilazione dava precise indicazioni sull’attività sessuale individuale. Gli autori non hanno rilevato un’associazione significativa tra la calvizie e la frequenza di eiaculazioni tra i 20 e i 49 anni. Ma gli uomini calvi avevano meno probabilità di aver avuto più di quattro partner sessuali femminili.

Capperi, quindi non ci sono buone notizie?

In effetti, la cattiva notizia per gli uomini calvi è che non sono necessariamente più virili dei loro coetanei che conservano i capelli; al contrario, sembrano avere meno amanti. Le preoccupazioni non finiscono qui: la rapida perdita dei capelli può essere associata a malattia coronarica [3] e a sindrome metabolica [4].

Quindi, più che vantarsi della propria virilità le persone calve dovrebbero usare una misura di prudenza in più nei confronti della propria salute cardiovascolare: dialogando con il medico, che sicuramente saprà dare dei consigli utili e, soprattutto, li saprà tranquillizzare…

Il Pensiero Scientifico Editore

Autore Il Pensiero Scientifico Editore

Il Pensiero Scientifico Editore è tra le più “antiche” case editrici scientifiche italiane. Fondata nel 1946, collabora con le principali istituzioni sanitarie pubbliche del nostro Paese. Ha collaborato per anni col Ministero della salute e con l’AIFA alla produzione del Bollettino di Informazione sui Farmaci. La Provincia Autonoma di Bolzano si avvale del Pensiero Scientifico Editore per la cura del portale della Biblioteca Medica Virtuale e la ASL Roma 1 della Regione Lazio della Biblioteca online Alessandro Liberati. È provider nell’ambito del Programma Nazionale di ECM. Il Pensiero Scientifico Editore cura l’edizione di 20 riviste, parte delle quali pubblicate in collaborazione con società scientifiche, e di circa 30 nuovi libri ogni anno.
Tutti gli articoli di Il Pensiero Scientifico Editore