22 Febbraio 2019 di Ulrike Schmidleithner

I bambini italiani e il tetano

La grande maggioranza dei genitori fa vaccinare i propri figli contro il tetano. Questa è una saggia decisione per chi vuole risparmiare ai figli il rischio di contrarre una delle malattie più temibili.

Dopo decenni dall’introduzione dell’obbligo vaccinale per tutti i nuovi nati, il tetano è diventato sempre più raro nelle fasce vaccinate della popolazione. Perciò oggi è diventata una malattia che riguarda soprattutto gli anziani che sono nati prima dell’introduzione dell’obbligo vaccinale.

Non vedere quasi più casi di tetano nei bambini fa pensare ad alcuni genitori che non sia più importante vaccinarli. “È una malattia degli anziani” dicono, non rendendosi conto che questa è la classica apparenza che inganna. I bambini non si ammalano di tetano proprio perché sono protetti dalla vaccinazione!

Basta guardare com’era la situazione fino a circa cinquant’anni fa:

In Italia, nel 1968 è stato introdotto l’obbligo vaccinale contro il tetano per tutti i nuovi nati (inizialmente nel secondo anno di vita e poi, con la modifica del 1981, l’inizio del ciclo vaccinale è stato anticipato al primo anno di vita).

Negli anni che hanno preceduto l’obbligo vaccinale per il tetano ci sono stati molti casi tra i bambini, alcuni con esito mortale. In quel periodo probabilmente i giornali non ne hanno parlato molto, ma se lo avessero fatto ogni anno ci sarebbero stati tra 141 e 194 articoli su casi di tetano nei bambini da 0 a 15 anni. E per la fascia di età tra 15 e 20 anni un’altra quarantina. Circa un articolo ogni due giorni, anno dopo anno. Nel 2017 invece ci sono stati due articoli su casi di tetano (in bambini non vaccinati) nell’intero anno. Due di troppo. Se sempre più genitori decidessero di non far vaccinare i figli contro il tetano, leggeremmo sempre più spesso di casi di tetano nei bambini.

È veramente necessario fare questi “studi naturali” per comprendere un fatto molto semplice? Cioè che i bambini non vaccinati sono a rischio di contrarre il tetano, ogni giorno! Basta una ferita molto piccola a cui non si fa nemmeno caso. Un vaccino, estremamente sicuro ed efficace, li protegge se si seguono le raccomandazioni degli esperti internazionali che comprendono anche i richiami ogni dieci anni, dopo aver completato il ciclo primario.

Una domanda ricorrente di alcuni genitori è: “Perché vaccinare un bambino di due mesi che non cammina ancora e che quindi non è a rischio di ferite?”. Addirittura due noti medici “critici” delle vaccinazioni, con l’intenzione di persuadere i genitori che non c’è alcuna urgenza nel far vaccinare i figli così presto, hanno scritto: “Non si è mai visto un neonato arrampicarsi sui reticolati o trovarsi in condizioni a rischio di tetano”.

È vero che un bambino di pochi mesi non è ad alto rischio di contrarre il tetano, anche perché è ancora protetto dagli anticorpi materni (soltanto se la madre è a sua volta stata vaccinata seguendo le raccomandazioni), ma l’emivita, cioè il tempo di dimezzamento della concentrazione di anticorpi è di 1,5-2 mesi. Vorremmo naturalmente che anche nel momento in cui il bambino comincia a gattonare e a camminare ci siano abbastanza anticorpi da proteggerlo, e questo viene garantito solo se nel frattempo ha sviluppato i propri anticorpi, visto che quelli presi in prestito dalla madre sono nel frattempo esauriti. Questo richiede del tempo. Per esempio dopo una sola dose il bambino non è protetto, e dopo la seconda dose il tasso di anticorpi scende nel giro di 6- 12 mesi sotto il livello considerato protettivo. Successivamente, con ogni dose aggiuntiva, il periodo di protezione si allunga sempre di più. Per questo motivo vengono raccomandate 5 dosi negli intervalli appropriati e, dopo, un richiamo ogni 10 anni.

Se si cominciasse con la prima dose quando il bambino ormai cammina, sarebbe senza protezione proprio nel periodo in cui è a maggior rischio perché è ancora impacciato e quindi cade spesso. È responsabilità dei genitori assicurarsi che i propri figli siano in ogni momento protetti dal tetano: se seguono i tempi indicati dal calendario vaccinale evitano pericolosi periodi in cui non c’è più la protezione passiva dovuta agli anticorpi materni e non c’è ancora quella attiva che si ottiene con il ciclo vaccinale.

Non ha proprio senso il motto: “Curare è meglio che prevenire” che viene purtroppo seguito – probabilmente senza nemmeno rendersi pienamente conto dell’assurdità – da una minoranza di genitori.

Ulrike Schmidleithner

Autore Ulrike Schmidleithner

Una mamma che segue dall’inizio del 2002 con grande passione la questione vaccini. In tutti questi anni ha approfondito ogni aspetto di questo tema. Conosce praticamente tutti gli argomenti usati dalle persone contrarie alle vaccinazioni. Ha controllato accuratamente ciascuno di questi assunti e ha scritto moltissimi articoli sul suo blog Vaccinar...SI’! e sulla pagina Facebook omonima, per spiegare in modo pacato e comprensibile anche a chi non ha studiato medicina come stanno realmente le cose secondo il parere della comunità scientifica. Ha sempre fatto controllare i suoi articoli da uno o più esperti per assicurare la correttezza scientifica, che è indispensabile per un tema così importante. Sul nostro sito cura “La rubrica della mamma” in cui si rivolge ai genitori stando al loro fianco.
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