L’attività sessuale migliora le difese immunitarie?

5 Agosto 2020 di Giada Savini (Pensiero Scientifico Editore)

Siamo in piena estate, ma in vista dell’autunno e delle temibili conseguenze che la stagione comporterà per la pandemia di Covid-19, l’attenzione si concentra sul potenziamento delle difese immunitarie. Ma sappiamo cosa sono? Un ricco articolo del quotidiano inglese Guardian offre un quadro completo sui vari meccanismi di difesa ai quali il nostro corpo ricorre per proteggersi da attacchi esterni: si scopre che ne abbiamo “una collezione incredibilmente impressionante”, spiega Sheena Cruickshank, docente di immunologia all’università di Manchester [1].
Se un virus viola le difese più esterne del nostro corpo, come quelle disposte sulla pelle, nella saliva o nel muco, dovrà affrontare poi i globuli bianchi, compresi i più specializzati e “intelligenti” linfociti. Un ruolo di protezione attiva potrebbe giocarlo anche il microbioma: un insieme ricchissimo e vario di microrganismi presenti nel nostro corpo, oggetto di studi sempre più approfonditi. Infine, “per essere immunologicamente in forma bisogna essere fisicamente in forma” spiegano dal Guardian. In particolare, “i globuli bianchi possono essere abbastanza sedentari, per questo bisogna movimentarli aumentando il flusso sanguigno attraverso l’esercizio fisico” afferma Arne Akbar, presidente della British Society for Immunology e professore allo University College di Londra [1].

Dottore, quindi non è il sesso a migliorare le difese immunitarie ma l’esercizio fisico?

L’esercizio fisico e l’alimentazione sana sostengono la nostra salute. Ma anche l’attività sessuale può contribuire al nostro benessere [2]. A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori attraverso uno studio pubblicato nel 2004 dalla Wilkes University in Pennsylvania. Secondo questi ricercatori, potrebbe esserci un legame tra la frequenza dell’attività sessuale (una o due volte a settimana) e un forte sistema immunitario [3]. Infatti, sembra che le persone più attive sessualmente avessero livelli più elevati (il 30% in più) di immunoglobulina A (IgA), ovvero degli anticorpi che rappresentano la prima linea di difesa, presenti nella saliva o più in generale nelle secrezioni esterne, nelle mucose dei bronchi, in quelle dell’intestino e nel latte materno.
Lo stesso studio prima citato dimostrava altresì che le persone che avevano un’attività sessuale più intensa (oltre le tre volte a settimana) avevano livelli più elevati di immunoglobulina, rispetto a chi si asteneva dal sesso. Le motivazioni non sono ancora chiare. Clifford Lowell, un immunologo dell’università della California, ha osservato che “le persone sessualmente attive possono essere esposte a molti più agenti infettivi rispetto alle persone sessualmente non attive” [4] e pertanto possono sviluppare difese immunitarie più forti. Tuttavia, è importante riconoscere che lo studio di Charnetski e Brennan è apparso nel 2004 e da allora la ricerca internazionale non ha prodotto nuove evidenze.
Inoltre dobbiamo sempre tenere in mente una cosa importante quando leggiamo o ascoltiamo notizie che derivano da ricerche di questo tipo: una associazione (in questo caso tra frequenza dell’attività sessuale e salute immunitaria) non prova necessariamente un rapporto di causa ed effetto. Nel caso specifico, a una migliore salute (“immunitaria” ma non solo) potrebbe corrispondere una maggiore attività sessuale, e non viceversa.

Dottore, ma davvero l’attività sessuale, oltre a far bene alle difese immunitarie, migliora l’umore?

Può darsi. Potrebbe alleviare il dolore derivante dalle emicranie e dalla cefalea a grappolo, come sembra rivelare uno studio dell’Università tedesca di Muenster, grazie al potere antidolorifico delle endorfine, chiamate anche “gli ormoni del benessere”. Ancora, riduce il rischio di cancro alla prostata per gli uomini. Una ricerca condotta da Michael Leitzmann del National Cancer Institute statunitense e pubblicata sul prestigioso Journal of American Medical Association ha evidenziato che se un uomo eiacula circa 20 volte al mese ha un rischio inferiore di sviluppare il cancro alla prostata rispetto a quelli che eiaculano con minore frequenza [6].
L’attività sessuale, ma anche semplicemente l’intimità con il proprio partner, riesce ad alleviare lo stress (riducendo i livelli di cortisolo, un ormone steroideo che circola nel corpo in risposta allo stress) grazie alla secrezione dell’ossitocina, un ormone associato alle relazioni interpersonali, chiamato anche “della coppia” perché si produce maggiormente nelle relazioni affettive. Gli stessi ormoni che riducono lo stress e l’ansia migliorano anche la qualità del sonno [6].

L’attività sessuale fa bene anche se soffro di cuore?

“L’attività sessuale è consigliata a chiunque non soffra di gravi cardiopatie: se una persona può fare due rampe di scale, allora può fare anche sesso; anzi, dovrebbe farlo più spesso perché è terapeutico” afferma Emmanuele Jannini, andrologo e professore ordinario di Endocrinologia e sessuologia medica all’Università “Tor Vergata” di Roma [7]. Uno studio pubblicato sull’American Journal of Cardiology ha scoperto che gli uomini con una vita sessuale regolare avevano fino al 45% in meno di probabilità di avere un disturbo cardiaco, come riporta la Fondazione Veronesi [8]. Inoltre – prosegue la Fondazione – anche l’American Heart Association ci tiene a rassicurare che gli attacchi di cuore raramente si verificano durante un rapporto sessuale, soprattutto se il disturbo è ormai stabilizzato.
Uno studio del 2016 pubblicato sul Journal of Health and Social Behavior ha appurato che i benefici dell’attività sessuale interessano anche la pressione sanguigna [9]. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che le donne di età compresa tra i 57 e gli 85 anni che esprimevano soddisfazione per la propria vita sessuale avevano meno probabilità di avere la pressione alta e un rischio inferiore di eventi cardiaci. Tuttavia, lo studio ha anche concluso che alti livelli di attività sessuale potrebbero aumentare il rischio di eventi cardiovascolari negli uomini. Gli autori infatti consigliano a chi ha problemi cardiaci di chiedere al proprio medico curante un consiglio su regolarità e intensità dei rapporti sessuali, in base al proprio stato di salute.

Dottore, come mi comporto se il mio stato di salute non è un granché?

Nonostante i benefici finora descritti interessino chiunque, in qualsiasi fascia di età, esistono diversi fattori associati a un declino delle funzioni sessuali o semplicemente del desiderio. Secondo il National Institute on Aging, infatti, oltre ai problemi legati ai cambiamenti fisici di uomini e donne (come il progressivo aumento dell’impotenza e i cambiamenti ormonali), alcune malattie, alcune forme di disabilità, certi medicinali (come quelli per l’ipertensione) o interventi chirurgici possono influenzare la capacità di avere rapporti sessuali piacevoli [10].
I dolori articolari dovuti all’artrite possono creare disagio durante il rapporto sessuale, così come il dolore cronico. La demenza, il diabete (causa di disfunzione erettile in molti uomini), l’incontinenza, l’ictus, la depressione possono rendere molto difficile il rapporto intimo con il proprio partner. Ma anche in questi casi, dopo aver consultato il proprio medico o un terapeuta, è possibile trovare delle soluzioni per mantenersi in salute anche attraverso l’attività sessuale.

Autore Giada Savini (Pensiero Scientifico Editore)

Giada Savini è Web content editor in ambito medico-scientifico. Dopo gli studi classici e dopo aver collaborato con Medici Senza Frontiere onlus, ha abbracciato la carriera editoriale. Collabora con Il Pensiero Scientifico Editore, dove si occupa di medicina, salute e scienza.
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