Posso lavare una ferita con l’acqua del mare, di un fiume o di un lago?

26 Agosto 2020 di Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Capita spesso di graffiarsi scivolando sugli scogli o di tagliarsi sulla spiaggia: qualsiasi decisione in merito alla medicazione della ferita non può prescindere dalla valutazione della sua gravità. Ovviamente, la cosa più opportuna è ricorrere al parere di un medico.

Mi trovo al mare: l’acqua di mare disinfetta le ferite?

Per secoli, l’acqua salata è stata utilizzata come un rimedio naturale per la cura delle lesioni cutanee. In alcune culture antiche, come nella medicina dell’antico Egitto o dell’antica Grecia, l’acqua salata veniva utilizzata per medicare graffi, tagli, piaghe e irritazioni della pelle. Di fatto, la soluzione salina viene ancora utilizzata nella medicina moderna, beninteso sterilizzata. La soluzione salina sterilizzata si usa per irrigare la ferita e in alcuni interventi medici [1]. Nonostante tutti i benefici che l’acqua salata può dare alla guarigione della ferita, è importante non comportarsi con disinvoltura, poiché immergere la ferita aperta nel mare – ma non solo – potrebbe invece portare a un’infezione.

Perché bagnare una ferita con acqua può causare un’infezione?

Il rischio di infezione dei tessuti molli (muscoli, tendini, grasso, ecc.) associato all’esposizione all’acqua dovrebbe essere inquadrato tenendo conto della seguente gerarchia, dal livello di rischio più alto a quello più basso [2]:

  • Acqua dolce (stagni, laghetti)
  • Acqua dolce che scorre (fiumi, grandi laghi)
  • Acqua salmastra (acqua più salata dell’acqua dolce ma meno salata dell’acqua di mare, quella che troviamo dove si incontrano acqua di mare e acqua dolce)
  • Acqua di mare
  • Piscine trattate in modo corretto o vasche per idromassaggio

Ugualmente importante è la natura, la dimensione e la causa della ferita. Infatti, c’è molta differenza tra una lacerazione dovuta a un urto con un oggetto presente sott’acqua e le ferite da puntura dovute ad ami da pesca o alle spine e ai morsi di animali acquatici.

Cosa può succedermi lavando in acqua una ferita?

A seguito dell’esposizione all’acqua, diversi microrganismi possono causare problemi: dalla formazione di ascessi a rare forme di infezioni batteriche, fino a infezioni alle ossa e alle articolazioni. Alcune persone che soffrono di particolari malattie (pensiamo ad alcune malattie del fegato o al diabete) o che sono immunodepresse presentano un rischio di infezione maggiore [3].
Per queste ragioni, il medico potrà prescrivere una terapia antibiotica come profilassi di una possibile infezione [4]: si tratta di una terapia profilattica, quindi a scopo preventivo, tanto più necessaria quanto la ferita sarà profonda, associata a una lesione da schiacciamento, in prossimità di un’articolazione o di un osso. Sarà sempre, ovviamente, il medico a decidere e molto dipenderà anche dal contesto nel quale la ferita si è determinata.

In che senso “dipenderà dal contesto”?

Come abbiamo visto in apertura, è importante ricordare che non tutta l’acqua ha le stesse caratteristiche. Ma anche la stessa acqua di mare può essere molto diversa a seconda del luogo dove ci troviamo. In alcune zone sono presenti molti batteri, naturalmente a causa dell’attività umana. L’acqua vicina alle foci dei fiumi o nei pressi di rocce è particolarmente rischiosa. I batteri sono comuni anche quando nelle vicinanze si trovino attività di pescicoltura, miniere, fattorie, scarichi di acque piovane e acque reflue soprattutto dopo periodi di pioggia intensa. Più elevata è la temperatura dell’acqua, maggiore sarà la crescita batterica.

In piscina posso stare tranquillo?

Dal punto di vista dell’igiene, una piscina mantenuta correttamente può promettere maggiori garanzie. Però, non è affatto infrequente che si verifichino lesioni nelle persone che frequentano piscine e gli spazi adiacenti: soprattutto ai piedi e alle mani. I dati suggeriscono che questi incidenti siano comuni e che, cosa allarmante, generalmente non vengano segnalati [5]. I bordi scivolosi o irregolari, gli scarichi non coperti e i beccucci di uscita dell’acqua di ricambio possono causare lesioni agli utenti della piscina. Incidenti dovuti allo scivolamento o alla caduta accidentale possono complicarsi per l’impatto con ausili per il nuoto, come ciambelle o corde galleggianti, lasciati nell’area della piscina. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di prestare la massima attenzione agli infortuni causati da calpestio di vetri, bottiglie rotte e lattine [5].
È opportuno prevenire questo tipo di incidente vietando l’uso di contenitori di vetro e raccomandando alle persone che frequentano la piscina di usare contenitori alternativi per le bevande. Allo stesso modo è essenziale la manutenzione delle superfici, la supervisione degli utenti della piscina, la pubblicazione chiara e in luoghi frequentati delle avvertenze per la clientela, nonché una buona progettazione e costruzione della piscina.

Come comportarsi invece con le ferite chirurgiche?

Dopo un’operazione, la ferita chirurgica viene chiusa con punti, graffette, bande adesive o una colla chirurgica. Di solito, verso il termine della procedura chirurgica e prima che la persona lasci la sala operatoria, il chirurgo copre la ferita chiusa con garza e nastro adesivo o con un nastro adesivo contenente una protezione. Allo stato attuale, non esistono linee guida precise sul tempo necessario che trascorra prima che la persona operata faccia un bagno o una doccia dopo l’intervento.
Ci sono pro e contro. Il bagno precoce può incoraggiare la persona a muoversi, il che è positivo dopo la maggior parte degli interventi chirurgici. Evitare il bagno post-operatorio o la doccia per due o tre giorni può causare l’accumulo di sudore e di sporcizia sulla pelle, ma il lavaggio precoce della ferita può avere un effetto negativo sulla guarigione irritando la ferita e disturbando la guarigione.
Un gruppo di ricercatori della Cochrane – un’organizzazione internazionale non a scopo di lucro che lavora alla produzione di sintesi delle prove che derivano dalla ricerca – ha esaminato 131 studi disponibili nella letteratura scientifica (fino a luglio 2013) su questo problema. In particolare, sono state cercate informazioni derivanti da studi randomizzati e controllati, che, se condotti bene, forniscono le informazioni più accurate [6].
È stato trovato un solo studio randomizzato controllato, con diversi difetti nel modo in cui era stato condotto che avrebbero potuto dare risultati errati. Lo studio coinvolgeva 857 persone sottoposte a interventi cutanei eseguiti in ambulatorio, quindi di trascurabile entità. A un gruppo di 415 persone è stato consigliato di rimuovere la medicazione 12 ore dopo l’intervento chirurgico e di fare il bagno normalmente, mentre all’altro gruppo, di 442 persone, è stato consigliato di tenere la medicazione per almeno 48 ore prima di lavarsi. Gli autori non hanno riportato differenze statisticamente significative nella percentuale di persone che hanno sviluppato un’infezione della ferita nei due gruppi (8,5% in chi aveva fatto il bagno prima e 8,8% nel gruppo dei… ritardatari).
Come spesso accade, occorre armarsi di buon senso e ascoltare le indicazioni del medico, sperando che vengano presto eseguiti nuovi studi capaci di fugare i dubbi e le incertezze che ancora influenzano la riposta a queste domande.

Autore Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Rebecca De Fiore ha conseguito un master in Giornalismo presso la Scuola Holden di Torino. Dal 2017 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per riviste online e cartacee di informazione scientifica. Fa parte della redazione del progetto Forward sull’innovazione in sanità e collabora ad alcuni dei progetti istituzionali con il Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio.
Tutti gli articoli di Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)