Il diabete può essere curato con medicine “alternative”?

29 Luglio 2020 di Giada Savini (Pensiero Scientifico Editore)

Leggendo o ascoltando l’espressione “medicine alternative” vengono in mente alcune tra le cure complementari più utilizzate, come l’omeopatia o la fitoterapia. Ma il controllo del diabete ci offre la possibilità di riflettere su quella che davvero possiamo considerare una terapia complementare o, in qualche caso, “alternativa”: l’esercizio fisico.
Oltre alle diverse terapie nutrizionali e farmacologiche, a giocare un ruolo fondamentale nel controllo del diabete è proprio l’attività fisica, i cui benefici sono innumerevoli e ben noti per chiunque, anche e in particolar modo per chi soffre di alcune malattie, come il diabete. L’attività fisica aiuta a controllare il peso, abbassare la pressione sanguigna, ridurre il colesterolo LDL (quello “cattivo”) e i trigliceridi dannosi, aiuta ad aumentare il colesterolo HDL (quello “buono”), aiuta a rinforzare i muscoli e le ossa, alleggerire il peso dei disturbi d’ansia e migliorare il benessere generale. Per le persone che soffrono di diabete ci sono ulteriori benefici: l’esercizio fisico abbassa i livelli di glucosio nel sangue e aumenta la sensibilità del corpo all’insulina [1].

Dottore, posso fare qualsiasi tipo di sport?

La scelta dell’attività fisica deve tenere conto di età, trattamento farmacologico e compenso glicemico, oltre che delle generali condizioni di salute. Le più recenti linee-guida dell’American Diabetes Association sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari nel diabete di tipo 1 e 2 consigliano almeno 30 minuti di esercizio fisico aerobico moderato, possibilmente tutti i giorni e comunque non meno di 3-4 volte a settimana. Le attività suggerite sono: camminata a passo svelto, passeggiate in bicicletta in pianura o cyclette, ginnastica, nuoto, ballo o giardinaggio [2]. In uno studio condotto su oltre 5.000 persone è emerso che l’esercizio fisico minimo necessario a smaltire quotidianamente l’eccesso di calorie introdotte con l’alimentazione consiste in 30 minuti di cammino a passo spedito. Questo è il tempo necessario per smaltire quelle 100-150 calorie di troppo che mediamente ingeriamo ogni giorno con la dieta. Se si diminuisce la velocità si dovrà aumentare la durata della “passeggiata” da 30 a 45-60 minuti [3].

Come mi comporto se ho il diabete di tipo 1?

Non esistono limitazioni allo svolgimento dell’attività sportiva, sia amatoriale che agonistica, per chi soffre di diabete di tipo 1, ma ovviamente bisogna osservare alcuni accorgimenti. Sono consigliati sport di tipo aerobico, mentre sono da evitare attività anaerobiche che prevedono esercizi di forza (i cosiddetti esercizi “isometrici”). Sono quindi sconsigliati sport da combattimento con contatto fisico e nei pazienti affetti da retinopatia diabetica le attività che comportano frequenti scuotimenti del capo come la corsa in discesa e la mountain bike [2]. Secondo il professore Giacinto A.D. Miggiano, direttore del Centro di ricerca in Nutrizione umana, presso la Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma, in particolare sono fortemente sconsigliati, oltre agli sport che richiedono una particolare prontezza di riflessi, anche quelli subacquei che prevedono tempi di immersione obbligati, che non consentono di gestire le crisi ipoglicemiche.

E se volessi dedicarmi a un’attività agonistica?

La maggior parte dei pazienti con diabete di tipo 1 è giovane e naturalmente vuole dedicarsi all’attività fisica con maggiore intensità. In questo caso però è consigliabile l’uso del cardiofrequenzimetro e che si presti particolare attenzione nella cura dei piedi e nell’uso di calzature adeguate. Chi soffre di diabete, infatti, può andare incontro a complicanze ai piedi e alle caviglie, una patologia conosciuta come “piede diabetico”. Dunque, nella vita di tutti i giorni, e soprattutto quando si fa attività sportiva, bisogna fare molta attenzione nello scegliere le scarpe da indossare: né troppo larghe né troppo strette, senza bordi o cuciture irregolari. Ancora, per prevenire la patologia, si raccomanda la rimozione dei calli, la protezione delle vesciche, il trattamento di unghie incarnite o ispessite.
Inoltre è opportuno programmare l’attività fisica ed effettuare una misurazione della glicemia prima e dopo l’esercizio per evitare rischi dovuti a episodi di ipo o iperglicemia, adattando la terapia insulinica e l’assunzione di carboidrati al tempo e al calendario che prevediamo per l’esercizio [2].

Sappiamo che muoversi fa bene: ma, allora, perché lo fanno in pochi?

Esistono diversi studi sulla possibilità di ritardare, con uno stile di vita più attivo, non soltanto la comparsa dell’obesità ma perfino quella del diabete di tipo 2, ovvero la forma più diffusa che colpisce persone adulte, generalmente sedentarie e in sovrappeso [4, 5]. Un metodico incremento del movimento fisico ha dato risultati migliori della prevenzione con farmaci o mediante le sole accortezze dietetiche [6]. Tuttavia, i dati dell’Associazione Medici Diabetologi confermano che soltanto il 5,3% di un vasto campione di diabetici pratica regolarmente attività fisica, mentre la maggior parte di loro ritiene sufficiente qualche rinuncia alimentare. A fissare il concetto è Eugenio Del Toma, specialista in gastroenterologia che ha diretto per oltre trent’anni il Servizio di Dietologia e diabetologia dell’Ospedale romano San Camillo Forlanini, di cui è diventato primario emerito. “I medici, diabetologi o generici” afferma Del Toma, “si sentono impotenti di fronte al comportamento dei loro pazienti, assai più inclini ad assumere dei medicinali che a rivedere le abitudini alimentari o, peggio ancora, a rimuovere la sedentarietà” [6].
A far eco a Del Toma è anche Alberto Aglialoro, diabetologo presso la SSD Endocrinologia diabetologia e malattie metaboliche dell’ospedale Villa Scassi, ASL 3 di Genova, che in una recente intervista afferma che “dobbiamo diffondere la cultura dell’attività fisica sin dall’esordio della malattia poiché è la terapia più accessibile, economica e salutare” [7]. L’attività fisica è un efficace strumento di prevenzione perché dà la possibilità di ridurre la comparsa della malattia diabetica e di altre malattie, in particolare quelle cardiovascolari e cardiometaboliche. Purtroppo però, prosegue Aglialoro, nonostante le evidenze scientifiche, “la prescrizione dell’attività fisica in modo strutturato non è ancora entrata nel bagaglio di conoscenze applicate alla pratica clinica del diabetologo”.

Ma quindi se ho il diabete di tipo 2 e faccio sport guarisco?

“Se il diabetico di tipo 2 fa attività fisica costante può guarire. Se si corre un’ora il metabolismo fa scendere la glicemia, che può restare bassa per diverse ore a seconda dell’intensità, fino a 24-48 ore. Nel secondo giorno il vantaggio si perde un po’. L’attività aerobica serve per aumentare la muscolatura e quindi l’ingresso di più glucosio nelle cellule anche durante la fase di riposo” consigliano dalla Fondazione Umberto Veronesi [8]. L’attività fisica è uno dei fattori fondamentali che possono condizionare la vita del diabetico – spiega Livio Luzi, endocrinologo e ricercatore, attualmente professore ordinario di Endocrinologia alla facoltà di Scienze motorie dell’Università degli Studi di Milano – ma non bisogna trascurare altre abitudini che possono influire sulla condotta della terapia, come la dieta, il fumo di sigaretta, l’assunzione eccessiva di alcol e lo stress sia lavorativo sia psicologico [8].
Dieta ed esercizio fisico hanno, pertanto, l’importante compito di supportare nel controllo della glicemia chi ha il diabete, migliorando la circolazione sanguigna e favorendo l’ossigenazione dei tessuti dell’organismo, di contribuire alla prevenzione delle complicanze caratteristiche del diabete. I cambiamenti nello stile di vita e l’aderenza al trattamento farmacologico sono essenziali per migliorare la prognosi nel diabete, oltre che fondamentali per evitare di dover ricorrere a trattamenti più invasivi e complessi [9].
Le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità prevedono che il diabete sarà una delle principali cause di morte e disabilità nel prossimo quarto di secolo. Nel 1985 erano 30 milioni le persone a cui era stato diagnosticato il diabete, 10 anni dopo il numero era salito a 135 milioni e al ritmo attuale i casi arriveranno a 300 milioni entro il 2025 [10]. In Italia, nel 2016 erano oltre 3 milioni 200 mila le persone affette da diabete, il 5,3% della popolazione totale. L’aumento è dovuto sia all’invecchiamento della popolazione che ad altri fattori, tra cui l’anticipazione delle diagnosi (che porta in evidenza casi prima sconosciuti) e l’aumento della sopravvivenza dei malati di diabete. Nell’ultimo decennio, infatti, la mortalità per diabete si è ridotta di oltre il 20% in tutte le classi di età [11].
Un più frequente e relativamente più intenso esercizio fisico può davvero rivelarsi una “medicina alternativa” per prevenire o controllare la malattia diabetica.

Autore Giada Savini (Pensiero Scientifico Editore)

Giada Savini è Web content editor in ambito medico-scientifico. Dopo gli studi classici e dopo aver collaborato con Medici Senza Frontiere onlus, ha abbracciato la carriera editoriale. Collabora con Il Pensiero Scientifico Editore, dove si occupa di medicina, salute e scienza.
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