Il condizionatore va sanificato per non rischiare Covid-19?

15 Luglio 2020 di Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

“Negli ambienti confinati aperti al pubblico, seguire le norme di distanziamento e usare tutti la mascherina è doveroso, ma al contempo non possiamo trascorrere i prossimi mesi estivi soffrendo il caldo nelle nostre case o sul posto di lavoro. È quindi necessario seguire poche semplici regole che ci consentano di usare i nostri impianti in sicurezza”, spiega il presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) Alessandro Miani [1]. Dunque la risposta è: sì, il condizionatore va sanificato. La pulizia dei filtri, il controllo della batteria e delle bacinelle di raccolta della condensa possono contribuire a rendere più sicuri gli edifici riducendo la trasmissione delle malattie, compresa la Covid-19.

Non si stratta, comunque, di una novità dal momento che anche a prescindere dalla Covid-19, oggi sappiamo che la qualità del nostro ambiente indoor influenza il nostro stato di salute. Per questo, preservare la qualità del nostro ambiente è parte integrante dei piani e dei programmi di sanità pubblica.

Alessandro Volpi, esperto SIMA di gestione e manutenzione impianti di trattamento aria, consiglia: “In questo particolare momento di criticità dovuta alla pandemia da Covid-19, ritengo opportuno suggerire a utenti, gestori e manutentori di impianti di climatizzazione, più o meno complessi, di effettuare tutti gli interventi preventivi utili a ridurre il rischio correlato a una non adeguata sanificazione e pulizia degli impianti prima del loro uso” [1]. A questo proposito, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha riportato una serie di indicazioni su come pulire correttamente i diversi tipi di condizionatore [2]:

  1. Prima di utilizzare i prodotti per la pulizia leggi attentamente le istruzioni e rispetta i dosaggi d’uso raccomandati sulle confezioni.

  2. Pulisci i diversi ambienti, materiali e arredi utilizzando acqua e sapone e/o alcol etilico al 75% e/o ipoclorito di sodio al 0,5%. In tutti i casi le pulizie devono essere eseguite con guanti e/o dispositivi di protezione individuale.

  3. Non miscelare i prodotti di pulizia, in particolare quelli contenenti candeggina o ammoniaca con altri prodotti.

  4. Sia durante che dopo l’uso dei prodotti per la pulizia e la sanificazione, arieggia gli ambienti.

Dottore, il condizionatore può facilitare la trasmissione del virus?

Innanzitutto, come si legge sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, occorre ricordare che la trasmissione del SARS-CoV-2 avviene prevalentemente mediante il contatto interumano tra persona e persona, attraverso l’inalazione di goccioline (droplet), di dimensioni inferiori ai 5 μm di diametro, generate da tosse o starnuti e dagli atti del parlare e del respirare. Tali droplet generalmente si propagano per brevi distanze. Non ci sono evidenze, al momento, di trasmissione aerea di SARS-CoV-2 [2] anche se è un argomento molto studiato e le conoscenze potrebbero cambiare alla luce di nuovi risultati della ricerca. (Ne abbiamo parlato nel dettaglio nella scheda “Il SARS-CoV-2 si trasmette per via aerea?”)
Negli ultimi giorni ha fatto discutere la segnalazione, da parte del quotidiano The New York Times [3], di una lettera aperta di due ricercatori (uno australiano e l’altro statunitense) sottoscritta da 239 colleghi che sollecitano maggiore attenzione anche da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) alla diffusione aerea del SARS-CoV-2: “Facciamo appello alla comunità medica e agli organi nazionali e internazionali competenti perché sia riconosciuto il potenziale di diffusione nell’aria di Covid-19. L’esposizione potenziale per inalazione ai virus tramite le goccioline respiratorie microscopiche (microdroplet) è significativa, vuoi a brevi, vuoi a medie distanze (fino a diversi metri o in un raggio d’azione ragionevole di 2 metri per uno e mezzo) e raccomandiamo l’uso di misure preventive per mitigare questa via di trasmissione aerea”[4]. Nulla, dunque, di particolarmente nuovo rispetto a quanto già non fosse noto. Si aspettano, comunque, ulteriori studi sull’argomento.
Benedetta Allegranzi, dirigente tecnico dell’OMS per la prevenzione e il controllo delle infezioni, ha confermato che sono emerse prove della trasmissione aerea del coronavirus, ma che le evidenze non possono essere considerate definitive. “La possibilità di trasmissione aerea in ambienti pubblici – specialmente in condizioni molto specifiche, ambienti affollati, chiusi, scarsamente ventilati – non può essere esclusa”, ha detto. “Tuttavia, le prove devono essere correttamente raccolte e interpretate e continuiamo a supportare la ricerca in questo ambito” [5].
Tornando alla domanda iniziale, diverse persone in questo periodo temono che l’aria condizionata possa aumentare la trasmissione del virus. Dubbi legittimi sollevati anche da uno studio pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases [6]. Gli autori dello studio, infatti, portano ad esempio l’esplosione di casi di Covid-19 all’interno di un ristorante di Guangzhou, in Cina, proprio dovuta all’aria condizionata che ha trasportato nell’ambiente diverse goccioline di saliva. Occorre, però, fare attenzione. Lo studio, per ammissione degli stessi medici cinesi che lo hanno redatto, aveva dei limiti di tipo metodologico: non sono state fatte simulazioni del flusso d’aria né test sierologici sui negativi al tampone presenti nel ristorante. Ancora, si legge in un articolo uscito sulla rivista americana Forbes che “bisogna essere cauti di fronte a un singolo studio. Capita spesso che i media e i politici facciano riferimento ai risultati di un singolo studio” [7]. È dunque una ricerca da considerare con cautela. Si legge, invece, sul sito del Governo britannico che “il rischio che l’aria condizionata diffonda il coronavirus è estremamente basso. È possibile continuare a utilizzare la maggior parte dei sistemi di climatizzazione normalmente. Tuttavia, se si utilizza un sistema di ventilazione centralizzato che muove e fa circolare l’aria in ambienti diversi, si consiglia di disattivare il ricircolo e di utilizzare una sorgente di aria fresca” [8].

Dottore, quindi come va utilizzato il condizionatore negli ambienti domestici?

Sicuramente è utile garantire un buon ricambio dell’aria in tutti gli ambienti domestici, in maniera naturale, aprendo le finestre e i balconi con maggiore frequenza, come misura precauzionale per aumentare il livello di aria fresca all’interno. L’aumento del ricambio dell’aria di tipo manuale, infatti, aiuta a ridurre la presenza di inquinanti nell’aria riducendo il rischio per le persone che soggiornano in ambienti chiusi. Anche a prescindere dalla Covid-19, questa piccola attenzione consentirebbe di migliorare il disagio che si può manifestare in abitazioni scarsamente ventilate, composto da malessere generale, mal di testa, irritazioni di occhi e gola, affaticamento delle vie respiratorie, asma, allergie, problemi cardiovascolari, riduzione delle prestazioni cognitive e riduzione della produttività.

L’Istituto Superiore di Sanità consiglia, inoltre, di aprire finestre e balconi che si affacciano sulle strade meno trafficate e durante i periodi di minore passaggio di mezzi – soprattutto quando l’abitazione si trova in una zona trafficata – o lasciarle aperte per tutta la notte, soprattutto nei giorni di gran caldo. Ancora, è preferibile aprire per pochi minuti più volte al giorno, che una sola volta per tempi lunghi. Se sono venuti ospiti a casa, durante il ricambio dell’aria è meglio tenere chiusa la porta della stanza che ha accolto ospiti per limitare ulteriormente la possibilità di diffusione del virus in altri ambienti [2].

Se in casa sono presenti ventilatori fissati sul soffitto o portatili si consiglia di porre attenzione in presenza di persone ospiti. In caso contrario, e quindi della presenza in casa solo di persone dello stesso nucleo familiare, non rappresentano un problema. In ogni caso si ricorda di posizionare i ventilatori a una certa distanza dalle persone.

Nel caso in cui si abbiano in casa degli impianti autonomi fissi di riscaldamento/raffreddamento o climatizzatori portatili che non forniscono nuova aria esterna ma utilizzano con il ricircolo sempre la stessa aria, è preferibile aprire durante l’utilizzo finestre e balconi per pochi minuti più volte al giorno. In sintesi, durante l’utilizzo è bene [2]:

  1. Evitare che l’aria diventi troppo secca perché la secchezza delle mucose nasali aumenta negli anziani il rischio di contrarre infezioni respiratorie.

  2. Cercare di mantenere la temperatura ideale per il benessere fisiologico, compresa tra i 24 e i 26°C.

  3. Pulire i condizionatori circa una volta al mese, in base alle indicazioni fornite dal produttore, e a impianto fermo. Le prese e le griglie di ventilazione, invece, vanno pulite con panni in microfibra inumiditi con acqua e con i comuni saponi, oppure con una soluzione di alcool etilico.

  4. Aprire regolarmente i balconi e le finestre per aumentare il ricambio d’aria, diminuire gli inquinanti nell’aria e ridurre gli odori.

Come bisogna comportarsi negli ambienti di lavoro?

Innanzitutto occorre chiarire come il ritorno al lavoro non possa prescindere dal rispettare tutte le misure di prevenzione e contenimento del rischio di trasmissione e contagio dal virus SARS-CoV-2: dall’indossare le mascherine durante le riunioni e negli spazi comuni, fino al rispetto della distanza fisica. Ma, in primo luogo, astenersi dal frequentare il luogo di lavoro in presenza di sintomi di allarme.

L’Istituto Superiore di Sanità, anche nel caso degli ambienti di lavoro, ha redatto una serie di consigli utili da mettere in pratica [2]:

  1. Garantire un buon ricambio dell’aria in tutti gli ambienti, favorendo con maggiore frequenza l’apertura delle diverse finestre e balconi. L’obiettivo è portare all’interno aria “fresca più pulita” e, contemporaneamente, ridurre le concentrazioni degli inquinanti, degli odori, dell’umidità.

  2. Il ricambio dell’aria deve tener conto del numero di lavoratori presenti, del tipo di attività svolta e della durata della permanenza negli ambienti di lavoro. Sicuramente, si consiglia dove possibile di migliorare la disposizione delle postazioni di lavoro per assicurare che il personale non sia direttamente esposto alle correnti d’aria.

  3. Anche in questo caso, negli edifici senza specifici sistemi di ventilazione può essere opportuno aprire le finestre e i balconi che si affacciano sulle strade meno trafficate e durante i periodi di minore passaggio di mezzi.

  4. Negli edifici dotati di specifici impianti di ventilazione che consentono il ricambio dell’aria di un edificio con l’esterno, questi impianti devono mantenere attivi l’ingresso e l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Durante le ore notturne è possibile diminuire il livello di intensità.

  5. Quando possibile è meglio eliminare la funzione di ricircolo dell’aria per evitare l’eventuale trasporto di agenti patogeni nell’aria, come batteri o virus. In caso contrario, è opportuno aprire nel corso della giornata lavorativa le finestre e i balconi per pochi minuti più volte a giorno per aumentare ulteriormente il livello di ricambio dell’aria.

  6. Negli edifici dotati di impianti di tipo fan coil, in cui funzionamento e regolazione della velocità possono essere centralizzati o governati dai lavoratori che occupano l’ambiente, si consiglia di mantenere in funzione l’impianto in modo continuo a prescindere dal numero di lavoratori presenti in ogni ambiente o stanza. In questo caso si consiglia di programmare una pulizia periodica, ogni quattro settimane, dei filtri dell’aria.

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Autore Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Rebecca De Fiore ha conseguito un master in Giornalismo presso la Scuola Holden di Torino. Dal 2017 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per riviste online e cartacee di informazione scientifica. Fa parte della redazione del progetto Forward sull’innovazione in sanità e collabora ad alcuni dei progetti istituzionali con il Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio.
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