Il cancro si cura con l’alimentazione?

5 Aprile 2018 di Roberta Villa

Da dove nasce questa idea?

Negli ultimi anni alcuni organi di stampa, blog e trasmissioni televisive hanno dato grande rilievo al caso di alcuni pazienti che sostenevano di essere guariti dal cancro, addirittura con sparizione di metastasi diffuse a tutto l’organismo, grazie a regimi dietetici di ispirazione vegetariana o vegana, con forti restrizioni caloriche oppure privi di particolari alimenti.

Grande rilievo a livello internazionale ha avuto la storia di una giovane blogger australiana, Belle Gibson, che sosteneva di aver avuto una serie di problemi di salute, tra cui diversi tumori localizzati in varie parti del corpo, compreso il cervello, curati grazie alla dieta e al suo stile di vita sano. Su questa vicenda la giovane ha costruito un vero e proprio business, scrivendo un libro e creando un’app per smartphone.

Periodicamente anche in Italia, purtroppo, vengono a galla storie del genere. Tutte sono però poi puntualmente smentite dall’evoluzione inesorabile della malattia o, come nel caso della ragazza australiana, dalla confessione dell’inesistenza della malattia stessa.

Cosa c’è di vero?

Cosa c’è di vero?

È vero che le abitudini alimentari incidono molto sul rischio di sviluppare un tumore: un grande studio (EPIC) che per molti anni ha studiato gli stili di vita di oltre 500.000 persone in Europa lo ha confermato.

Con questo e altri studi è stato dimostrato che un’alimentazione ricca di fibre e di frutta e verdura riduce il rischio di alcuni tumori, mentre il consumo di carni rosse – ma soprattutto di carni lavorate come salsicce, insaccati e altri prodotti conservati sotto sale – lo aumenta.

Oltre che la qualità dei cibi conta poi la quantità (anche in relazione all’attività fisica svolta), dal momento che l’obesità è di per sé un altro importante fattore di rischio per il cancro.

È oggetto di studio anche la possibilità che una forte restrizione calorica possa aumentare la longevità riducendo il rischio di molte malattie croniche, tra cui il cancro.

Perfino la temperatura di quel che si ingerisce può essere importante, perché il consumo abituale di bevande molto calde è stato associato a un probabile aumento del rischio di tumore dell’esofago.

Oltre a questo, altri tumori che più risentono dell’alimentazione sono quelli che si sviluppano nel cavo orale, nella gola, a livello della laringe, del polmone, dello stomaco e dell’intestino. Anche per altri, come il tumore al seno dopo la menopausa, contano le abitudini a tavola, ma soprattutto perché favoriscono sovrappeso e obesità.

Il ruolo dell’alimentazione è quindi sicuramente fondamentale nella prevenzione di alcune forme di cancro, sebbene, come per tutti i fattori di rischio, non si tratta di un rapporto di causalità necessaria e sufficiente: in altre parole, esistono persone che non svilupperanno mai un tumore nonostante un’alimentazione sbilanciata e viceversa potranno ammalarsi, per esempio a causa di forti predisposizioni genetiche, anche individui che seguono stili di vita impeccabili.

Più delicato invece, e da distinguere nettamente, è il caso dei pazienti a cui è già stato diagnosticato un cancro. In questi casi non si valuta se l’alimentazione possa influire sul rischio di ammalarsi, ma ci si basa sull’evoluzione del tumore. Molti studi suggeriscono che anche queste persone possano trarre beneficio da una dieta equilibrata. Non solo perché a tavola, con appositi accorgimenti consigliati dal medico, si può superare, almeno in parte, l’inappetenza, la nausea o altri disturbi legati alla malattia o alle cure, ma anche perché, nel caso di alcuni tumori, sembra che una dieta sana possa proteggere da eventuali recidive. La ricerca in questo campo tuttavia è ancora in corso, per cui è pericoloso avventurarsi di propria iniziativa in regimi alimentari – magari estremi – seguendo una moda, un articolo di giornale o una trasmissione televisiva, soprattutto in una condizione come quella del malato oncologico in cui anche la malnutrizione può contribuire a peggiorare la prognosi. Le scelte alimentari devono quindi sempre essere concordate con il proprio oncologo di riferimento e non devono in alcun caso sostituire le cure o i trattamenti farmacologici profilattici raccomandati dal medico.

Roberta Villa

Autore Roberta Villa

Medico e giornalista, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online. Per l’agenzia di giornalismo scientifico Zadig ha preso parte a progetti europei (TELL ME, ASSET), nel corso dei quali ha approfondito il tema delle vaccinazioni, come caso tipico di interazione tra scienza e società in cui è fondamentale il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news. Nel 2014, insieme con Antonino Michienzi, ha pubblicato un e-book inchiesta sul caso Stamina, dal titolo “Acqua sporca”, e nel 2017 il libro “Vaccini. Il diritto di non avere paura”, distribuito con il Corriere della Sera. Da qualche mese ha aperto un canale YouTube in cui, partendo dai vaccini, sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione, anche partendo dalla sua esperienza personale di madre di sei figli.
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