I bambini possono seguire un’alimentazione vegetariana o vegana?

21 Febbraio 2020 di Roberta Villa

Perché se ne parla?

Circa il 7% degli italiani si dichiara vegetariano (intorno al 5%) o vegano (quasi 2%) [1]. I primi hanno eliminato in genere dalla loro alimentazione tutte le carni e il pesce, mentre continuano a mangiare uova e latticini. Esistono tuttavia diverse varianti della dieta vegetariana: la dieta pesco-vegetariana che esclude solo carne e pollami, quella latte-ovo-vegetariana, che vieta anche il pesce, ma comprende uova e latticini, fino alla lattovegetariana, che toglie anche queste, ma consente i derivati del latte. L’alimentazione vegana richiede invece di non introdurre nessun prodotto di origine animale, inclusi uova, latticini e miele [2].
La scelta di rinunciare a portare a tavola la carne, il pesce o tutti i prodotti di origine animale può dipendere da ragioni etiche, ambientali o anche di salute, dal momento che questi regimi alimentari hanno dimostrato una serie di vantaggi, accertati negli adulti: riducono il rischio di obesità [3], di diabete di tipo 2 [4], di malattie cardiovascolari [5], di cancro [6] e, più in generale, si associano a una ridotta mortalità rispetto a un’alimentazione molto ricca di carne, soprattutto se lavorata.
Questi vantaggi, documentati per gli adulti, non sono ancora confermati con certezza nei bambini, soprattutto in riferimento alla scelta più estrema, quella vegana [7]. Il minor apporto di alcuni elementi contenuti negli alimenti di origine animale ha infatti creato qualche timore che queste scelte, soprattutto le più radicali, possano portare a deficit nutrizionali e non si adattino a organismi in crescita [8].
Periodicamente si segnalano infatti casi di bambini nati e allattati al seno da madri vegane e svezzati senza nessun prodotto di origine animale, che giungono in ospedale in gravi condizioni, e talora riportano danni neurologici irreversibili [9]. Sebbene si tratti di situazioni estreme, che si contano sulle dita di una mano, queste notizie spingono a guardare talvolta con sospetto la decisione di privare i più piccoli di alimenti il cui consumo è abituale nella nostra tradizione.

Quali sono i rischi di questi regimi alimentari, per un bambino?

I rischi di deficit nutrizionali nei bambini aumentano via via che il regime si fa più severo: praticamente inesistenti in un’alimentazione equilibrata che escluda solo la carne, ma consenta pesce, uova e latticini; rari e facilmente evitabili nel caso di un’alimentazione latte-ovo-vegetariana; sono invece da tenere presente in caso di regimi vegani stretti.
Le carenze possono riguardare soprattutto calcio, zinco, ferro, acidi grassi omega 3 e vitamina D, quando la dieta è improvvisata, senza la guida di un pediatra nutrizionista. La sostanza più difficile da sostituire, e la cui mancanza provoca i danni ematologici e neurologici più gravi, è però la vitamina B12. È importante quindi garantire un adeguato apporto di questa sostanza con alimenti di origine animale (latticini, uova) nelle diete vegetariane e con alimenti fortificati o supplementi in quelle vegane [10].
A queste condizioni, secondo il position paper della Società italiana di Nutrizione Umana, le linee guida della Canadian Paediatric Society e le indicazioni dell’American Academy of Pediatrics, non ci sono prove che i bambini cresciuti con queste abitudini alimentari subiscano conseguenze negative sulla salute, anzi, in genere assumono le porzioni di frutta e verdura raccomandate più spesso dei coetanei onnivori [11-13].

Quindi per i bambini è meglio una dieta “tradizionale”?

Sull’altro piatto della bilancia, non bisogna dimenticare che sono ben noti i danni di un sovraccarico calorico e di un eccesso di alimenti di origine animale fin dall’infanzia. Non ci sono dubbi sulle conseguenze negative a breve e lungo termine dell’obesità infantile – in cui l’Italia detiene un triste primato – ma anche solo dell’eccesso di carni rosse e lavorate, dolci, sale, bibite zuccherate o alimenti processati. Molti bambini e ragazzi si rifiutano di mangiare frutta e verdura. Eppure questo tema sembra destare meno allarme, forse perché siamo ancora condizionati da un passato in cui il problema da affrontare quotidianamente era la fame, non l’eccesso di cibo.
L’attenzione rivolta ai possibili rischi di una dieta che si discosta dalle abitudini della maggior parte degli italiani rischia quindi di offuscare quelli accertati a cui sono esposti i loro figli.
L’importante è garantire ai bambini e, via via, agli adolescenti, un’alimentazione adeguata, che garantisca l’apporto calorico e i nutrienti che occorrono loro, evitando gli eccessi che possono fare male. Questo è possibile sia con un’alimentazione onnivora che vegetariana (o vegana, con adeguati supplementi).

Autore Roberta Villa

Giornalista pubblicista laureata in medicina, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online, italiane e internazionali. Negli ultimi anni ha approfondito il tema delle vaccinazioni, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news. Sul tema della comunicazione della scienza è attualmente impegnata nel progetto europeo QUEST come research fellow dell’Università di Ca’Foscari a Venezia. Insieme ad Antonino Michienzi è autrice dell’e-book “Acqua sporca” (2014), un’inchiesta sul caso Stamina disponibile gratuitamente online. Ha scritto “Vaccini. Il diritto di non avere paura” (2017), distribuito in una prima edizione con il Corriere della Sera e in una seconda (2019) per il Pensiero scientifico editore. È molto attiva sui social network (Youtube, Instagram, Facebook) su cui sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione.
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