I bagnetti freddi abbassano la febbre nel bambino?

17 Settembre 2019 di Il Pensiero Scientifico Editore

I bagnetti freddi e le spugnature con acqua tiepida degli arti inferiori sono due classici rimedi della nonna per abbassare la febbre nel bambino. Il principio è quello di raffreddare il corpo dall’esterno, senza intervenire con farmaci o trattare la causa della febbre. Ma se da un lato questi rimedi apparentemente danno sollievo, dall’altro sono di dubbia efficacia [1].

I bagnetti forse no, ma gli impacchi freddi hanno un utilizzo terapeutico…

Sì, ma serve sempre distinguere caso per caso e prendere in esame anche i possibili effetti collaterali che possono superare i potenziali benefici. Più di cento anni fa il chirurgo tedesco Frederick von Esmarch scrisse che alcuni colleghi erano favorevoli al trattamento con il freddo dei tessuti infiammati per rallentare il flusso di sangue nei tessuti, mentre altri non lo erano per nulla perché ritenevano che il freddo potesse avere degli effetti deleteri sulla pelle [2]. Gli impacchi freddi vengono utilizzati in medicina a scopo terapeutico per il trattamento dell’ipertermia (che è cosa diversa dalla febbre) del mal di testa o altri dolori, di stiramenti e tumefazioni. L’applicazione di una fonte fredda sulle parti del corpo provoca infatti vasocostrizione, facilita la termodispersione e diminuisce la permeabilità capillare, il flusso ematico e linfatico. Ma il raffreddamento esterno del corpo attraverso l’uso di borse del ghiaccio, di spugnature tiepide o bagnetti in vasca, per abbassare la febbre nel bambino è sconsigliato perché ad oggi non sono stati condotti degli studi rigorosi e su grandi numeri per poter affermare, con certezza, che siano realmente d’aiuto per abbassare la febbre nel bambino [3]. L’utilizzo di questi rimedi è controverso anche perché potrebbe sortire l’effetto contrario, aumentando brividi e senso di freddo. È stato dimostrato che i tremori non fanno altro che aumentare la produzione di calore da parte del corpo per contrastare l’abbassamento delle temperature esterne [4]. Inoltre, bagnetti e impacchi freddi possono causare altre reazioni fisiologiche da non sottovalutare, come per esempio vasocostrizioni cutanee.

Un’alternativa ai bagnetti freddi potrebbero essere gli impacchi con l’alcol?

No, questi vanno evitati perché pericolosi. Prima degli anni Cinquanta era comune fare le spugnature con l’alcol. Con l’evaporazione l’alcol riduce la temperatura della pelle ma può farlo anche in un modo troppo veloce, inoltre è stato dimostrato che i vapori di alcol isopropilico, se inalati in quantità sufficienti, possono causare ipoglicemia e indurre il coma [5-7]. L’avvelenamento da alcol è stato documentato oltre che nei bambini anche negli anziani trattati con spugnature con alcol isopropilico [8].

Il farmaco è l’unico modo per curare la febbre?

Quando i bambini hanno la febbre non sempre serve intervenire con un farmaco antipiretico che, come dice la parola stessa, ha la funzione di abbassare la temperatura. Prima di rispondere a questa domanda è importante fare una premessa: la febbre di per sé non è una malattia e diverse sono le possibili cause. Per esempio la corsa, uno stato di eccitazione, un’eccessiva vestizione o un microcaldo dell’ambiente sono dei fattori condizionanti che possono aumentare i gradi corporei. Ma nella maggior parte dei casi la febbre è il sintomo di una infezione causata da virus o batteri. L’innalzamento della temperatura ha la funzione di impedire alla maggior parte dei microbi di moltiplicarsi e quindi è un naturale meccanismo di difesa tanto nel bambino quanto nell’adulto: all’aumentare della temperatura corporea, alcuni processi vengono accelerati (come la risposta immunitaria), e altri vengono inibiti (il proliferare di un’infezione). Come rassicura il pediatra Vincenzo Calia sul sito UPPA.it “la febbre, molto frequente nei bambini, è causa di grandi preoccupazioni, eppure non fa male e, a meno che non sia molto molto alta, non è pericolosa” [9]. La scelta di somministrare un farmaco antipiretico deve essere presa insieme al medico. In pediatria l’antipiretico di prima scelta è il paracetamolo perché è efficace e ha pochi effetti collaterali, quello di seconda scelta è l’ibuprofene che è controindicato in caso di varicella, vomito e/o diarrea. Questi due farmaci non vanno alternati né usati in combinazione perché non si conoscono esattamente i possibili effetti collaterali, inoltre il rischio di sovradosaggio è alto. Come riportato nelle schede Lo sai mamma? dell’Istituto Mario Negri di Milano vanno somministrati attenendosi scrupolosamente alle dosi riportate sui foglietti illustrativi nei casi in cui: la temperatura ascellare superi i 38,5°C e si associ a sintomi fastidiosi; la febbre è lieve ma si associ a mal di testa, mal d’orecchio, mal di gola o dolori muscolari; la temperatura ascellare superi i 40°C [10]. Alcuni genitori si affidano a prodotti omeopatici, come globuli di Aconitum D12, Belladonna D12 o Matricaria recutita D12, anche se in realtà non sono efficaci [11].

Quando chiamare il pediatra?

I pediatri e ricercatori del progetto Lo sai mamma? dell’Istituto Mario Negri di Milano spiegano che “poiché la causa principale della febbre nel bambino è un’infezione virale che tende a guarire spontaneamente nell’arco di 3-4 giorni, si possono attendere anche 72 ore prima di contattare il pediatra, purché il bambino continui a giocare e a bere. Vanno invece visitati quei bambini che presentano sintomi che fanno sospettare un’infezione batterica (mal di gola senza catarro, mal d’orecchio non controllabile con l’antidolorifico, affanno con o senza tosse, difficoltà a urinare, articolazione gonfia)” [10].

Cosa è consigliabile fare aspettando che la febbre passi?

In caso di febbre non coprire il bambino in maniera eccessiva, non è necessario che il bambino rimanga a letto, basta che non faccia sforzi fisici eccessivi, mentre è importante che il bambino beva più del solito. Non c’è motivo di forzarlo a mangiare se non ne ha voglia; ma è bene che i liquidi assunti contengano un po’ di zuccheri per evitare che il digiuno porti alla produzione di corpi chetonici (acetone) che accentuerebbero il malessere [10,12]. Non interrompere l’allattamento al seno perché il latte materno contiene elementi antibatterici e antivirali che possono accelerare la guarigione del bambino [13].

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Autore Il Pensiero Scientifico Editore

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