Esistono diete che permettono di vivere fino a 120 anni?

8 Gennaio 2019 di Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Se mangio bene posso vivere più a lungo?Nell’ultimo periodo sui giornali e soprattutto in alcune trasmissioni televisive si è parlato molto di una dieta ormai popolare che si inserisce nell’ampio filone delle diete a basso consumo di carboidrati, identificati come causa di molte malattie. La proposta raccomanda di eliminare i carboidrati e di assumere costosi integratori a base di spezie commercializzati tramite la società Life-120. Infatti, questi integratori servirebbero per fornire i nutrienti necessari che l’alimentazione moderna non è in grado di dare.

Va detto che la riconsiderazione del ruolo dei carboidrati nella dieta e la riduzione del loro consumo è una prospettiva interessante su cui, soprattutto negli Stati Uniti, si discute da tempo anche in ambienti scientificamente qualificati. Le perplessità nascono però quando queste indicazioni giungono da persone che non hanno alcuna specifica competenza in materia e, soprattutto, possono avere un interesse personale nel commercializzare i prodotti suggeriti. Inoltre, nessuna evidenza scientifica assicura di vivere fino a 120 anni seguendo lo stile di vita proposto da questi regimi alimentari [1].

Dottore, esistono linee guida per una sana alimentazione che posso seguire?

La World Health Organization (WHO) ha delineato delle linee guida per una sana alimentazione, basandosi su revisioni sistematiche della letteratura mondiale condotte da esperti senza alcun tipo di conflitti di interesse. Queste linee guida hanno indicato che un apporto variabile dal 50 al 75% di calorie da carboidrati per lo più complessi (amido), contenuti in cereali integrali, legumi, vegetali e frutti interi, aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari, il diabete e la condizione di prediabete. È risultato anche che i migliori modelli alimentari al mondo sono la dieta mediterranea (58-60% delle calorie da carboidrati), la dieta DASH (55-56,5 % da carboidrati), le diete vegetariane (56-75% calorie da carboidrati), la dieta tradizionale degli abitanti delle isole di Okinawa (>75% da carboidrati) [1]. Da questi studi viene fuori come le proposte dietetiche che indicano i carboidrati come dannosi per il nostro organismo siano in contrasto con la prevalente base di evidenze disponibili in letteratura.

Inoltre, nel 2018 il Ministero della Salute ha diffuso delle linee guida per una sana alimentazione italiana. Nel documento si raccomanda di consumare più cereali, legumi, ortaggi e frutta perché apportano carboidrati ma anche vitamine, minerali e altre sostanze di grande utilità per una buona salute; di limitare la quantità di grassi e di zuccheri e di prestare attenzione alla qualità degli alimenti; di utilizzare poco sale; e soprattutto di variare spesso le scelte a tavola perché è il modo più semplice e sicuro per garantire, in misura adeguata, l’apporto di tutte le sostanze nutrienti indispensabili al nostro organismo [2].

Dottore, quindi con le diete a ridotto o nullo apporto di carboidrati non posso curare malattie come il morbo di Crohn o il diabete?

Assolutamente no, nonostante qualcuno sostenga da anni che grazie a specifici integratori si possano curare malattie come l’Alzheimer, il morbo di Crohn o il diabete. Alcuni improvvisati dietologi hanno addirittura invitato le persone che ne sono affette a rompere qualunque legame con il proprio medico, mettendo in serio pericolo la salute dei cittadini.

È possibile vivere più a lungo con una dieta equilibrata?

Dobbiamo preoccuparci di quello che mangiamo“Un’alimentazione corretta e bilanciata è un elemento essenziale per conservare un buono stato di salute, fisica e psichica, e per prevenire l’insorgenza di numerose malattie” spiega Mariangela Rondanelli, specialista in Scienza dell’alimentazione e docente all’università di Pavia [3]. “Questo vale a tutte le età, ma diventa ancora più importante con il trascorrere degli anni. Ecco perché si insiste sempre più sul concetto che a tavola non solo si costruisce e si difende la propria salute, ma si gettano anche le basi per assicurarsi sin da giovani di arrivare all’età matura in gran forma.” Quello che gli inglesi chiamano successful aging.

“Nel linguaggio comune” continua Rondanelli “il termine dieta viene generalmente utilizzato per indicare un regime alimentare particolare, come una dieta ipocalorica per chi è sovrappeso o una dieta speciale per chi, ad esempio, soffre di ipertensione o di ipercolesterolemia. Prima di assumere questo significato clinico, tuttavia, la parola dieta non significava altro che stile alimentare; deve pertanto essere intesa come la corretta alimentazione, razionale ed equilibrata, che una persona sana deve attuare quotidianamente in funzione delle proprie necessità biologiche e che, associata a un’adeguata attività fisica (può essere ad esempio sufficiente camminare a passo veloce per 30 minuti almeno 3 volte alla settimana), permette di mantenere uno stato di completo benessere nel tempo.”

Non esiste dunque una dieta “universale”?

“Sì, non esiste un’alimentazione standard che vada bene per tutti, in quanto le esigenze biologiche di ciascun organismo variano da individuo a individuo. Tuttavia, se non esiste una dieta uguale per tutti, esistono dei principi generali e basilari che costituiscono i pilastri di una corretta alimentazione.”

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Autore Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Rebecca De Fiore ha conseguito un master in Giornalismo presso la Scuola Holden di Torino. Dal 2017 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per riviste online e cartacee di informazione scientifica. Fa parte della redazione del progetto Forward sull’innovazione in sanità e collabora ad alcuni dei progetti istituzionali con il Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio.
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