Bere succhi di frutta accorcia la vita?

3 Giugno 2019 di Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Che consumare zucchero non faccia bene alla salute è cosa nota [1]. Che l’abitudine di bere bevande zuccherate non sia consigliabile è altrettanto risaputo. Ma che anche i succhi di frutta al 100% senza zuccheri aggiunti debbano essere compresi nell’elenco delle bevande da evitare è almeno in parte una novità. Ed è forse più difficile da accettare.

Cosa ha “scoperto” lo studio di cui si parla in questi giorni?

Bere succhi di frutta accorcia la vita?La ricerca rilanciata da molti media nel maggio 2019 ha preso in considerazione più di 13 mila statunitensi di età maggiore ai 45 anni per verificare l’impatto sulla salute delle bevande zuccherate e dei succhi di frutta senza l’aggiunta di zuccheri. Nelle persone che hanno partecipato alla ricerca, ogni porzione giornaliera di circa due bicchieri di succo di frutta era associata ad un aumento del 24% del rischio di mortalità per tutte le cause [2]. Praticamente lo stesso aumento di rischio che comporta il consumo di bevande zuccherate. Attenzione: vuol dire che se io ho una probabilità su cento di morire entro il prossimo anno, bevendo due bicchieri di succo di mela al giorno il mio rischio di morire diventerà dell’1,24%. Quindi, in valori assoluti la prospettiva può assumere una diversa portata.

I risultati di questo studio – pubblicato su una rivista della associazione dei medici degli Stati Uniti, JAMA Network Open – non sono una novità assoluta, in quanto confermano qualcosa che già era stato evidenziato da ricerche precedenti [3].

Ma non si può non ricordare che altre ricerche simili avevano invece messo in evidenza un effetto positivo del consumo di succhi di frutta naturali, sia sulla salute del cuore [4] sia sul decadimento cognitivo [5].

Quale sarebbe la causa dell’aumento del rischio per la salute?

“Il consumo di fruttosio è noto per alterare i livelli di lipidi nel sangue, i marcatori di infiammazione e pressione sanguigna” spiegano gli autori, “mentre il consumo elevato di glucosio è stato associato con insulino-resistenza e diabete, indipendentemente dallo stato di peso”. Oltre una modesta quantità, il fruttosio presente nelle bevande di cui parliamo viene trasformato in glucosio, aumentando la glicemia e la sintesi di grassi che si accumulano nel fegato e che sono dannosi per le arterie [6].

Quindi, i succhi di frutta sono da sconsigliare al pari delle bevande zuccherate?

Bere succhi di frutta accorcia la vita?Molte persone considerano il succo di frutta un’alternativa più salutare alle bibite zuccherate ma in fin dei conti queste bevande possono contenere la stessa quantità di zucchero (e lo stesso numero di calorie) presente in una bibita gassata al sapore di arancio o di limone. Anche se lo zucchero nei succhi di frutta non è aggiunto, una volta metabolizzato la risposta biologica è essenzialmente la stessa. Alla fine, nonostante nei succhi naturali siano presenti vitamine o nutrienti, la composizione dei succhi è prevalentemente di acqua e zucchero [7].

Un dubbio: possiamo fidarci dello studio di cui si parla tanto?

Questa è una domanda intelligente e il dubbio è legittimo. È molto semplice, oggi, accedere a notizie di ogni tipo, sia su internet sia leggendo i giornali o ascoltando la televisione. “Tuttavia – spiegano Mauro Destino, nutrizionista, e Federico Marolla, pediatra – esiste il problema di dover scegliere la notizia giusta, ovvero di selezionare l’informazione corretta. Se decidete e agite in base a informazioni parziali o errate tutto quello che ne conseguirà sarà sbagliato”.

Alcuni limiti della ricerca pubblicata sul JAMA Network Open sono riconosciuti dagli stessi autori. In primo luogo, tutti i dati sono stati raccolti attraverso un questionario compilato dagli stessi partecipanti allo studio e si sa che non sempre le dichiarazioni rilasciate in questo modo, soprattutto quando riguardano gli stili di vita e l’alimentazione, sono sincere. “Inoltre – proseguono gli autori – non siamo stati in grado di controllare il reddito nel campione a causa di una grande quantità di dati mancanti.” Questo è un punto importante, perché l’influenza del reddito sulla salute è un fattore davvero rilevante. Ancora, “potrebbero esserci altri confondenti non misurati, come l’accesso all’assistenza sanitaria”.

Quali sono le raccomandazioni pratiche per il consumo di succhi di frutta?

Bere succhi di frutta accorcia la vita?Come ricordano due studiosi della Harvard T. H. Chan School of Public Health di Boston – Marta Guasch-Ferré e Frank B. Hu – invitati dalla rivista a scrivere un editoriale di commento allo studio, la American Academy of Pediatrics e le Dietary Guidelines for Americans raccomandano per i bambini di età compresa tra 1 e 6 anni di limitare il consumo di succo di frutta a un massimo di un bicchiere di piccole dimensioni al giorno, quantità che può raddoppiare per bambini più grandi, adolescenti e adulti. Se proprio vogliamo consumarli, dovrebbero essere succhi di frutta al 100%, non altre bevande alla frutta con aggiunta di zucchero [8].

Consigli non molto distanti da quanto suggerisce la Associazione culturale pediatri, che raccomanda di non inserire nella dieta del neonato i succhi di frutta prima dei sei mesi (specificando che non offrono alcun beneficio nutritivo neanche dopo quell’età), di non far bere ai bambini succhi di frutta prima di andare a letto per il rischio aumentato di carie dentali, di non superare mai la dose di mezzo bicchiere (sotto i 6 anni) e di un bicchiere al giorno per i bambini più grandicelli.

La cosa ideale è bere acqua naturale, di rubinetto – anche pensando all’impatto della enorme quantità di bottigliette, bottiglie, brik e altre confezioni che ogni giorno vengono prodotte, trasportate e gettate con costi economici e ambientali molto, molto elevati.

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Autore Rebecca De Fiore (Pensiero Scientifico Editore)

Rebecca De Fiore ha conseguito un master in Giornalismo presso la Scuola Holden di Torino. Dal 2017 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per riviste online e cartacee di informazione scientifica. Fa parte della redazione del progetto Forward sull’innovazione in sanità e collabora ad alcuni dei progetti istituzionali con il Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio.
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