11 Maggio 2018 di Ulrike Schmidleithner

Attenti al canguro!

Immaginiamoci di fare una passeggiata in campagna con la famiglia e di vedere, fissato sul cancello di una vecchia casa, un cartello arrugginito con la scritta, parzialmente diventata illeggibile: “Attenti al ca”.

Naturalmente concluderemmo senza pensarci due volte che chi abita in questa casa abbia un cane di guardia e che metta sull’avviso eventuali intrusi.

Se un estraneo, che allo stesso momento passasse di lì, ci dicesse che il cartello voleva mettere sull’avviso non da un ca(ne) ma da un ca(nguro)?  

Chi crederebbe a questa singolare interpretazione del cartello? Chi si metterebbe a girare curioso intorno alla casa in cerca di un canguro?

Questo tipo di “bufala” non avrebbe successo perché tutti siamo in grado di comprenderne immediatamente l’assurdità. Ma perché?

Perché abbiamo imparato già da bambini dove abitano i canguri e che molta gente da noi ha un cane di guardia e mette il cartello “Attenti al cane”.

Un bambino molto piccolo che teniamo in braccio mentre leggiamo il cartello “Attenti al ca” potrebbe certo vedere il cartello, ma non saprebbe che quei segni sopra hanno un significato. A parte questo la sua mente è ancora come un foglio bianco, quindi deve imparare dagli adulti e da quello che osserverà, cioè che da noi ci sono molti cani ma che nessuno tiene un canguro da guardia in giardino.

Purtroppo ci sono tante situazioni in cui leggiamo o sentiamo un’affermazione che ci mette in guardia da un pericolo inesistente, assurdo come quello del canguro nel giardino. Se, grazie al nostro background professionale, conosciamo molto bene i fatti, sappiamo immediatamente che si tratta di una bufala, oppure, se la falsità non è così lampante, abbiamo comunque i mezzi per verificare facilmente la notizia. Siamo anche in grado di argomentare, con parole comprensibili e prove alla mano, perché quella affermazione è falsa o altamente inverosimile.

Il problema nasce quando non abbiamo una conoscenza approfondita della materia. In questo caso siamo più o meno come un foglio bianco. Se lasciamo che il primo che capita scriva su questo foglio delle falsità, e noi non siamo in grado di capirlo, rischiamo di proseguire il nostro cammino con una nozione sbagliata. Se poi una persona esperta in questa materia sostiene l’opposto di quello che un ciarlatano ha scritto sulla nostra carta bianca, è addirittura possibile che respingiamo le informazioni corrette, bollandole come bufale.

Classificare nella propria mente la disinformazione come verità e i fatti come disinformazione può essere estremamente pericoloso, soprattutto se si tratta di salute. Se si crede l’opposto della realtà, non è la realtà che si adegua alle nostre credenze, ma sono le illusioni che dovranno fare i conti con la realtà. Nella peggiore delle ipotesi il prezzo da pagare è la morte, o la propria o quella di chi subisce le conseguenze della nostra stolta credulità.

Il primo passo è quello di rendersi conto che su un tema che non si conosce è meglio essere molto prudenti e non credere ciecamente al primo che capita. Proprio perché è molto difficile capire se quello dice “Attenti al canguro” quando invece il canguro non c’è.

Ulrike Schmidleithner

Autore Ulrike Schmidleithner

Una mamma che segue dall’inizio del 2002 con grande passione la questione vaccini. In tutti questi anni ha approfondito ogni aspetto di questo tema. Conosce praticamente tutti gli argomenti usati dalle persone contrarie alle vaccinazioni. Ha controllato accuratamente ciascuno di questi assunti e ha scritto moltissimi articoli sul suo blog Vaccinar...SI’! e sulla pagina Facebook omonima, per spiegare in modo pacato e comprensibile anche a chi non ha studiato medicina come stanno realmente le cose secondo il parere della comunità scientifica. Ha sempre fatto controllare i suoi articoli da uno o più esperti per assicurare la correttezza scientifica, che è indispensabile per un tema così importante. Sul nostro sito cura “La rubrica della mamma” in cui si rivolge ai genitori stando al loro fianco.
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