Esiste una nuova forma di depressione legata al sonno e agli orari?

4 Novembre 2026 di Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Nel 2026 un gruppo di ricercatori australiani, studiando persone con diagnosi di depressione, ha osservato che in una parte di loro i disturbi del ritmo sonno-veglia sono molto frequenti, e ha proposto di considerarle un “sottotipo circadiano” della depressione [1].

Il rischio è che la notizia faccia pensare che andare a letto tardi o svegliarsi stanchi significhi essere depressi: ma lo studio non dice questo. Andiamo quindi a vedere nel dettaglio cosa dice…

Dottore, esiste davvero una forma di depressione legata al sonno?

Per ora è solo un’ipotesi di ricerca, nata da uno studio osservazionale, che si limita cioè a osservare un gruppo di persone, senza intervenire, e quindi non può stabilire rapporti di causa ed effetto fra i fenomeni osservati. Il sottotipo circadiano non è quindi una malattia a sé [1]. Gli stessi autori dello studio scrivono che i criteri usati per identificarlo sono provvisori e che servono altri studi, condotti da gruppi indipendenti, per confermarli [1].

Per capire di cosa stiamo parlando: secondo il DSM-5-TR, il manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, per parlare di episodio depressivo servono almeno cinque sintomi (su nove di quelli elencati nel manuale) presenti nello stesso periodo di due settimane, che rappresentano un cambiamento rispetto al modo di essere precedente. Almeno uno deve essere l’umore depresso oppure la perdita di interesse o di piacere. Gli altri comprendono:

  • disturbi del sonno (insonnia o troppo sonno);
  • cambiamenti di appetito o di peso;
  • rallentamento o agitazione;
  • stanchezza;
  • sentimenti di colpa o di inutilità;
  • difficoltà a concentrarsi e pensieri di morte [2].

I sintomi devono provocare un disagio importante o difficoltà nella vita di tutti i giorni e non devono dipendere da sostanze o da un’altra condizione medica [2]. La diagnosi spetta sempre al medico. Ne abbiamo parlato approfonditamente nella scheda “Si può diagnosticare la depressione con un esame del sangue?”.

In che cosa consisterebbe questo “sottotipo circadiano”?

Tra le persone che avevano già ricevuto una diagnosi di depressione, i ricercatori hanno cercato quelle che manifestavano sintomi compatibili con uno sfasamento dell’orologio biologico. Per farlo hanno considerato sei caratteristiche, rilevate con questionari:

  • un orario del sonno molto diverso tra giorni di lavoro e giorni liberi;
  • cambiamenti marcati, in base alle stagioni, di sonno, vita sociale, umore, peso, appetito ed energia;
  • un sonno spostato molto in avanti nelle ore notturne nei giorni liberi, cioè con il punto di mezzo tra addormentamento e risveglio più tardivo rispetto alla propria fascia di età;
  • la risposta “decisamente un tipo serale” alla domanda su quale sia il momento della giornata in cui ci si sente meglio;
  • una forte stanchezza nella prima mezz’ora dopo il risveglio;
  • il dormire molto più del solito nel periodo peggiore della depressione.

Chi aveva almeno tre di queste caratteristiche rientrava nel sottotipo “circadiano” [1].
Nello studio, quasi un partecipante su quattro rientrava in questo gruppo. Queste persone riferivano un esordio della depressione più precoce e sintomi più intensi rispetto agli altri [1].

Attenzione, il sottotipo proposto non coincide con la depressione stagionale: nello studio, la stagionalità è soltanto una delle sei caratteristiche considerate e, da sola, non basta a definire il sottotipo circadiano. Le due condizioni non vanno quindi confuse, ma neppure considerate necessariamente separate.

Invece, del ritmo sonno-veglia e di come luce notturna, lavoro a turni e cambio dell’ora possano influenzarlo abbiamo parlato nelle schede “Luci e rumori in città stanno alterando il nostro sonno?”, “Lavorare di notte non è sano?”, “L’ora legale disturba il sonno?” e “L’ora legale fa male al cuore?”.

Dottore, ma questa scoperta cambia le cure?

Per ora no. L’OMS indica come primi trattamenti le terapie psicologiche, che nelle forme moderate e gravi si possono associare ai farmaci antidepressivi [3]. Nello studio, le persone del gruppo “circadiano” hanno riferito di aver tratto meno beneficio da due categorie di antidepressivi molto usate, ma si tratta di giudizi dei pazienti e di differenze contenute [1]. Gli autori ipotizzano che questo gruppo possa giovarsi di trattamenti che agiscono sull’orologio biologico, ma è un’ipotesi da verificare con studi appositi [1].

Dottore, cosa posso fare se dormo male e mi sento giù?

Il primo passo è parlarne con il medico di medicina generale, soprattutto se i disturbi durano da almeno due settimane o pesano sulla vita di tutti i giorni [2]. Esistono trattamenti efficaci, ma la depressione resta spesso non riconosciuta e quindi non trattata [4].

L’OMS suggerisce alcune semplici abitudini di cura di sé [3]:

  • mantenere, per quanto possibile, orari regolari per mangiare e dormire;
  • fare movimento con regolarità, anche solo una breve camminata;
  • restare in contatto con familiari e amici e ridurre l’alcol.

Chi sta già assumendo farmaci non deve modificarli o sospenderli da solo. Se compaiono pensieri di morte o di farsi del male, è importante parlarne subito con una persona di fiducia o con un operatore sanitario e, se c’è un pericolo immediato, contattare i servizi di emergenza o una linea di ascolto [3].

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Autore Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Benedetta Ferrucci lavora dal 2001 come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove si occupa di tradurre informazioni scientifiche in contenuti chiari e accessibili per siti di informazione medica, riviste online e progetti di formazione a distanza per professionisti sanitari.
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