Perdere una persona cara è un’esperienza dolorosa, che ciascuno affronta con tempi e modalità diverse. Per la maggior parte delle persone, con il passare del tempo, il dolore si trasforma e convivere con l’assenza diventa più facile. In alcuni casi, però, la sofferenza persiste e può compromettere a lungo la qualità della vita.
Il 2 novembre, giornata dedicata alla commemorazione dei defunti, è un’occasione per riflettere su un’esperienza spesso vissuta in silenzio e solitudine. Il lutto può avere conseguenze sulla salute? E che cosa succede quando il dolore non passa?
Dottore, soffriamo tutti allo stesso modo per la perdita di una persona cara?
No, l’impatto del lutto è diverso per ciascuno e cambia nel tempo.
Nella concezione tradizionale, si tendeva a immaginare una reazione iniziale di forte dolore che diminuiva progressivamente e, per lungo tempo, la psicologia ha interpretato questa sofferenza secondo un noto modello. Si tratta delle cinque fasi dell’elaborazione del lutto [1, 2]:
- negazione: una reazione immediata di incredulità e rifiuto di quanto accaduto, una forma di protezione dopo lo shock;
- rabbia: un sentimento di frustrazione e impotenza, che porta a pensare: “Perché proprio a me?”;
- contrattazione: in questa fase possono nascere rimpianti o senso di colpa, per non aver potuto evitare la morte;
- depressione: la consapevolezza dell’accaduto causa profonda tristezza e senso di vuoto di durata molto variabile;
- accettazione: le emozioni più intense lasciano il posto alla consapevolezza.
Diversi esperti criticano la rigidità di questo percorso, che non è supportato da prove scientifiche sufficienti e valide. Le emozioni descritte sono reali, ma non sempre vengono vissute in sequenza, secondo un ordine fisso [1].
Uno studio ha seguito persone anziane prima e dopo la morte del coniuge e ha mostrato percorsi molto diversi [3]. Quasi la metà non ha avuto sintomi depressivi importanti, né prima né dopo la perdita. In altri casi i sintomi sono aumentati nei primi mesi e sono poi tornati ai livelli di prima. Una parte delle persone ha avuto un dolore intenso e prolungato, e alcune erano già depresse prima della perdita. Queste osservazioni mostrano che non esiste un unico percorso di elaborazione del lutto. [3].
Dottore, come si manifesta il dolore dopo un lutto a livello emotivo e psicologico?
In genere, le prime reazioni dopo una perdita si manifestano con segni di shock che possono essere molto diversi: dallo stordimento al pianto incontrollato. Sentirsi tristi e sconvolti è normale, la persistenza di queste emozioni dipende anche dalle singole capacità di gestire lo stress e i cambiamenti dell’umore, dalla possibilità di ricevere supporto o da una condizione di solitudine [4].
In questa fase acuta, è fisiologico provare preoccupazione, disinteresse, rimuginare e si può desiderare di restare isolati. Non sono rari i pensieri positivi, come la rievocazione di ricordi felici oppure il sollievo al pensiero che la sofferenza dopo una lunga malattia sia finita. Se però l’ansia è difficile da controllare o l’umore depresso persiste, è bene chiedere supporto medico [5].
Il lutto non è una malattia e, nella maggior parte dei casi, le persone riescono ad adattarsi alla perdita senza bisogno di un supporto psicologico professionale. Tuttavia, le circostanze della morte e le caratteristiche personali e relazionali di chi sta vivendo una perdita possono far evolvere la sofferenza in un disturbo duraturo, con ripercussioni sul benessere psicologico e fisico [6].
Dottore, cosa succede quando non si riesce a elaborare il dolore dopo un lutto?
Può svilupparsi un disturbo da lutto prolungato, caratterizzato da una sofferenza intensa e persistente e dalla difficoltà ad accettare la perdita, con conseguenze significative sulla qualità della vita. Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5-TR) [7], negli adulti la diagnosi può essere formulata quando i sintomi persistono per almeno dodici mesi dalla morte.
Tale disturbo si distingue dalla depressione, ma le due condizioni possono coesistere. La perdita di una persona cara, infatti, può aumentare il rischio di sviluppare sintomi depressivi, soprattutto in presenza di altri fattori di vulnerabilità (se la morte è stata improvvisa o traumatica, difficoltà economiche o altri problemi di salute mentale) [5].
È vero che il lutto prolungato ha conseguenze sulla salute?
Sembra di sì, ma le prove sono ancora poche e di qualità limitata. Una revisione sistematica che ha analizzato 18 studi ha riscontrato un’associazione tra il disturbo da lutto prolungato e un peggioramento della salute fisica. Tra gli aspetti segnalati sono compresi i disturbi del sonno e, in alcuni studi, un aumento della pressione arteriosa. I risultati suggeriscono un legame tra sofferenza psicologica e salute, ma sono necessarie altre ricerche per chiarire la natura causale di questa associazione [8].
Il lutto come esperienza di forte stress, inoltre, potrebbe coinvolgere il sistema immunitario, innescando processi infiammatori in più organi. Si tratta, però, di meccanismi non ancora chiariti del tutto e che non dimostrano, da soli, che il lutto provochi direttamente specifiche malattie [9].
Può capitare di leggere che il lutto sia associato a un aumento del rischio cardiovascolare. Non è semplice stabilire un rapporto diretto di causa-effetto, diversi studi hanno però osservato un’associazione tra la perdita del coniuge e una maggiore incidenza di problemi cardiovascolari [10]. Una revisione pubblicata nel 2018 ha analizzato i dati relativi a oltre due milioni di persone, rilevando un’associazione tra lo stato civile e il rischio cardiovascolare. In particolare, le persone vedove mostravano un rischio maggiore di ictus rispetto a quelle sposate.
Gli effetti sulla salute del cuore possono manifestarsi anche nel breve periodo. Da uno studio pubblicato nel 2014 su JAMA Internal Medicine emerge che, nei 30 giorni successivi alla morte del partner, il rischio di infarto o ictus era più che doppio rispetto a quello osservato in coloro che non avevano subito un lutto. L’associazione si attenuava nei mesi successivi [11].
Ricerche di questo tipo non accertano che il lutto sia causa diretta di questi eventi: possono influire anche le condizioni di salute preesistenti e altri fattori individuali. Ne abbiamo parlato anche nella scheda “Esiste la sindrome del cuore spezzato”.
Dottore, come si può aiutare chi sta vivendo un lutto?
Ricordiamo che non esiste un modo giusto per affrontare il dolore di una perdita, e che le emozioni possono cambiare nel tempo, riaffiorando anche inaspettatamente.
Per sostenere chi soffre, gli psicologi consigliano gesti di vicinanza e ascolto: invitare la persona a parlare di chi non c’è più e aiutarla a mantenere le abitudini quotidiane, curando il sonno e l’alimentazione. Il supporto di familiari e amici è prezioso anche nel riconoscere quando le difficoltà a gestire stress e tristezza richiedono l’aiuto da parte di un professionista [4].
Particolare attenzione va riservata ai bambini e agli adolescenti: spesso soffrono senza mostrarlo oppure sviluppano un senso di colpa pur non avendo alcuna responsabilità. L’American Academy of Pediatrics consiglia di parlare della morte con parole semplici e chiare, accogliendo le domande e rassicurandoli, senza sminuire le emozioni. Per esempio, sono sconsigliate frasi come “devi essere forte”, “non piangere”. Mantenere la routine quotidiana, mostrarsi presenti e comunicare con sincerità aiuta a elaborare la perdita, così come essere disposti a ricorrere a un sostegno professionale [12].
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