D’estate i condizionatori sono ovunque: in casa, in ufficio, sui mezzi pubblici, nei negozi. Ci proteggono dal caldo, ma spesso ci accompagna il dubbio che possano causare raffreddori, mal di gola, mal di testa o infezioni. Alcune preoccupazioni sono fondate, altre molto meno.
Questa scheda risponde alle domande più comuni sulla salute individuale; chi volesse invece approfondire l’impatto ambientale e le disuguaglianze legate all’uso del condizionatore può leggere la scheda “L’aria condizionata fa male?”.
Dottore, l’aria condizionata mi fa venire il raffreddore?
No, in senso stretto. Il raffreddore è causato da virus, non dal freddo in sé. Tuttavia, l’uso prolungato del condizionatore può creare condizioni che favoriscono fastidi alle vie respiratorie. L’aria raffreddata e seccata dagli impianti riduce l’umidità degli ambienti e questo può essiccare le mucose di naso e gola, rendendole meno efficaci come barriera contro agenti irritanti e microrganismi [1, 2]. In ogni caso, correnti d’aria e spifferi da soli non bastano a farci ammalare: senza l’intervento di un virus o di un batterio, il freddo non causa raffreddori né influenza, come abbiamo spiegato nella scheda “I colpi d’aria sono pericolosi per la salute?”.
Il problema è aggravato quando la temperatura interna è troppo bassa rispetto a quella esterna. Il Ministero della Salute raccomanda di impostare il condizionatore tra i 25 e i 27°C, per non esporre il corpo a sbalzi termici bruschi [3, 7]. Se si passa più volte al giorno da ambienti molto freddi a temperature di 35-40°C, l’organismo fa più fatica ad adattarsi.
Vale poi la pena ricordare che tenere le finestre chiuse a lungo (per evitare il caldo o perché il condizionatore è acceso) riduce il ricambio d’aria e aumenta la concentrazione di microrganismi nell’ambiente indoor: aprire le finestre nelle ore più fresche, come spieghiamo nella scheda “È importante aprire le finestre?”, resta una buona abitudine anche d’estate [7].
L’aria condizionata può diffondere batteri o altri microrganismi pericolosi?
In alcuni casi sì, ma solo se gli impianti non sono correttamente mantenuti. Il rischio più noto è la legionellosi, una forma di polmonite causata dal batterio Legionella pneumophila. Il batterio non vive nell’aria fredda in sé, ma si moltiplica nell’acqua stagnante a temperature comprese tra i 20 e i 50 °C, come può accadere nei circuiti idrici dei grandi impianti di climatizzazione non sottoposti a manutenzione regolare [4, 5].
Quando quest’acqua viene nebulizzata, le particelle contaminate possono essere inalate. Nei mesi estivi il rischio aumenta, perché le temperature di stagione nei serbatoi e nelle tubature poco utilizzate sono proprio quelle in cui il batterio cresce più facilmente. Ne abbiamo parlato in dettaglio nella scheda “In estate aumenta il rischio di prendere la legionella?”.
I condizionatori domestici tradizionali non nebulizzano acqua e presentano un rischio molto più basso rispetto ai grandi impianti centralizzati con torri di raffreddamento. Anche i filtri sporchi possono accumulare polveri, muffe e altri allergeni, peggiorando la qualità dell’aria indoor: aspetto particolarmente rilevante per le persone con asma o allergie respiratorie [1, 2]. La soluzione è semplice: pulizia e manutenzione regolari degli impianti, secondo le indicazioni del produttore e le linee guida del Ministero della Salute [5].
Il condizionatore protegge la salute durante le ondate di calore?
Sì, e in modo significativo. Le ondate di calore rappresentano un rischio reale per la salute, in particolare per anziani, bambini molto piccoli, persone con malattie croniche e chi assume determinati farmaci. Il caldo eccessivo può alterare la capacità dell’organismo di regolare la temperatura corporea, portando a disidratazione, colpo di calore e, nei casi più gravi, alla morte.
Revisioni sistematiche mostrano che il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari e respiratorie aumenta già con incrementi di temperatura di un grado centigrado, specialmente nella popolazione anziana [6]. Il Ministero della Salute include l’uso del condizionatore tra le misure raccomandate per migliorare l’ambiente domestico durante le ondate di calore [3, 7]. Le persone anziane che vivono sole in appartamenti poco ventilati e senza possibilità di raffrescare gli ambienti sono tra quelle più esposte.
Come ci si comporta quando in casa ci sono neonati o bambini piccoli?
I bambini piccoli e i neonati sono più vulnerabili degli adulti sia al caldo eccessivo, perché il loro sistema di termoregolazione non è ancora completamente efficiente, sia agli sbalzi di temperatura bruschi. Il condizionatore può essere usato anche in loro presenza, con alcune accortezze.
La temperatura consigliata non differisce sostanzialmente da quella raccomandata per gli adulti – intorno ai 25-27°C – ma nei bambini piccoli è ancora più importante evitare sbalzi bruschi rispetto all’esterno, perché il loro sistema di termoregolazione non è ancora completamente maturo [3, 7]. Inoltre, il getto d’aria fredda non deve mai essere diretto sul bambino: è opportuno orientare le bocchette verso l’alto o lateralmente.
La manutenzione dell’impianto è ancora più importante quando ci sono bambini in casa: filtri sporchi possono favorire la proliferazione di batteri e muffe, con conseguenti problemi respiratori [1, 2].
Come si usa correttamente il condizionatore?
Alcune accortezze semplici fanno la differenza. Impostare la temperatura tra i 25 e i 27°C, una differenza di 5-7°C rispetto all’esterno è sufficiente per stare bene senza sovraccaricare il corpo [3, 7].
Non dirigere il getto d’aria fredda direttamente sulle persone. Favorire il ricambio d’aria aprendo le finestre nelle ore più fresche. Pulire i filtri con regolarità e affidarsi a tecnici specializzati per la manutenzione degli impianti, specialmente quelli più grandi.
E i ventilatori? Sono un’alternativa sicura al condizionatore?
Non esattamente. I ventilatori non abbassano la temperatura dell’aria: la spostano soltanto. Questo può dare sollievo perché favorisce la dispersione del calore corporeo, ma solo se la temperatura ambiente è inferiore a 35°C e il getto non è puntato direttamente sulla persona [9]. Stimolano inoltre la sudorazione, aumentando il rischio di disidratazione se non si beve a sufficienza. Il Ministero della Salute sconsiglia l’uso del ventilatore quando la temperatura interna supera i 32°C, perché in quelle condizioni non è efficace e può aumentare la disidratazione; raccomanda in ogni caso di non dirigere mai il flusso d’aria direttamente sul corpo [7].
Dal punto di vista scientifico, la questione è più aperta di quanto si pensi. Una revisione sistematica Cochrane ha cercato studi che confrontassero l’uso del ventilatore con il non uso durante le ondate di calore, ma non ne ha trovato nessuno di qualità sufficiente. Gli studi osservazionali disponibili davano risultati contrastanti: alcuni suggerivano che i ventilatori potessero ridurre i problemi di salute, altri che potessero peggiorarli. La conclusione degli autori è netta: le ricerche disponibili non risolvono le incertezze sugli effetti dei ventilatori elettrici durante le ondate di calore, e chi deve prendere decisioni (sia personali che di salute pubblica) dovrebbe tenere conto di questa incertezza insieme alle linee guida locali [9].
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