Il 3 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’orecchio e dell’udito, istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) [1], un appuntamento molto importante perché ci ricorda che sentire bene non è solo una questione di suoni, ma di salute e relazioni.
Secondo l’OMS, entro il 2050, circa 2,5 miliardi di persone soffriranno di qualche grado di perdita dell’udito (ipoacusia). Oggi, circa 430 milioni di persone hanno bisogno di riabilitazione per affrontare una ipoacusia invalidante. La buona notizia è che nei bambini, quasi il 60% della perdita dell’udito è dovuto a cause evitabili che possono essere prevenute. Allo stesso modo, le cause più comuni di perdita dell’udito negli adulti, come l’esposizione a suoni forti e farmaci ototossici, sono prevenibili [2]. Conoscere i fattori di rischio e adottare comportamenti corretti può quindi fare la differenza, soprattutto per i più giovani.
Dottore, che cosa è esattamente l’ipoacusia e quali sono le cause?
L’ipoacusia è la perdita parziale della capacità di sentire i suoni, che può colpire un solo orecchio o entrambi. In medicina distinguiamo principalmente due tipi di problemi.
Il primo è l’ipoacusia di trasmissione, che riguarda l’orecchio esterno o medio: spesso causata da infiammazioni come le otiti o piccoli traumi, è generalmente trattabile sia medicalmente che chirurgicamente.
Il secondo tipo è l’ipoacusia neurosensoriale, dovuta a un danno alle cellule dell’orecchio interno o al nervo acustico. In questo caso, i suoni non solo arrivano più deboli, ma appaiono distorti e confusi. La gravità può variare da una perdita “leggera”, dove facciamo fatica a sentire chi parla a bassa voce, fino a forme “profonde” o alla sordità totale [2, 3].
Le cause sono diverse e spesso agiscono insieme. Alcune forme di ipoacusia sono congenite, cioè presenti dalla nascita, e possono dipendere da fattori genetici o da infezioni contratte dalla madre durante la gravidanza, come la rosolia o il citomegalovirus [2, 3]. In altri casi la perdita dell’udito si sviluppa nel corso della vita.
Tra le cause più frequenti negli adulti ci sono l’esposizione prolungata a rumori forti (ad esempio sul posto di lavoro o durante il tempo libero) l’uso di medicinali che possono causare danni alle strutture dell’orecchio (ototossici) e il naturale invecchiamento dell’orecchio [2, 3].
Anche alcune malattie infettive (come la meningite o le otiti croniche non trattate) e traumi fisici all’orecchio o alla testa possono danneggiare in modo permanente le cellule uditive. A differenza di altri organi, le cellule sensoriali dell’orecchio interno non si rigenerano: quando vengono danneggiate, il danno è spesso irreversibile.
Dottore, ma il rumore forte è davvero così pericoloso per l’udito?
Sì, e più di quanto si pensi. L’esposizione a suoni molto intensi, anche per periodi relativamente brevi, può causare danni permanenti all’udito. L’OMS stima che circa 1,1 miliardi di giovani tra i 12 e i 35 anni siano a rischio di perdita dell’udito a causa dell’uso scorretto di dispositivi audio personali (come le cuffie) e della frequentazione di luoghi con musica ad alto volume, come discoteche e concerti [4].
Il rischio dipende sia dall’intensità del suono (misurata in decibel) sia dalla durata dell’esposizione. Purtroppo, il danno da rumore si accumula silenziosamente nel tempo: spesso ce ne si accorge solo quando la perdita è già importante. Per approfondire il tema delle cuffie e della musica ad alto volume, rimandiamo alla scheda “La musica troppo alta in cuffia rende sordi?”. Infine, vale la pena ricordare che il rumore non danneggia solo l’udito: ne abbiamo parlato nella scheda “Il rumore fa male solo all’udito?”.
Dottore, come si può prevenire la perdita dell’udito?
L’OMS e i principali organismi sanitari internazionali indicano alcune misure efficaci. Sul fronte della protezione dal rumore, è importante limitare il volume dei dispositivi audio al di sotto del 60% del massimo consentito, e indossare tappi o cuffie antirumore quando si lavora in ambienti con rumore elevato o si frequentano luoghi molto rumorosi [5].
Sul fronte delle infezioni, vaccinare i bambini contro malattie come la meningite e la rosolia contribuisce a ridurre i casi di ipoacusia di origine infettiva. Anche la vaccinazione materna contro la rosolia prima della gravidanza è raccomandata [2,3].
È importante, inoltre, seguire con attenzione le indicazioni del proprio medico di medicina generale quando si assumono farmaci potenzialmente tossici per l’udito. Infine, non bisogna trascurare le infezioni all’orecchio nei bambini piccoli: un’otite media cronica non trattata è una delle principali cause prevenibili di perdita dell’udito [2,3].
Dottore, quando è il momento giusto per fare un controllo dell’udito?
Prima di tutto, è utile sapere che in Italia lo screening uditivo è già previsto alla nascita: si chiama test delle otoemissioni acustiche ed è eseguito di routine nei punti nascita per individuare precocemente eventuali problemi.
Nei bambini più grandi e negli adulti, invece, la perdita dell’udito avviene spesso gradualmente e quasi senza accorgersene: si fa più fatica a capire le conversazioni in ambienti rumorosi, si alza il volume della televisione, si chiede spesso di ripetere quello che viene detto. In presenza di questi segnali, il primo passo è parlarne con il proprio medico di medicina generale: può valutare i fattori di rischio individuali e indirizzare verso gli specialisti appropriati per una valutazione audiologica approfondita.
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