Gli effetti del cambiamento climatico sul pianeta sono costantemente documentati dalla ricerca scientifica. Ma conosciamo davvero tutte le conseguenze che ha sulla nostra salute? L’assottigliamento dello strato di ozono, il surriscaldamento globale e l’inquinamento possono determinare l’aumento del rischio di sviluppare tumori. In particolare, quelli della pelle.
I dati più recenti, che tuttavia risalgono al 2021, considerano i casi dal 1990: da allora sono aumentati in particolare i tumori “non melanoma”. Sono invece in lieve diminuzione le diagnosi di melanoma, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi terapeutici [1].
In attesa di interventi strutturali e politici che modifichino il nostro modo di vivere e di affrontare il cambiamento climatico, c’è una buona notizia. I tumori della pelle si possono contrastare attraverso la prevenzione, come le protezioni dai raggi ultravioletti, e la diagnosi precoce.
Qual è il legame tra il cambiamento climatico e lo sviluppo di tumori della pelle?
Come confermano numerosi studi a livello globale, il cambiamento climatico è uno dei fattori dell’aumento del rischio di tumori di questo tipo. Nello specifico, di quelli diversi dal melanoma: il carcinoma basocellulare (o basalioma) e il carcinoma squamocellulare.
La causa principale dello sviluppo dei tumori della pelle è l’assottigliamento dello strato di ozono e, di conseguenza, l’aumento delle radiazioni solari, in particolare le UV-B. I raggi ultravioletti sono, senza dubbio, una causa accertata di danni alla pelle. Radiazioni, inquinamento e surriscaldamento globale (causato dai gas serra) fanno parte del cambiamento climatico in atto [2, 3].
Dottore, ha parlato di melanomi e non melanomi: cosa significa?
Sono entrambi tumori della pelle e, tra le patologie oncologiche, sono tra le più frequenti. La loro incidenza è notevolmente aumentata solo negli ultimi decenni; in passato erano considerate malattie rare [4]. Melanoma e tumori non melanoma condividono la causa principale: l’esposizione non protetta ai raggi UV, ma presentano differenze significative.
Il tumore della pelle più frequente è il basalioma. Si sviluppa in aree circoscritte della pelle e tende a non diffondersi nell’organismo. Le aree dove si manifesta maggiormente sono proprio quelle più esposte ai raggi solari: viso, compresi cuoio capelluto e orecchie, collo, spalle e schiena. La comparsa di questo tumore è la conseguenza diretta delle scottature solari, risalenti anche agli anni precedenti. Colpisce soprattutto le persone di età superiore ai 40 anni e di carnagione chiara, più spesso di sesso maschile.
Il melanoma, invece, può svilupparsi in qualsiasi parte del corpo. La mortalità è più elevata nel melanoma, perché tende a produrre metastasi [4, 6].
Come si riconoscono?
Esistono strumenti diagnostici in grado di riconoscere precocemente i tumori della pelle. Per il melanoma, il riconoscimento è spesso più semplice: il tumore può svilupparsi da un neo, nuovo o esistente, che subisce alterazioni. In ogni caso, come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, è possibile tenere sotto controllo i nei e le formazioni sospette presenti sulla pelle, ponendo l’attenzione su cinque caratteristiche che hanno come iniziali le prime cinque lettere dell’alfabeto:
- A, come asimmetria: la forma di una metà è diversa dall’altra.
- B, come bordo: il contorno è irregolare, dentellato o sfumato.
- C, come colore: il colore non è uniforme.
- D, come dimensioni: le dimensioni cambiano.
- E, come evoluzione: forma e colore cambiano nel giro di poco tempo.
Il basalioma, invece, non è legato ai nei e raramente causa sintomi evidenti. Si presenta come una macchia o piccola lesione che non guarisce e che, successivamente, può sanguinare o provocare prurito [5].
Tutti i tumori della pelle si possono ampiamente prevenire. È fondamentale fare attenzione a ogni cambiamento dei segni sulla cute o alla comparsa di nuovi nei o eruzioni cutanee anomali. E, naturalmente, proteggersi dal sole, a ogni età e in qualunque luogo, anche in città.
Dottore, il cambiamento climatico incide sullo sviluppo di altre patologie?
Sì. Esistono evidenze scientifiche sugli effetti del cambiamento climatico sullo sviluppo di allergie e di malattie infettive, trasmesse anche da specie animali (ne avevamo parlato nella scheda “L’emergenza climatica porterà nuove malattie?”).
L’aumento della temperatura e le ondate di caldo estremo hanno molti effetti: dal semplice colpo di calore, alle condizioni di vita peggiori per chi soffre di patologie respiratorie e cardiocircolatorie. I ricercatori sono d’accordo nel prevedere un aumento della mortalità collegata al caldo, soprattutto in Europa meridionale nei prossimi anni. I cambiamenti demografici, e in particolare la longevità, favoriscono inoltre l’insorgenza di malattie croniche [7, 8].
Infine, non si dovrebbero trascurare il benessere mentale e i disturbi d’ansia legati proprio alle previsioni sul clima.
Prevenire l’impatto sulla salute del cambiamento climatico significa agire sia individualmente, proteggendosi dai rischi ambientali, sia collettivamente, sostenendo politiche ambientali e sanitarie integrate.
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