3 Maggio 2019 di Ulrike Schmidleithner

Wakefield e i discoboli

Da molti decenni nei paesi di lingua tedesca vengono prodotti moltissimi radiodrammi. Io li ascolto con passione fin dall’adolescenza, soprattutto i gialli. Particolarmente apprezzabili sono le parodie dei polizieschi radiofonici. Le caricature, se fatte con simpatia ed evitando ogni volgarità riescono spesso in modo efficace a mettere in evidenza certe debolezze ed errori di logica.

In una puntata della serie “Die haarsträubenden Fälle des Philip Maloney” (“I terrificanti casi di Philip Maloney”) creata nel 1989 da Roger Graf per la Radio Svizzera come parodia dei radiodrammi gialli, un poliziotto chiamato dall’investigatore privato Maloney sul luogo del delitto (il secondo dell’episodio) sfodera con voce trionfante la sua superba conoscenza sugli omicidi:

“Brutta faccenda, Maloney! L’uomo è stato colpito con una scultura. È senza dubbio un’imitazione del primo delitto. Ho letto in un libro che omicidi bizzarri esercitano un grande fascino su insegnanti e discoboli alti 1,75 m, con corporatura leggermente robusta. È statisticamente provato.”

Statua del “Discobolo”: Catherine Park, Big Ferry Pier, Pushkin, Pushkin District, San Pietroburgo. Credits GAlexandrova/Wikipedia

Maloney con voce incredula: “Allora l’assassino era un insegnante che pratica il lancio del disco?”.

Poliziotto: “La faccenda è più complicata, Maloney. Se il delitto-plagio non è a sfondo sessuale, possono essere presi in considerazione anche cuochi e insegnanti di nuoto. Se invece la vittima è un uomo, allora non si possono escludere come responsabili presidenti di consiglio d’amministrazione bevitori di birra e politici donna incinte”.

Ecco, sono sicurissima che anche il più irriducibile complottista capirebbe al volo l’assurdità di questo tipo di associazione tra un delitto e alcune figure professionali abbinate a certe caratteristiche. Il poliziotto con cui il detective privato Maloney si vede confrontato a ogni indagine trae le sue conoscenze dai libri che divora. Oggi probabilmente farebbe riferimento alle sue ricerche su Google.

I complotti che purtroppo trovano molti seguaci sono spesso ugualmente assurdi, come l’associazione tra la vittima maschile di un delitto-imitazione e i presidenti di consiglio d’amministrazione bevitori di birra.

Quando ho sentito l’esilarante lezione che il poliziotto ha dato a Maloney mi è venuto in mente il famigerato “studio” del 1998 di Andrew Wakefield. Selezionando ad hoc da una popolazione di milioni (di cui ovviamente la gran parte è vaccinata con il MPR) dodici (!!!) bambini, tirando fuori il cassetto degli attrezzi fai-da-te e costruendo in modo arbitrario una correlazione causale tra due eventi indipendenti tra di loro (la sindrome autistica e la vaccinazione con il MPR), si ottiene un’interpretazione statistica tirata per i capelli, simili alle associazioni espresse dal poliziotto della parodia.

La cosa stupefacente è che questa correlazione inventata di sana pianta ha trovato molti seguaci che continuano ancora oggi, più di vent’anni dopo, a difenderla a spada tratta. Quando Wakefield ha chiesto di fermare per prudenza la vaccinazione con il vaccino combinato MPR e usare i vaccini singoli contro il morbillo, la parotite e la rosolia, la stampa avrebbe dovuto al massimo pubblicare delle vignette per evidenziare l’assurdità di una simile richiesta basata su un castello di carte (tra l’altro usando anche carte false, ma questo è un altro capitolo) ma al contrario, vedendo questo boccone succulento hanno rilanciato la “notizia” come se ci fosse veramente un problema con quel vaccino. Sembra che per certi giornalisti niente sia più importante dell’audience. La prospettiva di pubblicare una storia controversa, dando voce a “entrambe le parti” fa gola.

In pratica era come se il poliziotto della parodia avesse richiesto l’arresto cautelativo di tutti gli insegnanti e i discoboli con corporatura leggermente robusta, e – non si sa mai – anche degli insegnanti di nuoto.

Se Wakefield avesse deciso di attribuire al vaccino MPR qualche altro evento negativo, per esempio gli annegamenti dei bambini piccoli, sarebbe bastato fare l’autopsia a 12 di questi sfortunati e – trovando ovviamente che sono stati vaccinati anche loro con questo vaccino –  costruire un’associazione causa-effetto e chiedere l’immediata sospensione del MPR, per evitare altri annegamenti mentre si continuava a indagare. Lo stesso sarebbe stato possibile con qualsiasi altra disgrazia che riguarda i bambini. Bastava solo scegliere quale patologia incolpare, selezionare poi dalla popolazione 12 casi e cominciare le indagini senza alcun gruppo di controllo, che avrebbe permesso di paragonare lo stato vaccinale dei casi a quello dei non-casi. Certo, associando il MPR con gli annegamenti sarebbe stato molto più difficile avere la complicità della stampa, l’assurdità sarebbe stata troppo lampante. Probabilmente per questo i personaggi che denigrano le vaccinazioni preferiscono associarle a sindromi/patologie di cui non si conoscono molto bene le cause (sindrome autistica, malattie autoimmuni, allergie, SIDS, diabete etc.)

In realtà fin dall’inizio non esisteva nessun motivo valido per intraprendere tanti costosissimi studi su milioni di bambini per confutare un’associazione inesistente e senza uno straccio di prova. Potevano bastare una risata e qualche vignetta. I fedeli di Wakefield continuano comunque a credere in lui e a rigettare in blocco tutti gli studi seri fatti negli ultimi vent’anni da tanti ricercatori in vari continenti. Mi dispiace, ma da ora in poi si dovranno guardare le spalle anche dai presidenti di consiglio d’amministrazione bevitori di birra e dai discoboli.

Ulrike Schmidleithner

Autore Ulrike Schmidleithner

Una mamma che segue dall’inizio del 2002 con grande passione la questione vaccini. In tutti questi anni ha approfondito ogni aspetto di questo tema. Conosce praticamente tutti gli argomenti usati dalle persone contrarie alle vaccinazioni. Ha controllato accuratamente ciascuno di questi assunti e ha scritto moltissimi articoli sul suo blog Vaccinar...SI’! e sulla pagina Facebook omonima, per spiegare in modo pacato e comprensibile anche a chi non ha studiato medicina come stanno realmente le cose secondo il parere della comunità scientifica. Ha sempre fatto controllare i suoi articoli da uno o più esperti per assicurare la correttezza scientifica, che è indispensabile per un tema così importante. Sul nostro sito cura “La rubrica della mamma” in cui si rivolge ai genitori stando al loro fianco.
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