24 agosto 2018 di Ulrike Schmidleithner

“Tre centesimi” e la responsabilità sociale

La fiaba slovacca “Tre centesimi”, la cui prima traccia scritta risale all’inizio del diciannovesimo secolo, parla della responsabilità sociale e del principio di reciprocità [1] che sono aspetti molto importanti anche per le vaccinazioni.  

Un re, mentre sta attraversando il proprio regno, si ferma per osservare un uomo impegnato in un lavoro molto pesante: scava delle buche lungo la strada. Il re chiede all’uomo quanto guadagna per il duro lavoro e questo gli risponde che gli pagano tre centesimi al giorno. Il re è sorpreso che una persona possa vivere con un salario così basso. Il lavoratore gli spiega: “Questo non è il problema maggiore, ma dei tre centesimi ne cedo uno, l’altro lo do in prestito e solo il terzo mi rimane per vivere.”

Il re gli chiede di spiegarsi meglio. “Mi prendo cura di mio padre che è molto vecchio. Lui mi ha cresciuto, quindi gli restituisco il bene che mi ha fatto, dandogli un centesimo. Presto il secondo centesimo a mio figlio in modo che lui me lo possa restituire un giorno, quando sarò vecchio. L’ultimo mi rimane per vivere.”

Il re è impressionato e gli racconta dei suoi dodici consiglieri che non sono mai contenti di quello che guadagnano, indipendentemente da quanto li paghi. Nonostante si tratti di persone molto istruite e intelligenti, si limitano a dare saggi consigli, ma loro stessi non si comportano di conseguenza.

Il re intuisce il grande valore di questo umile lavoratore, che dà in prima persona il buon esempio e non si ferma alle parole. La fiaba finisce con l’assunzione del povero uomo al palazzo, con le mansioni di consigliere. Verosimilmente i suoi suggerimenti saranno più prontamente seguiti dalle persone, perché lui stesso è il primo a metterli in pratica.

Questa fiaba e le interessanti riflessioni di Sarah Eichmann [1] mi hanno fatto venire in mente le vaccinazioni, perché anche loro hanno come tema centrale la responsabilità sociale e il principio di reciprocità.

Moltissime persone non si rendono conto che, quando stanno per far vaccinare il proprio figlio, la loro storia personale riguardo alle vaccinazioni non comincia in quel momento e che non gli si chiede dal nulla un “sacrificio” per la comunità. La responsabilità sociale che ci viene richiesta non è proiettata solo verso il futuro, come il centesimo che l’uomo della fiaba dà al proprio figlio, ma c’è anche la figura del vecchio padre di cui di solito ci si dimentica.

Tutti noi, nessuno escluso, abbiamo un debito da restituire a chi, nel passato, vaccinando i propri figli, ci ha permesso di crescere al sicuro dalle malattie infettive contro cui esistevano vaccini, quando eravamo ancora troppo piccoli per essere vaccinati. Avremmo anche potuto far parte delle persone con una grave immunodepressione, quindi a maggior rischio e con un aumentato bisogno di essere protetti grazie all’immunità di gruppo. Ma il nostro debito verso la società non finisce lì. Anche i nostri genitori, i nonni, i bisnonni, indietro fino ai tempi di Jenner, sono stati indirettamente protetti perché cresciuti in una società in cui la maggioranza faceva vaccinare i figli.

Quindi se vacciniamo i nostri figli non regaliamo dal nulla qualcosa alla società (dando il centesimo al figlio) ma restituiamo il bene che ci è stato fatto quando eravamo ancora troppo piccoli per capirlo. Abbiamo quindi un debito verso la comunità. Il principio di reciprocità, evidenziato dalla fiaba dei tre centesimi, richiede la restituzione del bene che abbiamo ricevuto, anche se sono passati molti anni.

Ovviamente finora mi sono riferita “solo” ai vantaggi che le vaccinazioni offrono all’intera società, nel caso che tutti quelli che non hanno vere controindicazioni mediche facciano vaccinare i figli secondo le raccomandazioni, senza inutili e pericolosi ritardi. Sono comunque i nostri stessi figli i maggiori beneficiari, perché saranno direttamente protetti dalle malattie prevenibili con le vaccinazioni.

Ma anche per loro i vantaggi delle vaccinazioni aumentano se tutti i bambini, adolescenti e adulti sono vaccinati, sottraendo ai virus e batteri il terreno per moltiplicarsi. In questo modo anche la piccola percentuale di vaccinati che non sviluppa l’immunità, oppure che la perde dopo un certo numero di anni, è al sicuro.

Bibliografia

  1. Sarah Eichmann, nel quarto capitolo dal titolo “Von den drei Groschen von Pavol Dobsinsky” nel libro “Psychologie der Maerchen” di Dieter Frey (Springer-Verlag Berlin Heidelberg 2017)
Ulrike Schmidleithner

Autore Ulrike Schmidleithner

Una mamma che segue dall’inizio del 2002 con grande passione la questione vaccini. In tutti questi anni ha approfondito ogni aspetto di questo tema. Conosce praticamente tutti gli argomenti usati dalle persone contrarie alle vaccinazioni. Ha controllato accuratamente ciascuno di questi assunti e ha scritto moltissimi articoli sul suo blog Vaccinar...SI’! e sulla pagina Facebook omonima, per spiegare in modo pacato e comprensibile anche a chi non ha studiato medicina come stanno realmente le cose secondo il parere della comunità scientifica. Ha sempre fatto controllare i suoi articoli da uno o più esperti per assicurare la correttezza scientifica, che è indispensabile per un tema così importante. Sul nostro sito cura “La rubrica della mamma” in cui si rivolge ai genitori stando al loro fianco.
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