La pressione deve essere più bassa possibile?

26 Maggio 2023 di Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

la pressione deve essere più bassa possibileChe la pressione arteriosa alta sia uno dei principali fattori di rischio per la salute è risaputo ed è pure, ammettiamolo, una pessima notizia. Accompagnata però da una nota positiva: l’ipertensione si può prevenire. Ed è inoltre possibile trattarla con efficaci terapie che, abbinate a uno stile di vita sano, aiutano a ridurre i rischi peggiori.

Se riusciamo a mantenere bassa la pressione riduciamo il rischio di ammalarci? Per anni si sono seguite linea guida standard: strategie che oggi, con la diffusione di ulteriori ricerche scientifiche, sono da rivedere. Tuttavia, stabilire valori ottimali della pressione arteriosa è ancora oggi difficile. Le ricerche, però, proseguono. Si tratta infatti di una questione di salute pubblica, che coinvolge una moltitudine di persone: solo in Italia ne soffre circa la metà degli uomini fra i 35 e i 74 anni e il 40% delle donne nella stessa fascia di età [1].

Dottore, perché devo mantenere bassa la pressione?

Essere ipertesi, avere cioè la pressione arteriosa alta, è il principale fattore di rischio per ictus, infarto del miocardio, insufficienza renale e altre patologie che interessano più organi (dagli occhi al cervello). Rispetto a coloro che hanno valori considerati normali, dunque, le probabilità di ammalarsi, negli ipertesi, sono maggiori. Il rischio è proporzionale alla gravità del disturbo: più la pressione è alta, o non controllata, più i nostri organi potrebbero subire danni. In particolare, se non si corre ai ripari:

  • Il cuore è costretto a lavorare di più e può ingrossarsi; si rischia l’insufficienza cardiaca e l’arteriosclerosi, cioè il restringimento del diametro delle arterie e il flusso rallentato di sangue al cuore, causato da depositi di grasso e colesterolo. In entrambi i casi, le conseguenze saranno difficoltà respiratoria e affaticamento e il rischio di infarto del miocardio aumenta.
  • Il trasporto di ossigeno al cervello è più lento e ridotto: è la premessa ad alterazioni di funzioni cerebrali come perdita della memoria e difficoltà di concentrazione e, nei casi più gravi, favorisce la demenza o l’ictus (occlusione o rottura di un vaso sanguigno) [2].

Dottore, l’ipertensione è un problema solo italiano?

la pressione deve essere più bassa possibileNo. Nel mondo si stima siano 1,28 miliardi gli adulti che soffrono di pressione alta e, secondo alcune stime, circa il 46% ne è inconsapevole. Poiché si tratta di una delle principali cause all’origine della morte prematura, in ogni area geografica, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito un obiettivo globale: ridurre la prevalenza dell’ipertensione del 33% entro il 2030 [3].

In Italia, nel frattempo, la mortalità per cardiopatie si sta riducendo [1], grazie alle terapie farmacologiche e alla riduzione dei fattori di rischio legati allo stile di vita (obesità e diabete, in primo luogo).

Esistono dei sintomi che fanno da campanello d’allarme?

L’ipertensione solo raramente si verifica con sintomi evidenti. Può essere all’origine di un mal di testa, a cui siamo abituati a non dar peso, o può manifestarsi con disturbi alla vista (offuscamenti), affanno, dolore toracico, capogiro, palpitazioni ed epistassi (sangue dal naso) [2]. Una buona abitudine è approfittare di ogni visita presso il proprio medico di medicina generale per misurare la pressione arteriosa.

Quando dovrei cominciare a misurare regolarmente la pressione?

L’età avanzata, uno stile di vita sedentario, essere in sovrappeso sono condizioni che suggeriscono di monitorarsi regolarmente. Ulteriori fattori di rischio sono l’alimentazione ricca di sale e il consumo di alcol. Molto importante è la combinazione con fattori genetici: se abbiamo un familiare che ne soffre o ne ha sofferto, è quanto mai necessario un controllo.

La misurazione, si sa, si effettua con una procedura rapida e indolore. Esistono dispositivi elettronici da utilizzare in casa. Se si è inesperti o si hanno dubbi, però, è bene affidare la valutazione a un medico.

Dottore, come devo misurare la pressione?

  • Prima di effettuare la misurazione è bene passare un po’ di tempo seduti in una stanza tranquilla.
  • Non si dovrebbero assumere bevande contenenti caffeina nell’ora precedente, né aver fumato da almeno un quarto d’ora (anzi, non si dovrebbe fumare mai!).
  • Bisogna stare seduti comodamente e ben appoggiati allo schienale, senza incrociare le gambe o i piedi.
  • Il braccio deve essere appoggiato e va posizionato all’altezza del cuore. Non importa quale braccio venga usato per la misurazione, ma bisogna ricordare che esistono a volte differenze sensibili nei valori misurati nelle due braccia: in questi casi si dovrà utilizzare per la misura il braccio con la pressione più elevata.
  • Le dimensioni del bracciale di gomma – che generalmente hanno una lunghezza di 12-13 cm e una lunghezza di 35 cm – devono essere adattate alla dimensione del braccio del paziente.
  • Si consiglia di eseguire almeno due misure intervallate di 1-2 minuti e anche più qualora le prime due misure diano risultati molto differenti.
Fonti:

Dottore, cosa indicano i due numeri che compongono la mia pressione?

Sono due i valori che si registrano durante la misurazione e si esprimono in millimetri di mercurio (mmHg): la pressione sistolica, rappresentata con il numero più alto, e quella diastolica, il numero più basso. La prima è riferita alla forza con la quale il cuore pompa il sangue nelle arterie, la seconda misura l’intervallo tra due battiti, quando il cuore si rilassa e si riempie di sangue.

Per un cardiopatico o per chi assume farmaci contro l’ipertensione quali sono i valori giusti?

La misura ottimale per i soggetti sani è, in linea generale, compresa fra i 120 e gli 80 mmHG, ma sono considerati valori normali anche 120-129 di sistolica e 80-84 di diastolica [4].

Studi molto recenti hanno portato a notare che chi soffre di malattie cardiovascolari non dovrebbe mantenere la pressione troppo bassa. In questo caso, infatti, potrebbero insorgere effetti collaterali importanti [5].  Nel caso di persone cardiopatiche le linee guida statunitensi suggeriscono valori di 130/80mmHg [6]. Si tratta di un obiettivo che molti pazienti raggiungono solo aumentando la dose di farmaci. Ci si chiede, quindi, se terapie più “aggressive” non comportino effetti collaterali altrettanto pesanti.

La Società Europea di Cardiologia è ancora più drastica: se da un lato, come gli statunitensi, considera il valore di 130/80mmHg per il target generale, dall’altro invita le persone fino a 66 anni di età a mantenere la pressione sistolica sotto i 120 mmHg [7].

Un ulteriore e recente parere arriva dal Regno Unito: la più importante istituzione sanitaria britannica ha suggerito valori di 135/85mmHg [8].

Dottore, ho capito che il dibattito è ricco e in aggiornamento, ma… è complicato da seguire. Come possiamo stare tranquilli?

la pressione deve essere più bassa possibileLe indicazioni che giungono da società scientifiche o istituzioni di nazioni differenti possono essere diverse in base alla situazione epidemiologica locale o all’interpretazione delle evidenze disponibili. La più recente revisione degli studi, aggiornata a novembre 2022, si è posta la sua stessa domanda: se raggiungo l’obiettivo di una pressione arteriosa inferiore a 135/85, adeguando le dosi di farmaci su questo target, il rischio di morire sarà minore? Potrei avere effetti indesiderati?

Una risposta è arrivata dalla sintesi dei risultati ottenuti da sette studi controllati randomizzati che hanno coinvolto, in media per poco meno di 4 anni, oltre 9 mila adulti con ipertensione e soggetti a terapia. Fra questi, anche persone che avevano già subito infarto, ictus, patologie vascolari. Sulla base dei risultati degli studi inclusi in questa revisione sembra non ci siano sono prove del vantaggio di ridurre i valori della pressione a 135/85mmHg rispetto a valori un poco più elevati. Ma gli stessi autori di questa revisione sistematica hanno ammesso di attendere con interesse i nuovi dati che giungeranno dagli studi che sono ancora in corso.

Dottore, le patologie legate all’ipertensione possono comunque essere trattate. È vero?

Certamente, sono disponibili diverse classi di farmaci, che il medico decide di prescrivere in base alle caratteristiche del paziente, in base all’età, ai fattori di rischio o ad altre patologie concomitanti. Tra questi: diuretici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, ACE-inibitori, sartani, e altri [4]. Resta necessario, comunque, sottoporsi a controlli periodici.

La cura farmacologica deve essere accompagnata dalla modifica dello stile di vita e delle abitudini non sane. Si sa che occorre ridurre la quantità di sale negli alimenti fino a eliminarlo e seguire una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura e povera di grassi saturi. Bisogna eliminare o quantomeno ridurre anche gli alcolici e la caffeina ed è consigliato smettere di fumare.

L’obesità è un fattore di rischio estremamente correlato all’ipertensione, quindi raccomandiamo di perdere peso e fare del moto: può essere sufficiente una camminata di 30 minuti al giorno o esercizio fisico 3-5 volte a settimana. Serve un’altra motivazione incoraggiante? Ogni 5 kg di peso in eccesso persi si traducono in una riduzione della pressione sistolica da 2 a 10 punti [10].

Non ultimo: imparare a gestire lo stress, che ha sempre un impatto negativo sulla salute. Questi consigli valgono anche per chi non soffre di ipertensione ma è intenzionato a prevenirla.

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Autore Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Maria Frega è sociologa, specializzata in comunicazione, e scrittrice. Si occupa di scienza, innovazione e sostenibilità per un'agenzia di stampa e altri media. Sugli stessi temi cura contenuti per testi scolastici e organizza eventi di divulgazione con associazioni ed enti pubblici. È inoltre editor di saggistica e tiene corsi di scrittura anche nelle scuole e in carcere. I suoi ultimi libri sono Prossimi umani e Filosofia per i prossimi umani, con Francesco De Filippo per Giunti Editore.
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