Per affrontare l’obesità basta volerlo?

4 Marzo 2026 di Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

“Per dimagrire basta volerlo”: è una frase che molte persone in sovrappeso e obese si sentono dire spesso, quasi come se il peso corporeo dipendesse esclusivamente dalla propria determinazione. Ma l’obesità è una patologia multifattoriale, spesso difficile da controllare con la sola forza di volontà.

In occasione della Giornata Mondiale contro l’Obesità, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su una condizione che colpisce 1 persona su 8 nel mondo [1].

Dottore, l’obesità è davvero una malattia?

In Italia, l’obesità è stata riconosciuta come “malattia cronica, progressiva e recidivante” con l’approvazione della cosiddetta “legge Pella” nell’ottobre del 2025 [2]. È un problema che colpisce ogni fascia d’età (come abbiamo visto nella scheda “L’obesità di bambini e adolescenti è un’emergenza?”) e le sue cause coinvolgono fattori biologici, genetici, ormonali, psicologici e ambientali, che interagiscono tra loro in modo spesso difficile da controllare con la sola determinazione personale. Ridurla a una questione di “forza di volontà” non solo è scientificamente errato, ma può causare un pregiudizio negativo (il cosiddetto stigma) e allontanare le persone dalle cure a cui hanno e avranno diritto.

La già citata legge Pella ha richiesto infatti l’inserimento delle cure per l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), cioè nell’elenco di prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). Tuttavia, il percorso per rendere operative queste tutele è ancora in corso: l’aggiornamento dei LEA richiede un lungo iter amministrativo che coinvolge il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e la Conferenza Stato-Regioni [3].

Dottore, se non è solo questione di volontà, da cosa dipende allora il peso corporeo?

Abitudini alimentari e stili di vita certamente contano nel determinare il nostro peso corporeo ma quando si parla di obesità la questione è più complicata di così. Il corpo umano ha meccanismi biologici molto potenti che regolano il peso: ormoni come la leptina e la grelina, prodotti rispettivamente dal tessuto adiposo e dallo stomaco, inviano segnali al cervello per comunicare senso di sazietà o di fame. In molte persone con obesità questi segnali funzionano in modo alterato, rendendo difficile percepire quando si è sazi [4].

Gli studi, di cui uno condotto su gemelli identici [5], ci dicono che la genetica spiega tra il 40 e il 70% della variabilità del peso corporeo: non si tratta quindi solo di scelte individuali [6]. A questo si aggiungono i fattori ambientali, come i già citati stili di vita, le condizioni sociali ed economiche [7], lo stress cronico [8]: tutti elementi che sfuggono al controllo e alla volontà della persona.

Dottore, quindi cosa è necessario fare per trattare l’obesità?

Le linee guida internazionali raccomandano come primo approccio un cambiamento dello stile di vita: ridurre le calorie assunte e aumentare l’attività fisica. Una revisione sistematica condotta su oltre 16.000 partecipanti ha confermato che i programmi comportamentali che combinano dieta e attività fisica producono una perdita di peso statisticamente significativa a 12 mesi [9].

Purtroppo mantenere il peso perso nel lungo periodo è molto difficile: una meta-analisi di 29 studi ha mostrato che oltre l’80% del peso perso viene recuperato entro cinque anni dalla fine del trattamento [10]. Il motivo è anche biologico: quando si perde peso, il corpo risponde riducendo il metabolismo basale (cioè la quantità di energia consumata a riposo) e aumentando la sensazione di fame. Questo meccanismo di “difesa del peso” è stato documentato in diversi studi controllati e spiega perché molte persone riprendono il peso perso nonostante gli sforzi [4, 11]. Non si tratta di mancanza di impegno, ma di una risposta fisiologica dell’organismo.

Quindi, una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo sono fondamentali, ma in molti casi non sono sufficienti da soli e occorre il supporto di un medico e di terapie appropriate.

Quindi lo stigma verso le persone obese è ingiusto?

Sì, ed è anche dannoso per la salute. Lo stigma legato al peso, cioè i pregiudizi e le discriminazioni verso chi è obeso, è un problema serio e documentato [12, 13]. Le persone che ne sono vittime tendono a evitare di rivolgersi ai medici per timore di essere giudicate, a sviluppare ansia e depressione, e paradossalmente ad avere comportamenti alimentari più disordinati [13]. In pratica, il giudizio morale e sociale aggrava la malattia invece di curarla.

Diversi studi hanno mostrato che anche i professionisti della salute possono avere atteggiamenti inconsciamente stigmatizzanti verso i pazienti con obesità, il che riduce la qualità delle cure offerte [12]. Riconoscere l’obesità come una malattia multifattoriale e non come una colpa individuale è quindi il primo passo per affrontarla in modo efficace, sia dal punto di vista clinico che sociale.

Dottore, quando è necessario rivolgersi a un medico per il problema del peso?

È sempre opportuno parlarne con il proprio medico di medicina generale, che può valutare la situazione nel suo insieme: storia familiare, eventuale presenza di patologie come il diabete o i problemi tiroidei, l’assunzione di farmaci che possono influenzare il peso, la salute psicologica. Non esiste un approccio uguale per tutti.

In alcuni casi, il medico può proporre un percorso di supporto nutrizionale o psicologico. In altri, può valutare l’eventuale utilizzo di farmaci specifici per il trattamento dell’obesità, sempre nell’ambito di un piano terapeutico complessivo.

Un discorso ben diverso va fatto invece per gli integratori che promettono di accelerare il metabolismo: ricordiamo sempre che un integratore è un prodotto alimentare che non ha alcuna indicazione terapeutica per il trattamento di condizioni patologiche.

In conclusione, è importante anche specificare che l’obiettivo del trattamento dell’obesità non è necessariamente raggiungere un peso “ideale”, ma ridurre i rischi per la salute e migliorare la qualità della vita.

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Autore Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Benedetta Ferrucci lavora dal 2001 come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove si occupa di tradurre informazioni scientifiche in contenuti chiari e accessibili per siti di informazione medica, riviste online e progetti di formazione a distanza per professionisti sanitari.
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