Negli ultimi anni sentiamo parlare sempre più spesso di nuovi alimenti: dagli insetti commestibili alla carne coltivata in laboratorio, passando per alghe e proteine alternative. Si tratta dei cosiddetti “novel food”, termine che indica cibi e ingredienti che non facevano parte delle tradizioni alimentari europee prima del maggio 1997.
Con l’aumento della popolazione mondiale e le sfide ambientali legate alla produzione alimentare tradizionale, questi nuovi alimenti vengono presentati come una possibile soluzione per il futuro. Ma sono davvero sicuri? Possono sostituire gli alimenti che conosciamo? E soprattutto, dobbiamo prepararci a cambiare radicalmente le nostre abitudini alimentari?
Dottore, cosa si intende esattamente per “novel food”?
Con il termine “novel food” (nuovi alimenti) si indicano tutti quei cibi e ingredienti per i quali non è possibile documentare un consumo significativo in Europa prima del 15 maggio 1997, data in cui è entrato in vigore il primo regolamento europeo in materia [1,2]. Non si tratta solo di alimenti completamente nuovi o esotici, ma anche di cibi tradizionali prodotti con nuove tecnologie o processi innovativi. Per esempio, il latte trattato con raggi ultravioletti per aumentare il contenuto di vitamina D è considerato un novel food, anche se il latte è un alimento che conosciamo da sempre [1].
La categoria dei novel food comprende una grande varietà di prodotti. Ci sono alimenti tradizionalmente consumati in altre parti del mondo ma sconosciuti in Europa, come i semi di chia o il frutto del baobab [1]. Altri derivano da nuove fonti, come l’olio di krill antartico o le proteine estratte da alghe (come la spirulina) e funghi. Ci sono poi gli insetti commestibili come grilli, locuste e larve della farina, che sono stati autorizzati negli ultimi anni [2, 3]. Infine, rientra in questa categoria anche la carne coltivata in laboratorio, che però al momento non è ancora stata autorizzata per il commercio nell’Unione Europea [4].
Prima che un novel food possa essere venduto in Europa, infatti, deve ottenere l’autorizzazione della Commissione Europea dopo una rigorosa valutazione scientifica condotta dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Gli esperti verificano che l’alimento non rappresenti rischi per la salute, che l’etichetta sia chiara e corretta, e che i valori nutrizionali siano adeguati [1]. Solo dopo questa valutazione l’alimento viene inserito nell’elenco ufficiale dei novel food autorizzati [3].
Dottore, gli insetti sono sicuri da mangiare?
Gli insetti autorizzati come novel food nell’Unione Europea sono stati sottoposti a controlli rigorosi e sono considerati sicuri per il consumo umano. Al momento sono stati approvati quattro tipi di insetti: le larve gialle della farina [5], le locuste [6], i grilli domestici [7] e le larve della farina minore [8]. Questi insetti possono essere venduti interi (congelati o essiccati) oppure sotto forma di polvere da utilizzare come ingrediente in vari prodotti alimentari, come pane, pasta, barrette proteiche o sostituti della carne.
Dal punto di vista nutrizionale, gli insetti sono ricchi di proteine di buona qualità, contengono grassi essenziali, vitamine e minerali. Inoltre, il loro allevamento ha un impatto ambientale molto inferiore rispetto all’allevamento tradizionale di bovini o suini, producendo meno emissioni di gas serra e richiedendo meno acqua e suolo [9]. Tuttavia, esistono alcuni aspetti da tenere in considerazione.
Il principale rischio legato al consumo di insetti riguarda le possibili reazioni allergiche. Le proteine presenti negli insetti, in particolare la tropomiosina e l’arginina chinasi, sono simili a quelle dei crostacei e degli acari della polvere. Per questo motivo, le persone allergiche a gamberi, granchi o altri crostacei potrebbero sviluppare reazioni allergiche anche mangiando insetti. Lo stesso vale per chi soffre di allergia agli acari della polvere. I sintomi possono variare da lievi (prurito, orticaria) a gravi (difficoltà respiratorie, shock anafilattico). Come per tutti gli alimenti contenenti sostanze allergeniche, anche i prodotti a base di insetti devono riportare in etichetta un’avvertenza chiara sul possibile rischio di reazioni allergiche, in conformità al Regolamento (UE) n. 1169/2011 [10].
Altri possibili rischi riguardano la contaminazione microbiologica o chimica, ma questi aspetti sono controllati attraverso norme igieniche rigorose durante l’allevamento e la lavorazione degli insetti. È importante che gli insetti provengano da allevamenti controllati e non siano raccolti in natura, dove potrebbero aver accumulato pesticidi, metalli pesanti o altre sostanze dannose [11].
Dottore, la carne coltivata in laboratorio è sicura?
La carne coltivata, chiamata impropriamente “carne sintetica”, è un prodotto ottenuto dalla crescita di cellule animali in laboratorio, senza la necessità di allevare e macellare animali. Il processo prevede il prelievo di cellule staminali da un animale attraverso una biopsia, la loro crescita in appositi contenitori (bioreattori) con nutrienti specifici, fino a formare tessuto muscolare vero e proprio [12]. Non si tratta quindi di un prodotto artificiale o sintetico, ma di carne reale ottenuta con un metodo diverso. Ne avevamo parlato anche nella scheda “Dottore, ma è vero che mangeremo carne sintetica?”. Al momento, la carne coltivata non è ancora autorizzata per la vendita nell’Unione Europea.
Nel 2023, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno pubblicato un documento che identifica i potenziali pericoli legati alla produzione di carne coltivata, suddivisi nelle fasi del processo produttivo [13]. Questi pericoli riguardano possibili contaminazioni microbiologiche, la presenza di sostanze chimiche utilizzate nel processo, e aspetti legati alla proliferazione cellulare. Il documento sottolinea che serve ancora molta ricerca per valutare adeguatamente la sicurezza di questi prodotti.
Alcune perplessità riguardano anche i benefici ambientali promessi dalla carne coltivata. Sebbene elimini la necessità di allevamenti intensivi, la produzione in laboratorio richiede molta energia per mantenere i bioreattori e potrebbe non essere così sostenibile come viene presentata [14]. Inoltre, i costi di produzione sono ancora molto elevati, rendendo questo prodotto poco accessibile.
In Italia, una legge del novembre 2023 ha vietato la produzione e la commercializzazione di carne coltivata, anche se questo divieto non può impedire che, una volta autorizzata a livello europeo, possa arrivare comunque nel nostro Paese attraverso importazioni da altri Paesi dell’Unione [15].
Dottore, dobbiamo davvero prepararci a mangiare in modo completamente diverso?
No, non c’è alcun obbligo di cambiare le proprie abitudini alimentari. I novel food rappresentano un’opzione aggiuntiva, non un sostituto obbligatorio degli alimenti tradizionali. L’introduzione di questi nuovi alimenti risponde principalmente a due esigenze: da un lato, fornire alternative proteiche più sostenibili dal punto di vista ambientale; dall’altro, offrire nuove soluzioni nutrizionali per una popolazione mondiale in crescita.
È importante ricordare che molti degli alimenti che oggi consideriamo tradizionali erano in passato delle novità. I pomodori, le patate, il mais e molte spezie sono stati introdotti in Europa secoli fa e all’inizio erano visti con sospetto. Con il tempo sono diventati parte integrante della nostra cucina. La stessa cosa potrebbe accadere con alcuni novel food, mentre altri potrebbero rimanere prodotti di nicchia.
Ciò che conta è essere informati. Se decidete di provare un novel food, leggete sempre con attenzione l’etichetta, verificate la presenza di possibili allergeni, e informatevi sulla provenienza e sulle modalità di produzione. Se avete allergie note, in particolare a crostacei o acari della polvere, prestate particolare attenzione agli alimenti contenenti insetti. In caso di dubbi, chiedete consiglio al vostro medico di medicina generale o a uno specialista in nutrizione.
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