Covid-19 potrebbe diventare una patologia cronica?

24 Marzo 2021 di Fabio Ambrosino (Pensiero Scientifico Editore)

A giudicare dalle statistiche riguardanti la pandemia di Covid-19 si direbbe che l’infezione da SARS-CoV-2 possa avere solo due esiti possibili: la morte o la guarigione. La situazione, invece, sembra essere più complicata di così. Nel corso dei mesi si sono infatti moltiplicate le testimonianze di persone guarite dalla Covid-19 che continuano ad avere problemi di salute di vario genere, anche a distanza di tempo. In alcuni casi, poi, questi strascichi sono tanto gravi da impedire alle persone affette di ritornare veramente a una vita normale. Il problema, emerso già nei primi mesi dell’epidemia in alcuni gruppi di pazienti sui social network [1], è stato definito “long Covid” o, in modo meno colloquiale, “sindrome post Covid-19”. Sebbene sia presto per stabilire quanto a lungo possa durare questa condizione, è evidente che di fronte all’elevatissimo numero di casi di infezione da SARS-CoV-2 il long Covid rappresenta un problema con conseguenze sanitarie potenzialmente enormi.

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In cosa consiste il long Covid?

“L’esperienza suggerisce che un numero considerevole di pazienti sviluppa una sindrome post-virale che può debilitarli sotto molti aspetti per settimane e settimane dopo la cosiddetta guarigione e l’eliminazione del virus”. Così sosteneva all’inizio dell’estate scorsa Anthony Fauci, capo della task force statunitense per la gestione della pandemia di Covid-19 [2]. Nei mesi successivi, poi, il numero di pazienti che riportavano problemi di salute nonostante non risultassero più positivi all’infezione da SARS-CoV-2 è cresciuto a tal punto da diventare un argomento di discussione sempre più presente all’interno della comunità scientifica.

Covid-19 potrebbe diventare una patologia cronica int2I sintomi sono i più vari. Uno studio italiano pubblicato la scorsa estate, basato sui dati relativi a 147 pazienti guariti dalla Covid-19, riportava che quelli più comuni erano – dal più frequente al meno frequente – la stanchezza, il respiro corto, i dolori articolari e quelli al petto [3]. La stanchezza è risultata essere il sintomo più diffuso anche in un recente studio dell’Università di Washington che ha valutato lo stato di salute di 177 persone guarite dall’infezione da SARS-CoV-2 fino a nove mesi di distanza dall’inizio della malattia, seguita dalla perdita del senso del gusto e dell’olfatto [4]. Ma altri sondaggi realizzati nel corso del 2020 hanno fatto emergere anche molte altre manifestazioni, dai brividi al mal di testa, dalla tosse ai problemi gastro-intestinali [2].

Un altro sintomo riportato molto frequentemente dai pazienti guariti dalla Covid-19 è una sorta di nebbia mentale, con problemi di memoria e concentrazione in aggiunta alla costante sensazione di stanchezza. Secondo alcuni autori questo gruppo di sintomi sarebbe riconducibile a una condizione nota col nome di “encefalomielite mialgica” o “sindrome da stanchezza cronica”, che in molti casi si manifesta proprio in seguito a un’infezione [5]. I meccanismi che portano allo sviluppo di questa condizione, tuttavia, non sono ancora del tutto chiari.

Quanti pazienti sviluppano il long Covid?

Difficile dirlo con certezza. Secondo una revisione pubblicata a gennaio 2021 la percentuale di pazienti guariti dall’infezione da SARS-CoV-2 che sviluppa sintomi da long Covid varia tra il 5% e il 50,9% [6].

Ad agosto del 2020 un gruppo di ricerca inglese stimava che il persistere di questi sintomi interessasse circa il 10% dei pazienti guariti dalla Covid-19 [7]. Più o meno nello stesso periodo lo studio italiano citato in precedenza riportava invece dati ben più preoccupanti: ben 125 dei 147 pazienti (87%) da loro presi in considerazione – di età compresa tra i 19 e gli 84 anni – presentava ancora dei sintomi a due mesi dall’inizio della malattia [3]. Secondo altre stime, invece, la percentuale di persone guarite dall’infezione da SARS-CoV-2 che hanno bisogno di assistenza sanitaria a distanza di settimane o mesi dalla negatività al test per la Covid-19 si aggirerebbe intorno al 45-50% [8,9].

Anche in termini di durata dei sintomi è difficile dare risposte definitive. In un documento pubblicato a fine dicembre l’Office for National Statistics britannico ha stimato, sulla base delle risposte a un sondaggio nazionale, che nel 20% dei casi i sintomi del long Covid durano fino a 5 settimane mentre nel 10% dei casi fino a 12 settimane [10]. Un’analisi pubblicata solo qualche settimana fa su Nature Medicine, basata su più di 4.000 pazienti guariti dall’infezione da SARS-CoV-2, suggeriva invece che il 13,3% delle persone coinvolte presentava sintomi del long Covid per più di 28 giorni, il 4,5% per più di 8 settimane e il 2,3% per più di 12 settimane [11].

Quali pazienti hanno più probabilità di soffrire di long Covid?

Covid-19 potrebbe diventare una patologia cronica intSempre più evidenze suggeriscono che gli effetti a lungo termine dell’infezione possono interessare praticamente tutte le persone che hanno contratto il virus, a prescindere dall’età e dalla gravità della malattia. Uno studio risalente alla scorsa estate, condotto su 292 pazienti con Covid-19 che non avevano avuto bisogno di ricovero ospedaliero, aveva messo in evidenza come più di un terzo di questi dichiarasse di non aver recuperato la piena salute a 2-3 settimane di distanza dal riscontro della positività [12]. Un dato, questo, che trova riscontro anche nello studio già citato dell’Università di Washington i cui risultati hanno messo in evidenza la presenza di sintomi del long Covid nel 32% dei 150 pazienti gestiti a domicilio e nel 31% dei 16 che avevano invece avuto bisogno di un ricovero [4].

Anche l’età, infine, non sembra influire più di tanto sulla probabilità di avere ancora dei sintomi a distanza di mesi dalla guarigione: questi erano presenti nel 26,6% dei pazienti di età compresa tra 18 e 39 anni, nel 30,1% di quelli con età compresa tra 40 e 64 anni e nel 43,3% di quelli con età superiore ai 65 anni [4]. In un report pubblicato a novembre da un gruppo di medici dell’Assistance Publique-Hôpitaux di Parigi – organizzazione che comprende 39 ospedali per oltre 20.000 posti letto – si legge invece che la maggior parte dei pazienti valutati per problemi associabili al long Covid sono costituiti da donne, con un’età media di circa 40 anni e senza problemi di salute rilevanti [13].

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Autore Fabio Ambrosino (Pensiero Scientifico Editore)

Fabio Ambrosino ha conseguito un master in Comunicazione della Scienza presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste. Dal 2016 lavora come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove collabora alla creazione di contenuti per siti di informazione e newsletter in ambito cardiologico. È particolarmente interessato allo studio delle opportunità e delle sfide legate all’utilizzo dei social media in medicina.
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