22 giugno 2018 di Ulrike Schmidleithner

L’illusione è negli occhi di chi osserva

Il cervello umano è una meraviglia della natura. Però non sempre riesce a proteggerci dall’inganno e contro questo, purtroppo, non esistono vaccini. Sta a noi costruire qualcosa di simile agli anticorpi del sistema immunitario, anche se tutti quanti, indubbiamente, continueremo a cadere in qualche trappola.

Forse l’autoinganno è quello che ci dà più filo da torcere perché se possiamo essere prevenuti verso tutti, di certo non possiamo esserlo verso noi stessi.

Questa debolezza della nostra specie ha radici molto profonde. Pensiamo per esempio ai nostri lontani antenati e al loro rapporto con il cielo stellato. Avevano molte più occasioni rispetto all’uomo moderno di ammirare questo impressionante spettacolo, visto che le notti erano lunghe e senza luce artificiale. Qualcosa li spingeva a decifrare quelli che apparivano come dei segnali scritti per comunicare con l’umanità. Con l’aiuto della fantasia collegavano i puntini, senza sapere che ogni stella è la luce di un sole, emessa migliaia o milioni di anni fa e che questi corpi celesti si trovano a distanze molto differenti dalla Terra. Cercavano di interpretare questo linguaggio immaginario e di adattare poi di conseguenza le proprie azioni. I giganteschi corpi astrali che ai nostri occhi appaiono come dei puntini, com’è ovvio, non si curano minimamente di quello che il nostro cervello pensa di loro. Sono lì dove casualmente si sono formati e basta. Non si intromettono nella vita amorosa di Giulietta e Romeo o negli affari di Zio Paperone.

Oggi, per colpa dell’inquinamento luminoso e il fatto che la nostra vita notturna si svolge prevalentemente all’interno delle case, il cielo stellato non è molto presente nei pensieri della maggior parte delle persone, tranne se si è appassionati di astronomia o se si crede all’astrologia.

Ma la ricerca di correlazioni significative continua a essere molto presente, in tanti aspetti della vita. È una ricerca facilmente coronata dal successo, perché così come esiste un numero infinito di stelle nell’universo, sparse in modo casuale, allo stesso modo in ogni momento accade un infinito numero di eventi. Qualcuno nasce, qualcuno muore, a qualcuno spunta il primo dentino, qualcuno perde l’ultimo dente, qualcuno va al cinema, qualcun’altro entra in una baita durante un’escursione. Qualcuno perde, qualcuno trova, qualcuno piange, qualcuno ride ecc., fino all’infinito. In questo flusso di miriadi di eventi, è inevitabile che capitino delle coincidenze che non hanno alcuna relazione reciproca, tranne quella temporale, così come anche i puntini nel cielo notturno non hanno alcuna correlazione se non quella apparentemente spaziale.

Danno nell’occhio soltanto perché chi li osserva collega due elementi e ne costruisce una storia, più o meno come i nostri antenati hanno fatto con le stelle.

A pensarci bene, esiste costantemente un numero infinito di eventi correlati temporalmente, ma non li notiamo perché non c’è niente di interessante da interpretare. Se qualcuno dovesse raccontarci, pieno di stupore e con gli occhi fuori dalle orbite: “Pensate! Ho appena visto una macchina che è passata dall’altro lato della strada, proprio nello stesso momento in cui ho guardato in quella direzione!”, noi diremmo: “E allora? Qual è il punto?”. Infatti non c’è alcun punto, anche se c’è un’evidente correlazione temporale, una sincronizzazione perfetta: ha alzato lo sguardo ed è passata una macchina proprio nello stesso momento e in quel preciso punto della strada. È chiaro a tutti che si tratta di una coincidenza, senza nessun legame di causa-effetto, e soprattutto non suscita alcun interesse, è una storia-non-storia.

Diverso è quando qualcuno nota, tra quel numero infinito di eventi casuali che avvengono ininterrottamente, due episodi che messi insieme si prestano a un’interpretazione e a formare una storia: “Ho sognato Sempronio e poche ore dopo mi ha chiamato”. Chissà, forse sono un sensitivo? Ma quante volte si sogna qualcuno e questo poi non ci telefona? In questi casi la nostra percezione extrasensoriale si è presa una (lunga) vacanza?

Non ci si deve quindi meravigliare che le persone colleghino una vaccinazione con una patologia insorta poco dopo e ne costruiscano in modo arbitrario un danno da vaccino. È nella natura umana fin dagli albori dei tempi. È impossibile immaginarsi la distanza che c’è realmente tra un puntino nel cielo notturno e quello subito “accanto”. I nostri occhi li vedono vicini. Allo stesso modo è molto difficile vedere la distanza o la vicinanza reale tra due eventi come le vaccinazioni e l’insorgere di un evento avverso. Potrebbero avere una correlazione causa-effetto, ma potrebbe anche trattarsi di una coincidenza, come se si guardassero due puntini nel cielo stellato.

Noi esseri umani siamo minuscoli in confronto all’universo, ma quando facciamo buon uso del nostro cervello riusciamo a comprendere approssimativamente le sue reali dimensioni e possiamo stimare la vera distanza tra le stelle. Allo stesso modo abbiamo imparato a scoprire la probabilità che due eventi siano causalmente collegati o no. Sono stati elaborati metodi scientifici che riducono sensibilmente il rischio di prendere un abbaglio, che invece è garantito se si ha, come unico dato, due eventi che messi insieme soddisfano il nostro bisogno di trovare un significato e una storia convincente.

“L’illusione è negli occhi di chi osserva” è la frase che mi ha dato lo spunto per queste riflessioni. Proviene nuovamente da un romanzo di Agatha Christie dal titolo “They do in with mirrors” (tradotto in italiano come “Giochi di prestigio”) e anche qui la protagonista è Miss Marple. Questa frase, riportata casualmente da uno dei personaggi del libro, la porta sulla strada giusta e le permette di scoprire l’inganno con cui l’assassino ha sfruttato la debolezza del cervello umano, che vede esattamente quello che si aspetta di vedere.

Agatha Christie dimostra di avere una discreta conoscenza delle trappole mentali di cui siamo facilmente vittime e le sfrutta per costruire le trame dei suoi romanzi, ingannando anche il lettore che di solito non se ne rende conto fino a quando non viene svelato il tranello. Alla fine tutti i pezzi si incastrano e la verità trionfa. Anche la verità sui vaccini può trionfare solo quando ci si libera dai preconcetti e dall’autoinganno attenendosi rigorosamente alla realtà, usando il metodo scientifico.

Ulrike Schmidleithner

Autore Ulrike Schmidleithner

Una mamma che segue dall’inizio del 2002 con grande passione la questione vaccini. In tutti questi anni ha approfondito ogni aspetto di questo tema. Conosce praticamente tutti gli argomenti usati dalle persone contrarie alle vaccinazioni. Ha controllato accuratamente ciascuno di questi assunti e ha scritto moltissimi articoli sul suo blog Vaccinar...SI’! e sulla pagina Facebook omonima, per spiegare in modo pacato e comprensibile anche a chi non ha studiato medicina come stanno realmente le cose secondo il parere della comunità scientifica. Ha sempre fatto controllare i suoi articoli da uno o più esperti per assicurare la correttezza scientifica, che è indispensabile per un tema così importante. Sul nostro sito cura “La rubrica della mamma” in cui si rivolge ai genitori stando al loro fianco.
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