L’elastotaping cura i disturbi muscolari e ortopedici?

5 ottobre 2018 di Il Pensiero Scientifico Editore

Stiamo parlando dei nastri (tapes in lingua inglese) adesivi ed elastici, di colori diversi, applicati su spalle, paravertebrali, polpacci, cosce, ginocchio, polso e tendine di Achille, che abbiamo visto in televisione sul fisico statuario di Mario Balotelli dopo lo splendido goal alla Germania agli Europei del 2012 e di altri grandi nomi nel mondo dello sport [1]. In pratica il kinesio taping è un sistema di bendaggio per la cura dei disturbi osteoarticolari e per alleviare dolori muscolari e edemi sottocutanei. È stato lanciato negli anni Settanta dal chiropratico e agopuntore giapponese Kenzo Kase e successivamente commercializzato in Occidente, negli Stati Uniti prima e poi anche in Italia, dove le vendite hanno ormai raggiunto livelli molto elevati.

A cosa serve?

Nel sito ufficiale di Kinesio taping (kinesiotaping.com) viene spiegato che l’elastotaping avrebbe effetti fisiologici positivi sui muscoli, sulle articolazioni, sui legamenti, sui tendini, sul sistema linfatico e circolatorio. Una corretta applicazione dei bendaggi permetterebbe di risolvere diverse problematiche: da contratture paravertebrali-lombari, tendiniti e artrosi cervicali, alla sindrome del tunnel carpale e al classico mal schiena. Il suo utilizzo viene consigliato sia a scopo preventivo sia nelle fasi riabilitative e croniche di un infortunio.

Come funziona?

Diversamente dai cerotti antinfiammatori i nastri adesivi non rilasciano alcun farmaco. Il loro meccanismo d’azione è esclusivamente di tipo biomeccanico, la cui funzione sarebbe quella di ripristinare la normale tensione muscolare e la fisiologica circolazione linfatica e vascolare per stimolare i processi di autoguarigione. L’elasticità del nastro solleva leggermente la cute dal derma sottostante, formando delle “pieghe” che migliorerebbero la circolazione e l’assorbimento dei liquidi. Inoltre il contatto del nastro con la pelle invia al cervello informazioni propriocettive e stimolazioni sensoriali che provocherebbero di riflesso una reazione muscolare. L’effetto meccanico della tensione sarebbe inoltre potenziato dal colore del nastro secondo i principi della cromoterapia: il blu diminuirebbe l’edema e l’infiammazione; il rosso ridurrebbe le contratture muscolari e il mal di schiena; il beige supporterebbe “psicologicamente” la funzione articolare e migliorerebbe il mal di schiena; il nero, infine, esalterebbe le potenzialità muscolari, una sorta di doping non-farmacologico legale.

Chi usa l’elastotaping?

Gli sportivi professionisti e anche quelli amatoriali, e in generale anche al di fuori dell’ambiente sportivo persone con disturbi di origine osteoarticolare o muscolari. Negli ultimi anni, in parte grazie alla pubblicità involontaria degli sportivi famosi, si è assistito infatti a un boom del loro utilizzo, sia per richiesta spontanea di sportivi amatoriali – convinti che funzionino visto che li usano i grandi sportivi – sia su consiglio di ortopedici e fisioterapisti. Ormai il taping kinesiologico viene usato da fisioterapisti, terapisti occupazionali, preparatori atletici, chiropratici, medici e osteopati per molte disfunzioni.

Come si applicano questi nastri terapeutici?

Dove applicarli, come e con quale pressione viene deciso dal fisioterapista o dell’ortopedico, dopo una valutazione clinica del paziente, in base all’effetto terapeutico che si pretenderebbe di ottenere e conoscendo bene le strutture sottostanti. Le strisce possono essere tagliate e applicate a forma di “I”,”Y”, “X” o a ventaglio, a seconda della parte del corpo che deve essere bendata e dall’azione che deve esercitare: un taglio a “I” avrebbe un’azione più stabilizzante, mentre quello a “Y” più drenante. La definizione del protocollo da seguire richiede una valutazione clinica del paziente.

Dottore, ma funzionano davvero?

Ad oggi esistono pochi studi scientifici a garanzia della reale efficacia del kinesio taping e della cromoterapia abbinata all’elastotaping. Per esempio, una revisione sistematica del 2014 ha analizzato i dati di 495 pazienti, estrapolati da una dozzina di studi clinici randomizzati che hanno confrontato l’efficacia del kinesio taping per la cura di problemi muscoloscheletrici con quella di un bendaggio applicato in modo fasullo per verificare l’effetto placebo della possibile azione terapeutica. Complessivamente non si è osservata una superiorità terapeutica del kinesio taping [2]. Un’altra revisione sistematica sottolinea che non ci sono abbastanza prove scientifiche né a favore né contro il kinesio taping, ma che i pazienti potrebbero percepire un beneficio [3]. Un altro studio conclude che il taping clinico abbinato a interventi fisioterapici (per esempio esercizi, elettroterapia e terapia manuale) potrebbe essere un’opzione terapeutica per il trattamento della sindrome da conflitto alla spalla (o impingement sub-acromiale), soprattutto nei primi stadi; tuttavia per dimostrare che sia effettivamente più efficace della sola fisioterapia servono ulteriori studi più robusti [4].

Ma se i grandi sportivi li usano non dovrebbero servire a qualcosa?

Non è esattamente così, lo abbiamo già visto con la coppettazione. Alla luce delle evidenze ad oggi raccolte possiamo affermare che sono necessari altri studi per poter confermare l’utilità di questa metodica. “Il ripristino della circolazione linfatica e vascolare, il migliorato assetto articolare, la riduzione dell’edema e del dolore, la migliore efficienza muscolare sono solo dichiarazioni o ipotesi di chi afferma di sentirsi meglio, di chi applica i nastri adesivi o di chi li vende”, osserva Giorgio Dobrilla, primario gastroenterologo emerito dell’ospedale di Bolzano, giornalista e divulgatore scientifico. “Purtroppo, la fama di atleti che usano i nastri o qualche storia aneddotica di efficacia convincono molto di più dell’evidenza. Naturalmente, nessun preconcetto negazionista e, se delle prove oggi inesistenti arrivassero, chi scrive sarebbe senza remore un fan e un accanito fruitore di elastotapes.” [5].

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Autore Il Pensiero Scientifico Editore

Il Pensiero Scientifico Editore è tra le più “antiche” case editrici scientifiche italiane. Fondata nel 1946, collabora con le principali istituzioni sanitarie pubbliche del nostro Paese. Ha collaborato per anni col Ministero della salute e con l’AIFA alla produzione del Bollettino di Informazione sui Farmaci. La Provincia Autonoma di Bolzano si avvale del Pensiero Scientifico Editore per la cura del portale della Biblioteca Medica Virtuale e la ASL Roma 1 della Regione Lazio della Biblioteca online Alessandro Liberati. È provider nell’ambito del Programma Nazionale di ECM. Il Pensiero Scientifico Editore cura l’edizione di 20 riviste, parte delle quali pubblicate in collaborazione con società scientifiche, e di circa 30 nuovi libri ogni anno.
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