L’echinacea è utile per il raffreddore?

20 Aprile 2018 di Il Pensiero Scientifico Editore

Non sei la sola persona a fare questa domanda: basta fare un giro su internet per vedere quanto è diffusa la convinzione che l’echinacea serva per prevenire o curare il raffreddore, la malattia più diffusa del mondo. Purtroppo non è così: ma la buona notizia è che il raffreddore passa da solo, qualsiasi cosa noi si faccia o non si faccia.

Qualcuno ha studiato le proprietà dell’echinacea?

Certamente, sono state approfondite e la ricerca continua (Barrett B, 2003). Basti pensare che esiste addirittura una rivista scientifica – quanto meno “accademica” – che è dedicata unicamente allo studio di questa pianta. L’echinacea è in commercio in prodotti che hanno una diversa composizione e metodi di estrazione dalla pianta differenti: non tutti i consumatori ne sono a conoscenza (Karsch-Volk, 2014).

Allora: l’echinacea serve o non serve per il raffreddore?

Per prima cosa, con la parola “raffreddore” si intendono disturbi delle alte vie respiratorie anche diversi tra loro. Sono, nel loro insieme, i disturbi più diffusi del mondo. Tutte queste malattie che chiamiamo raffreddore hanno in comune due cose: sono causati da virus e, come dicono i medici, si “auto-limitano”: in altre parole, guariscono da soli (Grief, 2013). E questa sì che è una buona notizia, anche se non è una novità.

Ma se il raffreddore guarisce da solo qualsiasi trattamento è inutile?

Mica tanto. Basti pensare a quanto ci costa questo benedetto raffreddore. Solo negli Stati Uniti ogni anno si perdono 70 milioni di giorni di lavoro che costano qualcosa come 80 miliardi di dollari alle imprese e allo Stato federale (Fendrick, 2003). Beninteso: questo è il solo costo dei giorni di malattia causati dal raffreddore, non dall’influenza, che è un’altra cosa e che in alcuni casi anche può essere pericolosa.

Anche solo per una questione di soldi, magari trovassimo qualche rimedio per alleviare i sintomi e abbreviare la durata del raffreddore. Ed è giusto che le possibili soluzioni vengano ricercate ovunque, anche a partire dai tentativi fai-da-te che ciascuno di noi mette in atto quando siamo alle prese con malattie tutto sommato banali ma innegabilmente molto fastidiose.

Cosa funziona per il raffreddore?

Come si diceva, il raffreddore è il disturbo più diffuso al mondo. Forse per il fatto che guarisce da solo, non si può dire che sia in cima alle priorità della ricerca scientifica internazionale… Le terapie che sono state osservate più da vicino sono i farmaci antinfiammatori non steroidei (i FANS come aspirina, ibuprofene, naprossene) che danno benefici in termini di riduzione del dolore – spesso presente – e di riduzione della febbre (Kim, 2015). Inoltre, sono stati studiati gli antistaminici (De Sutter, 2015), poco più efficaci del placebo e per lo più a breve termine. Infine, è stata valutata l’efficacia delle combinazioni di antistaminici, decongestionanti e analgesici (De Sutter, 2012).

Alla luce dei risultati degli studi di cui possiamo fidarci – nel senso che sono stati progettati e condotti in modo rigoroso – il medico dovrebbe in primo luogo rassicurare e poi suggerire dei trattamenti sintomatici. E a questo punto le preferenze dei “malati” contano molto, perché quando si tratta di raffreddore ognuno può prendersi cura di sé in modo anche molto personale. Anche perché qualsiasi scelta si faccia si ottiene più o meno lo stesso risultato.

Prendere l’echinacea rientra dunque tra le scelte personali?

In certo senso sì. In giro per il mondo, di queste “scelte personali” ce ne sono parecchie. Quando abbiamo il raffreddore per lo più ricorriamo all’acqua, preparandoci del tè o delle tisane (nel 43% dei casi). Oppure, cerchiamo sollievo nel miele (42%). Il più usato tra i medicinali è il paracetamolo (38%). La spremuta di arancia (38%) vince su quella di limone (31%). Ancora acqua, col bagno caldo (35%) e col brodo di pollo (30%). Starsene a letto, in fondo, è sempre una soluzione ragionevole (38%), quando si può, beninteso. Quasi mai ci affidiamo a rimedi per i quali esistono delle prove di efficacia inattaccabili e convincenti. L’echinacea rientra perfettamente in questo modello: pur non avendo mostrato prove inequivocabili che sia utile, più o meno 4 persone raffreddate su 100 la usano (Thielmann, 2016).

Cosa vuol dire che per l’echinacea nel raffreddore esistono prove di efficacia ancora deboli?

Diversi studi condotti a livello internazionale hanno valutato l’echinacea nella prevenzione del raffreddore. Una revisione Cochrane – si tratta di uno studio che sintetizza altri studi su uno stesso argomento giudicati metodologicamente ben eseguiti – ne ha selezionati e valutati dieci. In nessun caso è venuta fuori la prova definitiva di un effetto preventivo. Inoltre, 15 studi hanno controllato se l’echinacea servisse come terapia, sempre nel raffreddore. Ebbene, solo due di queste sperimentazioni hanno evidenziato un’associazione tra echinacea e riduzione dei sintomi. Purtroppo, però, in entrambi i casi si trattava di studi con molti limiti metodologici e, quindi, ci si può fidare poco o per nulla (Karsch-Volk, 2014). Un’altra revisione sistematica eseguita nel 2015 ha selezionato sei sperimentazioni cliniche tra le dodici pubblicate in letteratura e ne ha approfondito i metodi e sintetizzato i risultati (Schapowal et al., 2015). Gli autori di questa revisione ne sottolineano i limiti dovuti alla grande variabilità delle specie di echinacea utilizzate e delle tipologie di estratto.

Come scrive Fabio Firenzuoli nel sito Natura Medica, però, “l’uso di estratti di echinacea era associato a un ridotto rischio di infezioni respiratorie ricorrenti. Gli estratti etanolici di echinacea sembravano fornire effetti superiori sui succhi pressati e un aumento del dosaggio durante gli episodi acuti ha ulteriormente migliorato questi effetti. Tre studi indipendenti hanno rilevato che negli individui con maggiore suscettibilità, stress o stato di debolezza immunologica, l’echinacea dimezzava il rischio di infezioni respiratorie ricorrenti. Effetti preventivi simili sono stati osservati con infezioni recidivanti confermate dal punto di vista di laboratorio. Complicazioni comprendenti polmonite, otite media o esterna e tonsillite o faringite erano anche meno frequenti con il trattamento con echinacea (Firenzuoli, 2018).

Su internet leggiamo anche che l’echinacea combatte le influenze stagionali, favorisce le difese dell’organismo e la risposta immunitaria, contrasta gli attacchi infettivi e cura gli stati influenzali: sono affermazioni che ancora non poggiano su basi scientifiche robuste.

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Il Pensiero Scientifico Editore è tra le più “antiche” case editrici scientifiche italiane. Fondata nel 1946, collabora con le principali istituzioni sanitarie pubbliche del nostro Paese. Ha collaborato per anni col Ministero della salute e con l’AIFA alla produzione del Bollettino di Informazione sui Farmaci. La Provincia Autonoma di Bolzano si avvale del Pensiero Scientifico Editore per la cura del portale della Biblioteca Medica Virtuale e la ASL Roma 1 della Regione Lazio della Biblioteca online Alessandro Liberati. È provider nell’ambito del Programma Nazionale di ECM. Il Pensiero Scientifico Editore cura l’edizione di 20 riviste, parte delle quali pubblicate in collaborazione con società scientifiche, e di circa 30 nuovi libri ogni anno.
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