Mattia Motta – La comunicazione della salute “bufale free”

9 febbraio 2018 di Redazione

Autorevolezza e reputazione. La prima si costruisce con la verifica delle fonti e una figura professionale giornalistica dedicata, attenta alla divulgazione di informazioni corrette, sotto la direzione di un comitato scientifico presidiato dalla FNOMCeO; la seconda si ottiene con la costanza di un lavoro di informazione indipendente e di carattere scientifico.

Una “bussola” nel mondo dell’informazione digitale, e non solo, che si ritagli uno spazio di riferimento rivolto agli operatori dell’informazione.

All’interno del portale antibufale dottoremaèveroche, uno spazio editoriale destinato a “case history” esemplari, unito a strumenti concreti rivolti agli operatori dell’informazione alle prese con un sempre maggiore numero di fonti, autorevoli o meno, dell’era digitale appare strategico per allargare la base del portale stesso, rivolgendosi direttamente ai giornalisti variamente declinati.

In attesa di una normativa che permetta ai cittadini di capire immediatamente se l’informazione che stanno consultando nell’anarchico mondo del world wide web arriva da fonte autorevole o meno – e nelle more di un sistema di pseudo-informazione a cui è permesso far passare per “verosimili” o “satira” notizie prive di qualsiasi fondamento fattuale – una rubrica dedicata agli operatori dell’informazione è quel che manca.

Al giornalista spetta marcare la differenza con l’asta di un microfono: la velocità incontrollata con cui si moltiplicano notizie “sensazionali” mette in difficoltà gli operatori dell’informazione che sempre più spesso cadono nella trappola delle “fake news”, ritrovandosi a rilanciare notizie “pseudo scientifiche” in ambito medico e non solo.

Oggi più che mai i giornalisti sono chiamati a essere un punto di riferimento e a differenziarsi per autorevolezza e reputazione da una sorta di rumore di fondo a cui tutti, più o meno, siamo sottoposti, a partire dalle reti sociali virtuali e dalle applicazioni in cui gli algoritmi stanno trovando spazio per “risolvere” problemi complessi e generare risposte automatizzate.

Sminare il campo dai cattivi consigli e dalle bufale, restringere il campo in cui trovano terreno fertile i ciarlatani che lanciano esche nel web, illuminare le periferie dell’informazione scientifica e interpretare il ruolo di “collegamento” tra linguaggi diversi è il compito del giornalista che racconta la salute e la medicina.

“Conoscere per deliberare”, come ripeteva Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica Italiana, deve essere oggi un caposaldo che guidi il lavoro di chi si approccia al mondo dell’informazione.

E una comunicazione della medicina e della salute al riparo dalle bufale è un passo fondamentale per fornire a tutti gli strumenti per scelte consapevolmente fiduciose, come quelle di un paziente che si affida alla scienza medica.

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