In Italia sono circa 1,67 milioni i volontari che ogni anno donano sangue e plasma. Nel 2024 le donazioni sono state oltre 3 milioni, consentendo di trasfondere circa 640.000 pazienti e di trattare con medicinali plasmaderivati migliaia di persone ogni giorno [1].
La donazione è gratuita, anonima e volontaria. L’utilità di questo gesto per chi riceve il sangue è fuori discussione: per molti pazienti non esiste alternativa. Ma chi dona lo fa spesso anche nella convinzione, alimentata da articoli di giornale o dal passaparola, di ricavarne un beneficio diretto per la propria salute. È davvero così? Vediamo cosa dicono le evidenze scientifiche.
Dottore, donare il sangue mi fa davvero star meglio?
In parte sì, ma non per le ragioni che si sentono dire più spesso. Il beneficio più concreto e documentato è di natura preventiva: ogni volta che si dona il sangue si viene sottoposti a una serie di controlli gratuiti. Prima della donazione si misura la pressione arteriosa, si valuta il livello di emoglobina nel sangue e si compila un questionario sullo stato di salute; a volte viene eseguito anche un elettrocardiogramma.
Sul campione prelevato vengono poi eseguiti esami del sangue completi, tra cui emocromo, marcatori per HIV, epatiti B e C, sifilide e, per i donatori periodici, anche colesterolo, trigliceridi, creatinina e ferritina [2]. Si tratta di un vero e proprio check-up che può rivelare condizioni di cui il donatore non era a conoscenza. In questo senso, la donazione è anche un’occasione di medicina preventiva. Di questi controlli e della sicurezza della procedura per il donatore abbiamo parlato nella scheda “Tutti possiamo donare il sangue?”, e della differenza tra donazione di sangue e donazione di plasma nella scheda “Donare il plasma è importante quanto donare il sangue intero?”.
Un altro aspetto rilevato in alcuni studi osservazionali riguarda il benessere psicologico: molti donatori riferiscono una sensazione di soddisfazione legata al gesto di aiutare gli altri [3], un effetto documentato più in generale nel volontariato.
Dottore, ho sentito dire che donare il sangue fa bene al cuore. È vero?
Questa è una delle affermazioni più diffuse, ma le prove scientifiche disponibili non permettono di confermarlo. Le ipotesi biologiche alla base sono due. La prima è che donare sangue regolarmente riduca le riserve di ferro nell’organismo: il ferro in eccesso contribuirebbe alla formazione di molecole dannose per le pareti delle arterie, favorendo nel tempo la comparsa di placche. La seconda è che la donazione riduca la densità del sangue, rendendolo più fluido e meno incline a formare coaguli pericolosi. Attraverso uno di questi due meccanismi, o entrambi, la donazione potrebbe abbassare il rischio di infarto e ictus [4].
Una revisione sistematica pubblicata nel 2022 ha analizzato 44 studi sull’argomento. Tra quelli di qualità più alta, la maggior parte ha effettivamente riportato un effetto protettivo della donazione sul sistema cardiovascolare. Gli autori avvertono però che questi risultati potrebbero essere distorti dal così detto “effetto del donatore sano”: per poter donare occorre superare ogni volta una selezione medica, quindi i donatori sono per definizione persone già in buona salute, ed è difficile distinguere il beneficio reale della donazione da quello che già esisteva prima di iniziare a donare.
La qualità complessiva delle prove disponibili è quindi ritenuta insufficiente per trarre conclusioni definitive, e gli autori concludono ribadendo la necessità di condurre studi randomizzati e controllati di maggiore qualità su questo argomento [4].
Dottore, ci sono limiti da rispettare per tutelare la salute del donatore?
La donazione è sicura, ma non è priva di effetti sul corpo, soprattutto se si dona regolarmente. Ogni donazione di sangue intero comporta una perdita stimata di circa 200-300 mg di ferro. Chi dona frequentemente, soprattutto le donne in età fertile, può andare incontro a una riduzione delle riserve di ferro nell’organismo, una condizione che può manifestarsi con stanchezza, capogiri e difficoltà di concentrazione [5].
Una revisione sistematica del 2026, commissionata dall’OMS per aggiornare le proprie linee guida, ha analizzato i tre studi randomizzati disponibili sull’argomento e ha confermato che donare con intervalli più brevi di quelli raccomandati tende a ridurre i livelli di emoglobina e di ferritina e ad aumentare il rischio di stanchezza, capogiri e gambe senza riposo, soprattutto negli uomini. Anche rispettare l’intervallo minimo raccomandato di 12 settimane per gli uomini non è sempre sufficiente a ripristinare completamente le riserve di ferro. Gli autori sottolineano però che la certezza complessiva delle prove disponibili resta bassa, e auspicano studi randomizzati di maggiore qualità e durata [6].
Proprio per proteggere i donatori, la normativa italiana prevede un massimo di quattro donazioni di sangue intero l’anno per gli uomini e per le donne non in età fertile, e di due per le donne in età fertile, con un intervallo minimo di tre mesi tra un prelievo e l’altro [7]. Prima di ogni donazione viene verificato il livello di emoglobina: se risulta troppo basso, la donazione non viene effettuata. La revisione Cochrane sull’integrazione di ferro nei donatori di sangue ha confermato che assumere ferro per bocca riduce il rischio di carenza, ma potrebbe associarsi a effetti collaterali gastrointestinali [8].
Chi vuole donare regolarmente fa dunque bene a seguire le indicazioni del medico del centro trasfusionale e a segnalare eventuali sintomi di stanchezza insolita tra una donazione e l’altra.
Dottore, allora conviene donare o no?
Donare il sangue è un gesto di grande utilità collettiva: il sangue è un farmaco salvavita che non può essere prodotto in laboratorio e per il quale non esistono alternative [9]. Dal punto di vista della salute individuale del donatore, il beneficio più certo è quello dei controlli periodici gratuiti, che permettono di monitorare il proprio stato di salute nel tempo. I presunti vantaggi cardiovascolari non sono al momento supportati da prove solide, e chi decide di donare dovrebbe farlo per le ragioni giuste: aiutare gli altri, non come strategia di prevenzione personale.
La donazione è sicura se avviene nel rispetto delle indicazioni mediche e degli intervalli previsti dalla normativa. Per sapere se si è idonei e come comportarsi in presenza di patologie o terapie in corso, è importante rivolgersi al proprio medico di medicina generale.
Per gli appelli di richiesta sangue urgente sui social, invece, rimandiamo alla scheda “Gli appelli con richieste di sangue possono non essere affidabili?”. Infine, rimandiamo al documento “Dona vita dona sangue” a cura del Ministero della Salute e del Centro Nazionale Sangue per ulteriori risposte ad alcune delle domande più frequenti [10].
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