5 Aprile 2019 di Ulrike Schmidleithner

“C’è SEMPRE una spiegazione non voodoo”

I libri gialli e i film polizieschi sono un’ottima palestra per il pensiero scientifico. Insegnano soprattutto che non basta sospettare qualcuno di aver commesso un crimine, ma bisogna anche portare le prove che lo abbia davvero fatto. Fino a quel momento è solo un’opinione basata, nella migliore delle ipotesi, su qualche indizio, nella peggiore su un pregiudizio.

Nella vita reale la regola della prova richiesta prima di essere condannati ci tutela, almeno fino a un certo punto. Noi tutti speriamo che, nello sfortunato caso di vederci ingiustamente sotto accusa per un’azione illegale, ci siano le garanzie che vengano svolte indagini molto accurate e circostanziate. Sarebbe terribile se come “prova” per l’accusa qualcuno citasse solo una legge generica, senza prendere in considerazione i fatti che ci riguardano. Chiunque si trovasse da innocente in una situazione del genere, protesterebbe con forza e pretenderebbe che si indaghi per scoprire come sono andate veramente le cose.

Per quanto riguarda le vaccinazioni, invece, le persone dubbiose le denigrano in toto affermando spesso come “prova” della loro presunta pericolosità l’esistenza della legge 210 del 1992 che regola l’indennizzo ai soggetti danneggiati in modo irreversibile da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati infetti.

Prima di tutto bisogna tenere conto del fatto che nel 1992 molti dei vaccini dell’attuale calendario vaccinale non esistevano ancora. A meno che chi ha scritto questa legge non sia stato un veggente, non era possibile conoscere in anticipo le caratteristiche dei vaccini del futuro (l’esavalente, quello contro l’HPV, i vaccini antimeningococco e antipneumococco coniugati ecc.). La sicurezza dei vaccini si determina con gli studi pre- e post-commercializzazione, non basandosi su una legge vecchia di quasi 30 anni!

Questo mi fa venire in mente un episodio della serie “Detective Monk” in cui il piano escogitato dall’assassino è basato sulla superstizione, sfruttando simili meccanismi di ragionamento distorti. Il titolo della puntata è “Il Sig.Monk e le bambole voodoo”.

Come in ogni film poliziesco che si rispetti tutti i personaggi, tranne il detective, si lasciano ingannare e anche i più scettici devono confessare di sentirsi un po’ spaventati.

Monk non riesce proprio ad accettare che tutti si lascino condizionare dalle apparenze e cerca di portarli con i piedi per terra, dicendo in tono esasperato:

“Cerchiamo di essere ragionevoli! Viviamo nel mondo reale governato dalla scienza, dalla fisica, dalle leggi della natura! C’è sempre, SEMPRE una spiegazione non voodoo, per qualsiasi cosa!”

Al terzo omicidio, apparentemente compiuto con l’ausilio di una bambola voodoo, c’è una breve scena in cui due persone che vedono esattamente lo stesso oggetto lo interpretano in modo diametralmente opposto. La nipote della vittima ci vede la conferma della propria superstizione mentre per Monk è un importante indizio, molto utile nella ricostruzione dell’omicidio.

Luogo: appartamento della vittima, un uomo molto ricco, apparentemente morto per un infarto, innescato dalla vista della bambola voodoo che ha appena ricevuto con la posta.

All’interrogatorio, la nipote ha sottolineato che suo zio era molto superstizioso, infatti nella casa si trovano tanti oggetti che lo confermano.

Nipote della vittima, a Monk: “C’è qualche problema?”.
Monk: “È appeso al contrario”.
Nipote della vittima: “Che cosa?”.
Monk: “Il ferro di cavallo. Dovrebbe essere rivolto verso l’alto. Così la fortuna rimane all’interno. Era superstizioso, mi sorprende che non lo sapesse”.
Nipote: “Per questo non avrà funzionato”.

Ecco, al detective Monk la posizione sbagliata del ferro di cavallo ha fatto venire il sospetto che fosse stato messo lì con l’inganno, per far credere che la vittima fosse molto superstiziosa. Ha scartato fin dall’inizio ogni ipotesi basata su qualche scaramanzia e questo gli ha permesso di ragionare in modo lucido, scoprire come le cose sono andate davvero e infine consegnare l’assassino alla giustizia.

La nipote dell’assassinato invece lo ha interpretato come la spiegazione del fatto che il ferro di cavallo non ha protetto suo zio.

Non vi svelo il finale, per questo dovreste guardare l’episodio. Ma una cosa è sicura: un approccio come quello di Monk più aiutare a comprendere come funziona veramente il mondo. Non è esagerato dire che può addirittura salvare vite! Dovremmo abituarci a guardare le cose che ci lasciano un po’ interdetti in modo realistico, come il detective Monk ha guardato il ferro di cavallo.

Per concludere con un sorriso, riporto un’altra citazione molto simpatica di “Il Sig. Monk e le bambole voodoo”, questa volta pronunciata da Randy Disher, il braccio destro del capitano Leland Stottlemeyer:

“Noi dei pesci non siamo superstiziosi”.

Ulrike Schmidleithner

Autore Ulrike Schmidleithner

Una mamma che segue dall’inizio del 2002 con grande passione la questione vaccini. In tutti questi anni ha approfondito ogni aspetto di questo tema. Conosce praticamente tutti gli argomenti usati dalle persone contrarie alle vaccinazioni. Ha controllato accuratamente ciascuno di questi assunti e ha scritto moltissimi articoli sul suo blog Vaccinar...SI’! e sulla pagina Facebook omonima, per spiegare in modo pacato e comprensibile anche a chi non ha studiato medicina come stanno realmente le cose secondo il parere della comunità scientifica. Ha sempre fatto controllare i suoi articoli da uno o più esperti per assicurare la correttezza scientifica, che è indispensabile per un tema così importante. Sul nostro sito cura “La rubrica della mamma” in cui si rivolge ai genitori stando al loro fianco.
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