L’autoerotismo fa diventare ciechi?

2 Ottobre 2019 di Il Pensiero Scientifico Editore

Quella sull’autoerotismo è una domanda che pochi medici si sentono rivolgere ma, in realtà, ciò è dovuto al pudore avvertito da molte madri più che dall’assenza di dubbi o di curiosità. Che la masturbazione possa portare alla cecità o che sia un sintomo di disagio psicologico è stato più volte – sempre? – smentito, ma è una preoccupazione che risale spesso in superficie. Perlomeno a giudicare dalle lettere che non soltanto i genitori alle prime armi ma anche giovani preoccupati sottopongono a riviste e siti internet. Magari in via riservata. Dopotutto, uno studio pubblicato su una rivista accademica ha confermato che quasi un ragazzo su tre non vuole parlare di masturbazione [1].

Non c’è ragione, in fin dei conti, che di queste cose si occupi il medico, anche se il servizio sanitario inglese – per esempio – tiene a fornire il proprio punto di vista, ovviamente più che tranquillizzante rispetto ai miti che circondano l’argomento: “A parte il piacere che dà, masturbarsi può aiutarti a imparare ciò che ti piace e non ti piace sessualmente. Gli uomini possono anche usare la masturbazione per imparare a controllare i loro orgasmi, mentre le donne possono scoprire cosa le aiuta a raggiungere un orgasmo. Molte coppie si masturbano e la trovano una parte molto piacevole della loro relazione. Gli altri no e va bene: è una scelta personale” [2].

Da dove nasce questa preoccupazione?

È probabile che questi timori derivino dal senso di colpa quasi universale che le persone sembrano provare per l’autoerotismo. Senso di colpa che si accompagna alla segretezza con cui la masturbazione viene praticata, al punto che sembra che molti ragazzi e ragazze costantemente si ripromettano di cessare questa loro abitudine. La masturbazione è percepita come una debolezza, qualcosa che una persona veramente forte può e dovrebbe smettere di fare. Queste convinzioni erano all’origine di una letteratura specialistica che purtroppo ha avuto una certa diffusione [3] e che prende le mosse, spiega Thomas W. Laquer, a partire dagli ultimi decenni del Settecento [4].

Quanto è frequente l’abitudine alla pratica dell’autoerotismo?

I dati del famoso Rapporto Kinsey, la cui pubblicazione ha rappresentato una delle tappe fondamentali della cosiddetta “liberazione sessuale”, sono eloquenti: “Era, per uomini e donne, uno dei principali sbocchi sessuali della nazione. Nel National Survey degli Stati Uniti (2009-10), il 94% degli uomini di età compresa tra 25-29 e l’85% delle donne nella stessa fascia d’età hanno dichiarato di essersi masturbati da soli nel corso della loro vita. (Tutti i sondaggi indicano percentuali più basse per le donne). Nei risultati pubblicati dalla National Survey of Sexual and Behaviour del 2012, il 92% degli uomini etero e il 100% degli uomini gay hanno registrato la masturbazione a vita” [4]. Dati più recenti confermano sostanzialmente questo quadro [5].

Una ricerca condotta su un campione di popolazione inglese ha evidenziato che il 73% degli uomini e il 36,8% delle donne hanno riferito di essersi masturbati nelle quattro settimane precedenti l’intervista. Diversi fattori socio-demografici e comportamentali sono stati associati a questa abitudine: la segnalazione della masturbazione è aumentata con il crescere dei livelli di istruzione e classe sociale ed è più comune tra coloro che segnalavano problemi di funzione sessuale. Per le donne, l’autoerotismo era più probabile tra coloro che avevano riportato più frequenti rapporti sessuali vaginali nelle ultime quattro settimane, un repertorio più vario di attività sessuale e più partner sessuali nell’ultimo anno. Al contrario, la prevalenza della masturbazione era più bassa tra gli uomini che riportavano rapporti sessuali vaginali più frequenti.

Quindi, non c’è da preoccuparsi?

Assolutamente no: se sei un genitore, devi sapere che è normale che i bambini trovino piacere nell’accarezzarsi, e questo naturalmente si evolverà in masturbazione quando saranno abbastanza maturi. Si può aggiungere che, nell’uomo, la frequenza dell’eiaculazione potrebbe essere un fattore protettivo del cancro della prostata [7].

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Autore Il Pensiero Scientifico Editore

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