Alcuni sono più suscettibili alle infezioni?

11 Marzo 2026 di Roberta Villa

Persone con mascherina sedute in una sala d’attesa ambulatoriale, esempio di esposizione a virus e infezioni in ambienti affollati.Durante i primi anni di pandemia, siamo stati tutti esposti allo stesso virus, fino ad allora sconosciuto, nei confronti del quale nessuno aveva difese immunitarie specifiche. Eppure, l’esito dell’infezione è stato molto diverso da persona a persona. Certo, era mediamente più grave nelle persone più fragili per età e per altre malattie, ma ha provocato polmoniti gravissime, talvolta letali, anche in persone giovani e sane. Viceversa, ci sono anziani che hanno superato anche la prima infezione da Covid-19 come fosse un raffreddore [1, 2, 3]. Come si spiega?

Con il fatto che ogni malattia infettiva deriva dall’interazione tra microrganismo e ospite: come uno stesso virus può presentarsi sotto diverse varianti e un batterio in tipi e sottotipi più o meno aggressivi, anche l’individuo, da parte sua, può avere caratteristiche diverse [4].

Le differenze più visibili riguardano l’età o la presenza di altre malattie concomitanti, ma anche gli stili di vita, i fattori ambientali o i tratti genetici possono influenzare la risposta immunitaria. E non sempre una risposta più vivace mette al sicuro più di una blanda. Anzi, a volte la malattia è provocata più da una reazione infiammatoria eccessiva che dall’agente infettivo in sé.

Si è visto in alcuni casi di Covid-19, in cui il decesso è stato provocato dalla liberazione di una grande quantità di mediatori dell’infiammazione (la cosiddetta “tempesta citochinica”), ma anche nell’infezione di altri organi, per esempio il fegato, che viene distrutto nelle epatiti acute fulminanti dall’immediata e violenta risposta immunitaria dell’organismo alla presenza di un virus [5].

Dottore, succede anche ai bambini?

Donna a letto con sintomi influenzali e fazzoletti, esempio di infezione respiratoria negli adulti.Della variabilità individuale alle infezioni sanno bene i genitori di bambini piccoli, soprattutto in età da nido o da scuola dell’infanzia: dall’autunno alla primavera sembra di vivere una lunga corsa a ostacoli, in cui alla guarigione dal raffreddore segue una gastroenterite virale, e poi l’otite, e di nuovo il mal di gola con la tosse, che sembra non passare mai. Se poi in casa ci sono due o più fratellini che si contagiano tra loro, il numero di eventi può anche aumentare.

Questa esperienza così comune, tuttavia, non vale proprio per tutti. Soprattutto con il passare degli anni, dalla scuola dell’infanzia alla primaria, per la maggior parte dei bambini le infezioni si fanno via via meno frequenti, mentre altri continuano ad ammalarsi allo stesso ritmo di quando erano più piccoli. È naturale quindi chiedersi il perché, e se ci sono spiegazioni scientifiche di questo fenomeno [6].

Alcune risposte sono semplici. I bambini più piccoli tendono a giocare più vicini e mettono più facilmente gli oggetti in bocca. Inoltre, come si dice, “devono ancora farsi gli anticorpi”, per cui, soprattutto all’asilo nido, vengono a contatto per la prima volta con gli agenti infettivi più comuni, verso i quali cominciano a innalzare le loro difese che li proteggeranno negli anni successivi.

Alcuni studi suggeriscono, inoltre, che alcuni virus, come quello del morbillo, indeboliscano il sistema immunitario, esponendo i più piccoli a un maggior numero di infezioni nei mesi e anni successivi e innescando così un circolo vizioso [7].

Dottore, quanto conta l’ambiente?

Ci sono anche molti fattori ambientali che incidono sul rischio di ammalarsi, e questo vale per grandi e piccini. Prima di tutto c’è la maggiore esposizione che deriva dallo stare a lungo in ambienti affollati e poco ventilati, come le aule, appunto, o i mezzi di trasporto pubblico. Lavarsi le mani regolarmente non è un’abitudine comune a tutti, purtroppo. Poi ci sono l’inquinamento dell’aria e il fumo, attivo o passivo, che irritano le superfici delle vie aeree predisponendole alle infezioni.

Anche un eccessivo consumo di alcol, un’alimentazione sbilanciata o una deprivazione del sonno possono abbassare, anche temporaneamente, le difese dell’organismo. Infine, è bene ricordare che, paradossalmente, a volte è l’uso inappropriato di farmaci antibiotici e cortisonici a facilitare il ricorrere delle infezioni [7].

Dottore, è vero che alcuni sono più vulnerabili fin dalla nascita?

Bambino con febbre assistito da un adulto sul divano, esempio delle frequenti infezioni nei bambini piccoli.Esistono infine soggetti più vulnerabili fin dalla nascita ad alcune infezioni. È frequente, per esempio, che infezioni ricorrenti delle vie urinarie dipendano da malformazioni che possono essere corrette chirurgicamente. La predisposizione a gravi infezioni respiratorie ricorrenti è anche un tratto distintivo di una malattia genetica ereditaria come la fibrosi cistica, nella quale la mutazione di un gene determina una maggiore viscosità del muco, rendendo più difficile l’espulsione dei germi.

Più recentemente, l’avanzamento della ricerca ha permesso di individuare altre varianti genetiche che comportano una maggiore vulnerabilità nei confronti di diverse infezioni localizzate, come raffreddori o otiti medie, oppure invasive, come meningiti e sepsi da batteri quali meningococco e pneumococco [8, 9], che spesso albergano sulla superficie delle nostre mucose senza provocare malattia. La sfida è capire perché in alcune persone e in alcuni momenti possano prendere il sopravvento con tanta violenza. Quando conosceremo meglio questi fattori di variabilità individuale, potremo intervenire con maggiore efficacia, per esempio raccomandando alcuni vaccini o trattando prima e in maniera più decisa le infezioni nei bambini e negli adulti riconosciuti come più vulnerabili.

Al momento, tuttavia, non sono disponibili in commercio, al di fuori dei laboratori di ricerca, test validati che permettano di distinguere a priori chi si ammalerà di più e chi di meno: anche chi è portatore di geni riconosciuti come responsabili di una maggiore suscettibilità può rispondere normalmente alle infezioni e la reazione della stessa persona all’uno o all’altro agente infettivo può essere molto diversa [10]. Insomma, c’è ancora tanto lavoro da fare. Quel che per ora sappiamo per certo è solo che nello sviluppo delle malattie infettive non tutto dipende dai germi, ma anche da noi.

Argomenti correlati:

InfezioniMedicina

Autore Roberta Villa

Giornalista pubblicista laureata in medicina, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online, italiane e internazionali. Negli ultimi anni ha approfondito il tema delle vaccinazioni, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news. Sul tema della comunicazione della scienza è attualmente impegnata nel progetto europeo QUEST come research fellow dell’Università di Ca’Foscari a Venezia. Insieme ad Antonino Michienzi è autrice dell’e-book “Acqua sporca” (2014), un’inchiesta sul caso Stamina disponibile gratuitamente online. Ha scritto “Vaccini. Il diritto di non avere paura” (2017), distribuito in una prima edizione con il Corriere della Sera e in una seconda (2019) per il Pensiero scientifico editore. È molto attiva sui social network (Youtube, Instagram, Facebook) su cui sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione.
Tutti gli articoli di Roberta Villa