Camminare scalzi non è salutare?

29 Maggio 2026 di Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Camminare scalzi, in casa o nella natura, torna di moda sui social con il nome di “barefooting”. Secondo gli influencer del fitness e dei rimedi naturali, sarebbe un’abitudine semplice da praticare per riprendere il contatto con la natura e migliorare postura e muscolatura. Evitare, quando possibile, le scarpe è sicuramente piacevole, ma è salutare? Gli studi sulla biomeccanica del piede sono numerosi, ma i risultati non così univoci. Se i vantaggi per lo sviluppo del piede nella prima infanzia sono chiari, occorre invece prudenza con gli anziani e in caso di specifici problemi di salute.

Camminare scalzi può avere benefici?

Chiunque ha potuto facilmente sperimentare le molte differenze tra la camminata da scalzi e con le scarpe. I passi a piedi nudi sono, di solito, più corti e allineano in modo diverso il busto e le gambe; le ginocchia si flettono di più [1,2]. L’andatura appare più naturale, sicuramente più libera. Non necessariamente, però, è più sicura e salutare.

Molti siti web che pubblicano notizie sul benessere affermano che la pratica è salutare per l’equilibrio e la postura, per lo sviluppo della muscolatura, per la buona circolazione. La camminata da scalzi viene spesso descritta come antistress e antinfiammatoria, con riferimenti alla riflessologia plantare, pratica non riconosciuta tra le terapie mediche ufficiali.

I benefici sono però difficili da misurare con precisione senza confronti condotti nelle stesse condizioni (età, problemi di salute, durata e modalità della camminata).

Per esempio, una revisione molto recente ha confrontato le due diverse abitudini, attribuendo a chi preferisce i piedi nudi uno sviluppo più equilibrato del piede e migliore predisposizione all’attività fisica. Le calzature, spesso scelte più per estetica che per adattarsi alla forma del piede, possono provocare traumi su tessuti, ossa e articolazioni e, secondo gli autori dello studio, favorire anche condizioni artritiche degenerative [3].

Non ci sarebbero, invece, differenze sulla probabilità di infortunio.

Dai numerosi studi effettuati sulla biomeccanica del piede, insomma, emergono prove contrastanti. La ricerca è maggiormente focalizzata sullo sport. Del resto, è più facile analizzare un’attività circoscritta nel tempo e omogenea che le abitudini quotidiane con le innumerevoli varianti, dal tipo di calzatura al tempo di utilizzo [4].

Fare attività fisica o correre scalzi è salutare?

L’idea alla base della cosiddetta “corsa naturale” è recuperare il contatto diretto con il terreno, come avveniva per millenni prima dell’invenzione delle calzature. I passi scalzi tenderebbero a essere più efficienti e a ridurre il carico sulle articolazioni. Chi pratica questa forma di corsa riferisce una maggiore forza della muscolatura plantare, meno dolore alla pianta del piede e un maggiore consumo calorico. Le prove scientifiche disponibili, tuttavia, non sono ancora sufficienti per trarre conclusioni definitive [1].

Non bisogna, inoltre, sottovalutare gli svantaggi: il piede nudo è esposto a traumi, ferite e, potenzialmente, a infezioni, oltre a soffrire il caldo e il freddo estremi [4].

Nonostante ciò, molte persone si stanno convertendo alla pratica di correre scalzi oppure, per igiene e sicurezza, scelgono scarpe cosiddette “minimaliste” o “barefoot”.

Dottore, cosa sono le scarpe barefoot?

Il nome, dall’inglese, vuol dire “piede nudo”. Sono calzature flessibili, che permettono libertà di movimento, senza aggiungere ammortizzatori né strutture costrittive; hanno una suola ultrasottile e ampio spazio per le dita. I modelli minimalisti sono simili, ma più fascianti, adatti a un uso sportivo frequente.

Secondo una revisione, le scarpe minimaliste possono contribuire a rinforzare la muscolatura del piede. Le prove, rispetto ad altri tipi di calzature da corsa, sono tuttavia ridotte [5].

Analoghi risultati emergono da un’altra revisione sistematica che ammette miglioramenti nella forma e nelle funzioni del piede usando scarpette minimaliste, ma nessun vantaggio nelle prestazioni. Non si evidenziano, comunque, rischi per la salute del piede [6].

Abbiamo già parlato di scarpe per running, con una guida alla scelta, nella scheda: “Servono scarpe ‘giuste’ per correre in salute?”.

Quindi, occasionalmente, possiamo praticare barefooting?

In conclusione, camminare scalzi non è di per sé dannoso, se si è in salute e se le condizioni igieniche lo permettono. I principali rischi sono infezioni, ferite, distorsioni, contusioni e scottature nei periodi molto caldi; non emergono, invece, alterazioni della forma o della funzionalità del piede.

Ben diverso è invece l’impatto dei tacchi alti sulla salute del piede; ne abbiamo parlato nella scheda: “I tacchi alti sono dannosi?”.

Occorre comunque prudenza negli anziani con problemi di equilibrio o disturbi dell’andatura, ne abbiamo parlato nella scheda “Le cadute degli anziani si possono prevenire?”, e in presenza di specifici problemi di salute, come il diabete.

Perché non si può camminare scalzi se si soffre di diabete?

Una delle conseguenze della malattia colpisce proprio i piedi. Nel piede diabetico tendini, muscoli, legamenti diventano rigidi e limitano i movimenti; i nervi perdono sensibilità, impedendo di percepire il dolore o il calore; la pelle è più fragile, e le eventuali ferite guariscono con molta difficoltà [7].

Per questi motivi, le linee guida internazionali raccomandano ai diabetici a rischio di indossare sempre calzature appropriate (sia in casa che all’esterno) evitando di camminare scalzi, con soli calzini o con ciabatte a suola sottile. La calzatura deve adattarsi alla forma del piede senza comprimerlo né lasciarlo libero di scivolare. Nei casi più a rischio, il medico può prescrivere scarpe su misura o plantari specifici [8].

Dottore, i bambini possono camminare scalzi senza rischi per la salute?

Muovere i primi passi senza scarpe è molto importante. Il bambino deve poter esplorare e reagire agli stimoli dell’ambiente con i piedi in piena libertà. I pediatri raccomandano nella prima infanzia di lasciare liberi i piedini anche su terreni irregolari, come la sabbia e i prati, per potenziare i muscoli plantari e favorire la corretta formazione del piede stesso.

Successivamente, quando i bambini avranno imparato a camminare regolarmente, anche per ragioni igieniche, è bene abituarli alle calzature.

Occorre scegliere modelli comodi, leggeri, che sostengano il piede senza limitare i movimenti tenendo presente che il piede dei bambini, all’inizio fisiologicamente piatto, inizierà a sviluppare l’arco plantare intorno ai 4 anni di età [9].

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Autore Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Maria Frega è sociologa, specializzata in comunicazione, e scrittrice. Si occupa di scienza, innovazione e sostenibilità per un'agenzia di stampa e altri media. Sugli stessi temi cura contenuti per testi scolastici e organizza eventi di divulgazione con associazioni ed enti pubblici. È inoltre editor di saggistica e tiene corsi di scrittura anche nelle scuole e in carcere. I suoi ultimi libri sono Prossimi umani e Filosofia per i prossimi umani, con Francesco De Filippo per Giunti Editore.
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