Con l’arrivo dell’estate aumenta il consumo di piatti freddi e, tra i prodotti più acquistati, ci sono le insalate di IV gamma, ortaggi già lavati, tagliati e confezionati pronti da versare nel piatto. Il loro successo dipende soprattutto dalla praticità: niente scarti da eliminare, velocità nella preparazione e possibilità di consumarli anche all’aperto o sul luogo di lavoro. Ma davvero non occorre rilavarli?
Dubbi sulla sicurezza, sulla qualità nutrizionale e su possibili contaminazioni sono diffusi tra i consumatori, ma proteggere la salute è possibile seguendo semplici regole igieniche e imparando a leggere le etichette.
Dottore, è vero che l’insalata in busta non va lavata a casa?
Dipende. Non tutte le insalate confezionate sono uguali. Per essere certi di agire nel modo più salutare possibile, occorre leggere l’etichetta del prodotto. Se sulla confezione compare la dicitura “lavato e pronto al consumo” o “ready to eat”, non è necessario lavare di nuovo il prodotto. In altri casi, l’etichetta può consigliare il lavaggio oppure non dare indicazioni.
Molti consumatori sono abituati a rilavare anche le insalate già pronte, ma non è necessario: si tratta di prodotti di IV gamma, sottoposti a lavaggio industriale e conservati a temperatura controllata prima della vendita [1].
Quali sono le caratteristiche della IV gamma?
I prodotti ortofrutticoli si distinguono in cinque tipologie, o gamme, in relazione al processo produttivo e al modo in cui vengono venduti [1]:
- I gamma: frutta, verdura e ortaggi freschi, deperibili perché non sottoposti a trattamenti di conservazione; per esempio: ciò che si compra al mercato di quartiere o in azienda agricola;
- II gamma: vegetali trattati e conservati in barattolo, dai sottoli e sottaceti alla frutta sciroppata, agli ortaggi liofilizzati;
- III gamma: prodotti surgelati;
- IV gamma: insalata e ortaggi lavati e confezionati, pronti al consumo;
- V gamma: prodotti pre-cotti o cotti (come verdure grigliate o lessate, zuppe) e confezionati con tecniche specifiche.
Dopo il raccolto, i prodotti di IV gamma vengono sottoposti a più lavaggi con acqua potabile e disinfettanti. Si provvede, poi, a mantenere la catena del freddo, ad asciugare e confezionare le insalate in busta o in vaschetta, senza aggiungere conservanti.
Dottore, le insalate di IV gamma sono più sicure e salutari di quelle non lavate?
Si tratta di due diverse modalità di vendita, ma dal punto di vista nutrizionale le differenze sono minime.
La IV gamma è apprezzata per la praticità e l’assenza di additivi: è la scelta di chi ha poco tempo o pranza fuori casa. I prodotti freschi non confezionati costano in genere meno e sono percepiti come più “genuini”. Necessitano, però, di un lavaggio accurato per eliminare eventuali germi e tracce di sostanze chimiche utilizzate nell’agricoltura.
Non sono molti gli studi che hanno confrontato i prodotti di I e IV gamma sul piano della sicurezza alimentare. Secondo i risultati di una ricerca condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nel 2015, la presenza di contaminazione da batteri patogeni nelle insalate già lavate è inferiore rispetto ai vegetali freschi e non trattati. A livello industriale il trattamento con peracidi permette di eliminare ogni residuo chimico, senza alterare le proprietà organolettiche del prodotto, quindi senza impoverire colore, sapore e odore [1].
Sul piano nutrizionale, il lavaggio e il taglio industriale possono comportare la perdita di alcuni micronutrienti. In particolare, alcuni studi segnalano una riduzione della vitamina C e di polifenoli (molecole antiossidanti). Le evidenze disponibili non mostrano comunque differenze nutrizionali rilevanti.
L’apporto di minerali e di fibre è equiparabile al prodotto non imbustato. Resta, quindi, il vantaggio di poter inserire comodamente nella dieta quotidiana dosi di verdura sicure per la salute [2].
Dottore, qual è il metodo migliore per disinfettare frutta e verdura a casa?
Secondo la ricerca citata, il lavaggio casalingo più efficace prevede l’utilizzo di disinfettanti a base di cloro. Per individuare il prodotto commerciale adatto, basta cercare sull’etichetta la presenza di cloro o di ipoclorito di sodio per uso alimentare. Sarà poi sufficiente seguire le indicazioni per capire come diluire il prodotto in acqua potabile e procedere al risciacquo [1].
Quali sono i rischi se non si disinfettano gli ortaggi freschi?
Frutta e verdura crude possono ospitare batteri, virus e altri microrganismi provenienti dal terreno o dall’acqua di irrigazione. Il rispetto delle norme igieniche e il lavaggio riducono molto il rischio, ma non lo eliminano completamente.
Bisogna tuttavia conoscere e prevenire le malattie a trasmissione alimentare. I principali agenti patogeni che possono essere associati a frutta e verdura sono Salmonella, Listeria, Escherichia coli, Norovirus, Yersinia. Altri rischi derivano dal virus dell’epatite A [3,4].
Dottore, è vero che per i bambini o le donne in gravidanza servono particolari attenzioni?
In questi casi, secondo alcune ricerche, lavare anche le insalate in busta è un’accortezza in più contro, per esempio, la toxoplasmosi. Questa infezione, causata da un parassita, è pericolosa per le donne incinte. In gravidanza è indicato risciacquare l’insalata sotto acqua corrente e asciugarla bene; disinfettanti e bicarbonato non sembrano offrire vantaggi significativi contro uova e spore del toxoplasma [5].
La possibilità che tracce di toxoplasma siano presenti nei prodotti di IV gamma è bassa ma non è nulla. Lo ha confermato un’indagine su dieci Paesi europei, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha esaminato oltre tremila campioni di insalate lavate e pronte al consumo. Il dato italiano, tra tutti, è il più rassicurante.
Anche il consumatore, però, deve fare la sua parte per evitare che i prodotti si deteriorino [6].
Allora, come si sceglie e si mantiene fresca e sicura l’insalata?
Anche i prodotti della IV gamma, che nel supermercato si trovano nel banco frigo, devono essere consumati solo se la catena del freddo non si interrompe. Una volta a casa, vanno conservati in frigorifero (a temperatura compresa tra 0°C e +4°C) e consumati entro la data di scadenza. In ogni caso, il loro aspetto deve essere intatto e la busta non deve presentare troppa condensa [1].
Su come valutare la freschezza degli alimenti abbiamo già parlato nella scheda “Posso fidarmi del naso per capire se un alimento è avariato?”.
Un occhio infine all’etichetta. Si raccomanda di scegliere marchi affidabili e di controllare che sulle confezioni, oltre alla data di scadenza, sia indicata quella di raccolta e confezionamento. In genere, la durata di questi prodotti è di circa 7 giorni in inverno e 5 in estate, ma si consiglia di non consumare oltre i 4 giorni dal confezionamento [7].
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