L’inquinamento aumenta il rischio di congiuntivite?

18 Maggio 2026 di Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Nel pieno della primavera, i soggetti allergici soffrono anche per gli occhi arrossati e che prudono. Secondo notizie recentemente diffuse, oltre ai pollini esiste un altro responsabile: l’inquinamento atmosferico. Il suo ruolo come fattore di rischio ambientale per la salute è noto; e il cambiamento climatico, che modifica la durata e l’intensità delle stagioni dei pollini, aggrava ulteriormente la situazione.

I dati riportati dalla stampa generalista sono piuttosto allarmanti: l’esposizione alle polveri sottili aumenterebbe il rischio di congiuntivite allergica [1]. Ma è davvero così?

Dottore, è vero che l’inquinamento fa male alla salute degli occhi?

Sì, l’inquinamento può influire, soprattutto aumentando irritazione e infiammazione della superficie oculare. Non si tratta però di un fattore isolato: più spesso gli agenti inquinanti agiscono insieme ad altri elementi, come pollini e allergeni, contribuendo a peggiorare i sintomi. La tossicità dell’aria non è una causa diretta, ma può agire da trigger, cioè da fattore che aggrava i disturbi. A indicarlo è una revisione sistematica che ha analizzato 29 studi per un totale di oltre tre milioni di visite ambulatoriali per congiuntivite allergica [2].

I risultati mostrano che l’esposizione a inquinanti atmosferici è associata a un aumento dei disturbi oculari, in particolare quando si combina con la presenza di pollini. Tra le sostanze più coinvolte ci sono il particolato atmosferico, gli ossidi di azoto e l’ozono.

Nello specifico:

  • le polveri sottili (PM2.5 e PM10) possono danneggiare la superficie oculare;
  • gas come il biossido di azoto (NO₂) e l’ozono (O₃) hanno un effetto irritante;
  • i pollini attivano la risposta allergica.

Come abbiamo approfondito nella scheda “Con il cambiamento climatico aumentano le allergie?”, il peggioramento della qualità dell’aria e gli effetti della crisi climatica sono correlati a diverse forme allergiche. Gli agenti inquinanti, inoltre, alterando la barriera protettiva degli occhi, potrebbero favorire la congiuntivite. Questo rischio riguarda soprattutto i bambini e le donne, indicati dagli autori dello studio come i soggetti più vulnerabili [2].

Esiste allora una congiuntivite da inquinamento?

In un certo senso sì, ma con una distinzione importante. I dati scientifici mostrano che l’esposizione a inquinanti atmosferici aumenta sia la frequenza sia la gravità della congiuntivite allergica. Tuttavia questo non significa che l’inquinamento ne sia la causa diretta: gli studi dimostrano un’associazione, non un rapporto causa-effetto. L’inquinamento contribuisce al problema, può aggravarlo, aumentando il livello di infiammazione della superficie oculare e favorendo l’insorgenza della congiuntivite. In ogni caso, agisce insieme ad altri fattori, come la presenza di allergeni, la stagione, l’età e le condizioni e suscettibilità individuali [2].

Un ulteriore contributo nocivo è dato dal fumo e da altre sostanze apparentemente innocue che si sviluppano negli ambienti domestici, senza un corretto ricambio dell’aria. Ne abbiamo parlato nella scheda “Gli ambienti chiusi proteggono i bambini dall’inquinamento?”.

Dottore, cos’è la congiuntivite?

È una malattia dell’occhio molto comune e non grave. Si tratta infatti di un’infiammazione, che può interessare solo uno o entrambi gli occhi e che colpisce la congiuntiva, il tessuto che ricopre la superficie interna delle palpebre e la parte anteriore del bulbo oculare (sclera).

Può manifestarsi in forma acuta o cronica, e, pur avendo cause diverse, dà sintomi simili, localizzati agli occhi:

  • arrossamento;
  • prurito;
  • aumento della lacrimazione;
  • gonfiore delle palpebre;
  • sensazione di corpi estranei;
  • fotosensibilità.

Nei casi più intensi, possono comparire secrezioni di colore giallo, dolore, visione appannata.

Le cause possibili sono:

  • infezione da batteri o virus (associate spesso a raffreddore o mal di gola; talvolta anche in presenza di infezioni sessualmente trasmesse);
  • allergie: generalmente da pollini, dagli acari della polvere o dai peli di animali, da alcuni farmaci (colliri) o alimenti;
  • contatto con agenti irritanti, come saponi, cosmetici, sostanze chimiche, cloro delle piscine;
  • presenza di corpi estranei, in genere polvere.

Le forme allergiche possono essere stagionali, legate ai pollini presenti in certi periodi dell’anno, oppure perenni, causate da allergeni presenti tutto l’anno (come gli acari della polvere) [3].

Si può riconoscere l’origine allergica?

Durante la visita oculistica, il medico esamina lo stato dell’occhio. Per formulare una diagnosi, necessaria per la successiva terapia, può anche eseguire un tampone oculare: un prelievo di secrezione congiuntivale da analizzare in laboratorio. In questo modo è possibile identificare l’eventuale infezione e distinguerne l’origine, batterica o virale [3].

Le forme allergiche si riconoscono invece attraverso i loro sintomi caratteristici (in particolare il prurito intenso in entrambi gli occhi) e con l’aiuto della storia clinica del paziente. Se necessario, test allergologici specifici possono identificare la sostanza responsabile della reazione.

Individuare la causa è importante anche per prevenire il contagio: solo le forme virali e batteriche sono trasmissibili, mentre quelle allergiche non lo sono [4].

La diagnosi determina la terapia: le forme lievi di origine irritativa tendono a risolversi spontaneamente, mentre quelle allergiche possono richiedere colliri antistaminici o antinfiammatori [3].
Gli antibiotici sono indicati solo nelle infezioni batteriche; prima di assumerli, quindi, è raccomandato il tampone oculare [5].

Dottore, possiamo proteggere gli occhi dall’inquinamento?

Molto spesso l’inquinamento atmosferico non è visibile né percepibile con l’olfatto. Possiamo però informarci sulla qualità dell’aria. I principali siti di previsioni meteorologiche diffondono dati sulla presenza di pollini e sui livelli di polveri sottili, sul monossido di carbonio prodotto da traffico e industrie e sull’ozono.

Analoghe informazioni sono diffuse dalle Agenzie regionali di protezione ambientale (ARPA) che eseguono il monitoraggio dell’inquinamento ambientale e diffondono i dati divisi per aree geografiche [6].

Allora, è bene limitare il tempo trascorso all’aperto quando gli indici sono negativi. Questa strategia non elimina i fattori di rischio, ma può prevenire conseguenze più serie agli allergici e in coloro che già soffrono di irritazione o infiammazione oculare.

In questi casi, per la durata del disturbo, è raccomandato:

E rivolgersi al medico se i sintomi non migliorano entro qualche giorno.

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Autore Maria Frega (Pensiero Scientifico Editore)

Maria Frega è sociologa, specializzata in comunicazione, e scrittrice. Si occupa di scienza, innovazione e sostenibilità per un'agenzia di stampa e altri media. Sugli stessi temi cura contenuti per testi scolastici e organizza eventi di divulgazione con associazioni ed enti pubblici. È inoltre editor di saggistica e tiene corsi di scrittura anche nelle scuole e in carcere. I suoi ultimi libri sono Prossimi umani e Filosofia per i prossimi umani, con Francesco De Filippo per Giunti Editore.
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