L’adenocarcinoma del pancreas è ancora oggi uno dei tumori più difficili da curare, ma si stanno studiando nuovi trattamenti che, nei prossimi anni, potrebbero migliorarne la prognosi. Alcuni di questi sono detti “vaccini” perché sono in grado di insegnare alle difese dell’organismo a riconoscere le cellule tumorali come estranee e quindi attaccarle come farebbero con virus e batteri.
Come spiegavamo nella scheda “Dottore, ma è vero che arriverà presto un vaccino per i tumori?” , se ne stanno studiando diversi per diverse malattie oncologiche, nella maggior parte dei casi per curarle o ridurre il rischio di recidive in chi già ha ricevuto una diagnosi di cancro [1].
Dottore, che cos’è questo “vaccino personalizzato”?
Il vaccino a mRNA contro il tumore al pancreas messo a punto al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, negli Stati Uniti, di cui si è parlato molto di recente [2], è detto “personalizzato” perché è un prodotto preparato su misura, di volta in volta, per ogni paziente, in base all’analisi condotta in laboratorio sul suo tumore.
Identificate le proteine mutate, dette neoantigeni, più adatte, si sintetizzano le sequenze di RNA messaggero con le istruzioni per produrle. Infine, queste molecole di materiale genetico si inseriscono in un involucro di nanoparticelle lipidiche simile a quello usato per i vaccini anticovid. Il “vaccino”, a questo punto, può essere rimandato dal laboratorio all’ospedale, dove sarà somministrato al paziente [3].
Dottore, ma è vero che il tumore del pancreas è molto aggressivo?
Se non diversamente specificato, quando si parla di tumore del pancreas si intende di solito l’adenocarcinoma duttale, che rappresenta il 90% dei tumori maligni che si sviluppano in questo organo e per il quale oggi, in Italia, si riporta un tasso di sopravvivenza a 5 anni del 12% per le donne e dell’11 % per gli uomini. Altri tipi di formazioni, come i tumori neuroendocrini, sono meno comuni, ma in genere anche meno aggressivi [4,5].
L’adenocarcinoma del pancreas tende, invece, a crescere e diffondersi all’organismo ancor prima di manifestarsi. Per questo si parla talvolta di “malattia invisibile”. Quando compaiono i primi sintomi, nel circolo sanguigno ci sono già cellule tumorali in grado di formare “micrometastasi” in altri organi. Queste formazioni, che sfuggono ai mezzi diagnostici di cui disponiamo, provocano spesso recidive dopo l’asportazione del tumore principale, nonostante la chemioterapia [6].
Dottore, ma è vero che il nuovo “vaccino” ha dato risultati strabilianti?
Per scovare le cellule tumorali e distruggerle, si è pensato, quindi, di ricorrere al sistema immunitario dell’organismo, attivato dal “vaccino”. Lo studio di fase 1 presentato ad aprile 2026 al Congresso annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR) era finalizzato solo a verificare, su una serie di pochi pazienti, che il nuovo vaccino a mRNA contro il tumore del pancreas non provocasse reazioni gravi. E così è stato.
A fare notizia, è stato, però, l’andamento della malattia nei 16 pazienti, con malattia in fase iniziale, trattati dopo l’intervento con il nuovo vaccino, insieme a un farmaco immunoterapico. Di questi, otto, cioè la metà del totale, hanno avuto una risposta immunitaria specifica. Sette di questi, dopo 4-6 anni dal trattamento, sono ancora vivi (e di alcuni di loro sappiamo che stanno bene). Degli otto che non hanno risposto al trattamento, invece, dopo 3-4 anni solo due sopravvivono.
Dottore, ma questo “vaccino” potrebbe sostituire la chemioterapia?
In questo studio, il vaccino anticancro si aggiunge ai trattamenti standard, non li sostituisce. Nei mesi successivi all’intervento, i 16 partecipanti hanno ricevuto un farmaco immunoterapico della classe degli inibitori di checkpoint e otto dosi successive del nuovo vaccino a mRNA, chiamato autogene cevumeran. Alla fine di questo lungo trattamento, i pazienti sono stati comunque sottoposti al ciclo di chemioterapia che normalmente viene eseguito subito dopo l’operazione, e infine hanno ricevuto un’ultima dose dello stesso “vaccino” personalizzato.
Per avere ulteriori conferme, si stanno già selezionando in tutto il mondo pazienti non ancora trattati, con un tumore del pancreas operabile. Questi saranno inseriti in una sperimentazione più ampia, che metterà a confronto, in due gruppi equivalenti, gli effetti dello schema comprendente il vaccino con le cure standard [7].
La ricerca è in una fase di sperimentazione clinica molto preliminare. Non sappiamo se sicurezza ed efficacia saranno riconfermate anche in studi più ampi e controllati, indispensabili per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte delle agenzie regolatorie. Solo se si arriverà a quel punto, si potrà parlare di una nuova cura per il tumore al pancreas.
Dottore, ma esistono anche altri “vaccini” contro il tumore del pancreas?
La realizzazione di un vaccino personalizzato come autogene cevumeran è laboriosa, richiede tempo e, soprattutto, è assai costosa. Meglio sarebbe riuscire a mettere a punto un prodotto capace di trattare tutti i tumori di un certo tipo, in base a caratteristiche comuni.
Le varianti mutate della proteina K-RAS, per esempio, sono considerate il motore principale dello sviluppo della malattia nel 20-25% di tutti i tumori, nel 50% di quelli del colon, ma in oltre il 90% di quelli del pancreas. In un altro studio di fase 1 pubblicato l’anno scorso su Nature Medicine, sono quindi state scelte componenti specifiche di questa proteina, insieme a un particolare adiuvante, per un vaccino prodotto in serie – “off-the-shelf” -, come si dice, cioè “preso dallo scaffale”, già pronto e uguale per tutti. O meglio, per tutti coloro che hanno un tumore positivo per le mutazioni K-RAS. Il prodotto è stato sperimentato su 25 pazienti operati per tumore al pancreas e 5 per tumore al colon-retto, dimostrando che la presenza di una risposta immunitaria al vaccino andava di pari passo con una maggiore sopravvivenza [8].
Dottore, ma ci sono anche altri farmaci innovativi?
Contro diverse varianti di K-RAS è rivolto anche il farmaco daraxonrasib, che si prende per bocca e che è in una fase più avanzata della ricerca: in uno studio di fase III presentato allo stesso congresso di San Diego, e condotto su 500 pazienti con adenocarcinoma del pancreas metastatico già trattati con chemioterapia, il medicinale ha quasi raddoppiato la sopravvivenza globale mediana, portandola a 13,2 mesi, contro i 6,7 di chi aveva ricevuto il trattamento chemioterapico standard [9]. Un risultato meno clamoroso di quello del vaccino a mRNA, ma ottenuto su una popolazione che rappresenta meglio la maggior parte dei malati di tumore al pancreas.
Qualche mese fa aveva suscitato molte speranze anche un lavoro che mostrava la clamorosa regressione del tumore del pancreas con mutazioni di K-RAS ottenuta con un’associazione di tre farmaci. Ne avevamo parlato nella scheda “È stata trovata una cura definitiva per il cancro al pancreas?”. Già allora la notizia sembrava da ridimensionare, dato che l’obiettivo era stato raggiunto nei topi, e non ancora nei pazienti. Ora la rivista PNAS, su cui era stato pubblicato, lo ha ritirato: lo scienziato spagnolo Mariano Barbacid, principale responsabile della ricerca, non aveva infatti dichiarato il suo importante conflitto di interessi, in quanto comproprietario di una società impegnata nello sviluppo di questo tipo di terapie [10].
