Secondo i dati delle autorità sanitarie del Regno Unito l’età media dei pazienti che si sottopongono a interventi di protesi d’anca è in progressivo calo. La maggior parte delle operazioni, tuttavia, riguarda ancora chi ha superato i 50 anni [1]. In Italia il fenomeno coinvolge molti pazienti: circa il 12 per cento della popolazione soffre infatti di problemi osteoarticolari, di artrosi in particolare, con una prevalenza maggiore nelle donne e nei soggetti più anziani [2].
Quando colpisce l’anca, questa malattia può rendere faticosi (e dolorosi) anche i gesti più semplici: allacciarsi le scarpe, fare le scale o una breve passeggiata. Cosa succede quando i sintomi diventano invalidanti? E l’intervento chirurgico è davvero l’unica strada percorribile?
Dottore, cos’è l’anca e quali sono le sue funzioni?
L’anca è una grande articolazione che collega il tronco alla gamba. Fanno parte dell’anca un osso sferico, detto testa del femore, e la cavità ossea che lo contiene (acetabolo del bacino); tutto è ricoperto dalla cartilagine, il tessuto liscio ed elastico che facilita i movimenti, e dal liquido sinoviale che fa da lubrificante [2].
Le sue funzioni sono fondamentali: permette, infatti, al corpo di muoversi, piegarsi, ruotare, camminare, stare in equilibrio; sostiene inoltre il nostro stesso peso. A questi movimenti contribuiscono anche i muscoli, i legamenti, i tendini e i nervi collegati alle anche [3].
Dottore, è vero che questa articolazione è soggetta a patologie?
Benché la struttura di questa articolazione sia particolarmente stabile, può essere soggetta a traumi, da quelli lievi, come lo stiramento causato da un movimento, fino alle fratture. I problemi più comuni all’anca, tuttavia, sono le artrosi e l’artrite [3], che possono portare all’intervento chirurgico.
Sebbene spesso si utilizzino i due termini come sinonimi, non è così. L’artrite dell’anca (coxite) è un’infiammazione che causa difficoltà motorie e si manifesta con gonfiore, arrossamento, rigidità e dolore diffuso dall’inguine al ginocchio; nei casi più gravi si arriva a deformazioni.
L’artrosi dell’anca (coxartrosi) è una malattia cronica e degenerativa. Ne sono colpiti i soggetti molto anziani; a causare questa patologia, infatti, è l’usura della cartilagine che si può rivelare anche con il rumore di sfregamento, simile a un crepitio, durante i movimenti.
In entrambe le patologie, i sintomi (che sono simili) sono più acuti al mattino o quando ci si muove dopo un periodo di riposo; sono inoltre frequenti anche di notte.
Sfatiamo, inoltre, un mito: se si avvertono questi sintomi, è raccomandato rivolgersi al medico di medicina generale piuttosto che attribuirli ai cambiamenti meteorologici: la correlazione tra brutto tempo e dolori articolari non è affatto solida. Sarà poi uno specialista ortopedico a diagnosticare l’eventuale patologia indicando il trattamento più adatto.
Dottore, l’età è l’unico fattore di rischio per le patologie all’anca?
Il rischio di sviluppare l’artrosi, in particolare, aumenta dopo i 50 anni e si acuisce nei soggetti molto anziani, ma contano anche altri fattori [2]:
- predisposizione genetica: avere familiari con coxartrosi rende probabile la sua comparsa;
- predisposizione personale: in alcune persone, la conformazione dell’anca è più soggetta ai danni alle cartilagini;
- genere: le donne sono più predisposte rispetto agli uomini;
- obesità: il sovrappeso causa pressione sull’articolazione;
- traumi.
Si ritiene che i fattori genetici e di predisposizione personale siano all’origine della displasia congenita, detta anche evolutiva, dell’anca. Si tratta di una lussazione, cioè di uno spostamento, dell’articolazione che si riscontra nell’1-2 per cento dei neonati, soprattutto in coloro che si trovavano in posizione podalica (con i piedi verso il basso) al momento del parto ed è più probabile in presenza di altre malformazioni. Spesso si risolve naturalmente, con lo sviluppo, o mediante adeguate terapie [4].
In cosa consiste, allora, il trattamento chirurgico per gli adulti con coxartrosi?
In realtà, le opzioni chirurgiche sono diverse: dipendono dalla diagnosi, dall’età e dallo stato di salute generale del paziente. Si ritiene necessaria, infatti, quando i sintomi sono importanti, invalidanti, e i danni all’articolazione sono strutturali, non riparabili [5].
Il metodo più diffuso è la sostituzione dell’anca (o solo di alcune sue parti) con una protesi che può essere di metallo, plastica o ceramica. Inoltre, sono disponibili operazioni poco invasive, come l’osteotomia, quando è ancora possibile riparare i danni o le irregolarità dell’anca senza asportarla.
Questi interventi consentono la ripresa delle attività quotidiane, dopo un periodo di riabilitazione [2, 6].
Dottore, esistono trattamenti non chirurgici?
Essendo una malattia cronica, guarire dalla coxartrosi non è possibile; si curano tuttavia i sintomi e si cerca il metodo migliore per restituire al paziente la mobilità. Quando l’intervento chirurgico non è necessario o può essere rimandato, l’ortopedico può indicare diverse terapie, anche combinate tra loro, per preservare le funzioni dell’anca [2, 6]:
- fisioterapia per recuperare mobilità e flessibilità e rinforzare i muscoli che sostengono l’articolazione;
- dispositivi medici per camminare, come bastone, stampelle o deambulatore;
- farmaci, sia per controllare il dolore, sia per lenire l’infiammazione.
Non ci sono invece prove solide sull’efficacia dell’agopuntura come rimedio a questa patologia. Secondo le più autorevoli revisioni, non produce miglioramenti significativi nella riduzione del dolore e nel miglioramento delle funzioni compromesse [7].
In ogni caso, è necessario mantenere il giusto peso corporeo ed evitare attività fisiche intense, come corsa e tennis. Occorre, inoltre, attenzione anche nel salire le scale, poiché si costringe la gamba a movimenti rotatori e flessioni che sollecitano le cartilagini danneggiate [2, 6].
