Scrocchiarsi le dita fa venire l’artrosi?

15 Aprile 2026 di Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Persona che manipola le dita della mano per ottenere lo scrocchio articolareScrocchiarsi le dita è un’abitudine molto diffusa: c’è chi lo fa per rilassarsi, chi quasi senza accorgersene, chi come gesto scaramantico. Quasi sempre, prima o poi, arriva il rimprovero di un genitore o di un nonno: “Smettila, ti verrà l’artrosi!”. Ma è davvero così?

La scienza ha studiato questa abitudine con attenzione, e le conclusioni sono più rassicuranti di quanto molti si aspettino. Vale la pena però capire da dove viene quel caratteristico rumore e se esistono, almeno in parte, motivi per stare un po’ più attenti.

Dottore, perché le dita fanno quel rumore quando si scrocchiano?

Primo piano di due mani che si stringono mentre si esercita pressione sulle dita per farle scrocchiareLe nostre articolazioni sono avvolte da una capsula che contiene il liquido sinoviale, una sostanza che le lubrifica e le protegge dai movimenti. Quando si tira o si piega un dito con forza, la pressione all’interno di questa capsula cambia bruscamente, e si forma una piccola bolla di gas disciolta nel liquido. È proprio la comparsa rapida di questa bolla a produrre il caratteristico “crack” [1].

Per molto tempo si era invece creduto che il suono fosse causato dallo scoppio della bolla, ma uno studio del 2015, condotto all’Università di Alberta in Canada, ha chiarito la questione usando la risonanza magnetica per osservare in tempo reale cosa accade nell’articolazione nel momento esatto dello “scrocchio” [1].

Le immagini hanno mostrato chiaramente che è la formazione della bolla, e non la sua esplosione, a generare il rumore. Dopo il crack, occorre aspettare qualche minuto prima che il dito possa scrocchiare di nuovo: è il tempo necessario perché il gas si ridissolva nel liquido sinoviale.

Dottore, scrocchiarsi le dita provoca davvero l’artrosi?

È la preoccupazione più comune, spesso tramandata in famiglia. Tuttavia, le prove scientifiche disponibili non confermano questa credenza. Uno studio pubblicato nel 2011 sul Journal of the American Board of Family Medicine ha coinvolto 215 persone, confrontando chi aveva l’abitudine di scrocchiarsi le dita con chi non lo faceva mai: non è emersa alcuna differenza significativa nel rischio di sviluppare artrosi alle mani [2].

Anche un’osservazione curiosa, pubblicata nel 1998 sulla rivista Arthritis & Rheumatism, ha contribuito al dibattito: il medico Donald Unger raccontò di essersi scrocchiato le dita della sola mano sinistra per sessant’anni, lasciando intatta la destra come confronto. Alla fine di questo lungo esperimento su sé stesso, non trovò alcuna differenza tra le due mani [3]. Si tratta però di un’osservazione su una sola persona (con un valore scientifico molto limitato) e va considerata più come una curiosità che come una prova definitiva.

Ci sono allora davvero zero rischi?

Mano che si scrocchia le dita piegandole all’indietro, gesto comune legato alle articolazioniNon del tutto. Un’abitudine ripetuta nel tempo potrebbe, in alcuni casi, avere qualche effetto sui tessuti molli intorno all’articolazione. Uno studio pubblicato nel 1990 ha osservato che le persone con l’abitudine cronica di scrocchiarsi le dita presentavano, rispetto agli altri, una maggiore tendenza al gonfiore delle mani e, in alcuni casi, una leggera riduzione della forza nella presa [4]. Si tratta però di uno studio con un numero limitato di partecipanti, e questi risultati non sono stati confermati da ricerche più recenti e robuste.

In sintesi: le prove attualmente disponibili indicano che scrocchiarsi le dita non causa l’artrosi, ma non si può escludere completamente che un’abitudine eccessiva e prolungata nel tempo possa avere qualche effetto sui tessuti articolari.

Dottore, quindi devo smettere di scrocchiarmi le dita?

Se lo si fa di tanto in tanto e senza dolore, non esistono prove scientifiche che giustifichino un cambiamento dell’abitudine. Tuttavia, se lo “scrocchio” è accompagnato da dolore, gonfiore o rigidità dell’articolazione, è bene parlarne con il proprio medico di medicina generale: in quel caso potrebbe non trattarsi di una semplice abitudine, ma del segnale di un problema articolare da valutare.

Come spesso accade in medicina, la moderazione è la scelta più saggia. Un gesto occasionale e indolore non sembra rappresentare un rischio reale per la salute delle articolazioni, ma insistere in modo eccessivo e compulsivo non porta alcun beneficio.

E scrocchiarsi il collo? È la stessa cosa?

Donna che si tocca il collo, possibile riferimento allo scrocchio cervicale e alla tensione muscolareNo, e su questo punto la scienza invita a una maggiore cautela. Il meccanismo di formazione del rumore è simile (ancora bolle di gas nel liquido sinoviale delle articolazioni vertebrali) ma la zona anatomica è molto diversa. Lungo la colonna cervicale, cioè il tratto del collo, scorrono le arterie vertebrali, due vasi sanguigni che portano sangue al cervello. Stirare o ruotare bruscamente il collo per farlo scrocchiare può, in casi rari ma documentati, causare una dissezione di queste arterie, cioè una piccola lacerazione della loro parete interna [5].

Questa lesione può portare alla formazione di un coagulo che, se raggiunge il cervello, provoca un ictus. Sono stati pubblicati diversi casi clinici che documentano questo tipo di evento anche in persone giovani e apparentemente sane [6].

Va detto che si tratta di episodi rari, e che non è sempre possibile stabilire con certezza se il movimento del collo abbia causato la dissezione o se questa fosse già in corso. Uno studio pubblicato sulla rivista Stroke ha analizzato oltre cento casi di dissezione dell’arteria vertebrale, riscontrando che in una parte significativa dei pazienti era riferito un movimento brusco del collo nelle ore precedenti [7].

Per questo motivo, a differenza di quanto emerge per le dita della mano, nel caso del collo è prudente evitare l’abitudine di tirarlo o ruotarlo con forza e movimenti bruschi per ottenere lo scrocchio. Se si avverte rigidità o dolore cervicale, la cosa migliore è parlarne con il proprio medico di medicina generale, che potrà valutare la situazione e, se necessario, indirizzare verso trattamenti appropriati e sicuri.

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Autore Benedetta Ferrucci (Pensiero Scientifico Editore)

Benedetta Ferrucci lavora dal 2001 come Web Content Editor presso Il Pensiero Scientifico Editore/Think2it, dove si occupa di tradurre informazioni scientifiche in contenuti chiari e accessibili per siti di informazione medica, riviste online e progetti di formazione a distanza per professionisti sanitari.
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